Nathan Sinai Rayman trasforma la galleria in un bookshop

di Redazione Commenta

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L’AMP, in occasione del week end dedicato all’arte contemporanea a Torino, inaugura sabato 5 novembre la mostra del giovane artista californiano Nathan Sinai Rayman (Los Angeles, USA, 1981). Per la sua seconda personale alla Alessandro Marena Project, la prima era stata alla Marena Rooms Gallery nel 2009, Rayman ha creato un’installazione site specific nello spazio di via della Rocca trasformato in un bookshop di un museo, con tanto di addetti alla vendita durante la serata dell’opening.

Da sempre ideatore di originali mise en scène (“Leave your shoes at the door”, “Earth for a Dollar”, “Free haircut”), anche questa volta ha voluto coinvolgere il pubblico nel suo lavoro: l’oggetto d’arte a sé stante infatti è stato soppiantato da un’operazione concettuale volta a creare dialogo, confronto e relazione. Il risultato finale, quello tangibile, acquista valore solo in quanto parte di un processo che ha permesso l’incontro con l’altro. Il “negozio-galleria” presenta i souvenir tipicamente reperibili nei luoghi espositivi: poster, cartoline, snow globes, libri, disegni, e vetrinette con insetti, che, non a caso, sono tutti ricordi del fare creativo di Nathan.
Ad esempio alcuni poster non sono altro che lettere di rifiuto ricevute dall’artista, alcune cartoline recano le immagini prodotte da altri esercizi analoghi e uno dei libri esposti contiene una serie di scontrini relativi a spese affrontate per acquistare i materiali. Gli snow globes, invece, contengono rappresentazioni in miniatura di progetti installativi non ancora realizzati.
Frequentemente i negozi dei musei offrono l’opportunità per il visitatore, che ha appena “vissuto” l’esperienza artistica, di acquistare qualcosa che unisce valenza estetica a quella funzionale (come un calendario o un libro-agenda). A differenza di quest’ultimi, “Making Memories” offre molti oggetti che non hanno alcuna utilità. L’obbiettivo che si prefigge Rayman è quello di rendere “di consumo” ciò che è normalmente effimero creando dei ricordi del processo che ha portato alla creazione di opere d’arte.

Ogni visitatore potrà così creare delle proprie memorie avvalendosi di tasselli tanto comuni quanto peculiari. D’altronde la galleria d’arte, intesa come ente privato, non gioca forse con la sua duplice identità, tra spazio espositivo commerciale e spazio che mostra ciò che tradizionalmente viene considerato “opera d’arte”, con tutto ciò che questo comporta?

 

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