Criticare (solo) quando si deve

di Micol Di Veroli Commenta

Personaggio non proprio facile il nostro Jean Clair, curatore e critico d’arte contemporanea di fama internazionale che nel corso della sua carriera ha inanellato una lunga serie di successi ma anche di lunghi scivoloni. E’ ormai storico il rifiuto del grande Gino De Dominicis riguardo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1995, per l’occasione l’artista immortale indirizzò al critico una lettera con su scritto: “Le mie opere non vogliono essere esposte alla XLVI Biennale di Venezia”.

Ebbene, arriviamo al nocciolo della questione: in un intervista fiume apparsa proprio stamani fra le pagine di Repubblica, Clair attacca duramente la scena ed il mercato dell’arte contemporanea. Si tratta di un assalto all’arma bianca a ciò che sino ad oggi gli ha dato da mangiare: “I musei sono come Disneyland”, “la gente si trova dentro al museo di arte contemporanea e non capisce quello che vede”, l’arte è ormai ostaggio del mercato”. Questi sono gli argomenti di Clair ed intanto, tra una bordata e l’altra non perde l’occasione di pubblicizzare il suo nuovo libro. Del resto gli argomenti del critico sono condivisi anche dalla scrivente. Il mercato rovina l’arte ed i musei fanno solo mostre block buster, tutto vero. Le battaglie però si ingaggiano quando ha senso portarle avanti, una ragione ben precisa e diversa dal tirare due botte d’effetto indirizzate ad un bersaglio anonimo e vago, tanto per vender qualche copia in più del proprio libro. Dire che i musei sono come Disneyland è un poco come affermare che i politici sono corrotti, segno evidente di una filosofia della caciotta che critica tutti senza offendere nessuno in particolare.

Prendo l’esempio di Clair ma censuro anche i miei comportamenti e quelli dei miei colleghi, quando se ne presenta il bisogno. Criticare negativamente un soggetto indefinito è peggio che tessere lodi sperticate ad una mostra orrenda, per il semplice fatto di non inimicarsi nessuno. In questo appare assai migliore la condotta di Jerry Saltz, critico statunitense che da anni esprime serenamente i suoi giudizi, non dimenticando mai di scrivere nomi e cognomi. La stroncatura, quando nasce dall’onestà intellettuale, è la componente fondamentale di un sistema in salute e spinge chi la riceve a migliorare.

 

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