Scardinare le porte blindate dell’arte contemporanea

di Micol Di Veroli Commenta

Solitamente il mondo dell’arte contemporanea è ben saldo sulle sue posizioni e cinicamente slegato dalle altre attività artistiche che lo circondano. Musica, cinema e teatro di “ricerca” sono attività creative definite come “sperimentali” ma raramente esse riescono ad introdursi all’interno di musei, gallerie o altri canali del contemporaneo. Eppure le nuove ondate creative hanno più volte confermato uno sconfinamento patologico che agisce in regime di sottrazione di idee. Ecco quindi che le performance divengono brutte copie del teatro sperimentale, la video arte rubacchia a piene mani dal cinema sperimentale e le installazioni sonore con i loro quattro suoni prodotti con il Mac non fanno altro che confermarci che gente come Edgard Varèse o meglio ancora Giacinto Scelsi era forse cento anni in avanti rispetto ai propri tempi.

Dunque, le giovani leve che creano ignorando il passato operano in totale disonestà intellettuale involontaria, che poi sarebbe ignoranza, e peggio ancora non aggiungono altro a quanto si era già detto. Ed allora meglio sarebbe non pensare a compartimenti stagni ed aprirsi un poco quando si parla di creatività seminale, del resto a trincerarsi esclusivamente nel mondo dell’arte contemporanea escludendo l’esterno, bisognerebbe considerare John Cage un semplice musicista come Pupo o Merce Cunningham un ballerino punto e basta, collega di Enzo Paolo Turchi. Per la Whitney Biennial edizione 2012 i curatori Elisabeth Sussman e Jay Sanders hanno operato una selezione di artisti che tiene conto del mondo della creatività a 360 gradi. Ecco quindi che nella lista compaiono nomi come i Red Krayola di Mayo Thompson, uno che ha fatto la storia dell’avanguardia musicale americana (non a caso fu assistente di Robert Rauschenberg), o Frederick Wiseman vale a dire l’autore di pietre miliari come Near Death e Titicut Follies, l’uomo che ha reinventato il cinema documentaristico elevandolo a vette mai raggiunte prima. Questi due chiacchieratissimi curatori hanno se non altro provato a scardinare le porte blindate dell’arte contemporanea, tentando di aprire un dialogo. Perché la mente umana non si trova all’interno di un compartimento a chiusura stagna.

Micol Di Veroli

 

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