Divieto di Affissione: giovani avanguardie del sud del mondo

di Micol Di Veroli Commenta

Si è aperta ieri a Napoli Divieto di Affissione: giovani avanguardie del sud del mondo. Dopo una prima sosta nella capitale giunge a Napoli la mostra itinerante ideata e curata dalla gallerista Giuliana Ippolito che paragona il suo progetto ad un autobus in viaggio verso numerose località italiane dove saranno coinvolti di volta in volta professionisti di vari settori pronti ad ospitare nel proprio studio le opere di giovani artisti d’arte contemporanea. Non nuova alle sfide, Giuliana Ippolito, giornalista napoletana, quattro anni fa si trasferisce da Napoli a Benevento dove apre la sua “galleria diffusa” in pieno centro storico: più ambienti ospitati nello stesso vicolo ma non comunicanti tra loro dove il dialogo tra passato e avanguardia è di casa. E’ tra le mura storiche di Numen (questo il nome della galleria) che maturano le idee ma capita spesso di esportare i progetti in altre città d’Italia.

E’ il caso di Divieto di Affissione: giovani avanguardie del sud del mondo, il progetto presentato per la prima volta a Roma, oltre Napoli prevede tra le sue tappe Capri, Firenze, Milano, Palermo, Cosenza. “Il nostro itinerario, work in progress, si arricchirà di nuove, impreviste soste; non siamo legati a un calendario rigido, lungo il cammino incontriamo nuovi sostenitori disposti ad ospitarci nei luoghi in cui si svolge la loro vita professionale” ci tiene a precisare Giuliana Ippolito, e inoltre spiega: “Il progetto è stato concepito come un viaggio alla ricerca di una ritrovata materialità, nasce da una riflessione sulla nuova natura del vivere: il mondo reale sembra procedere verso la smaterializzazione. Nella nostra vita di ogni giorno una rarefatta dimensione di pura virtualità ha assunto uno spazio sempre più importante e, paradossalmente, ingombrante”.  

La peculiarità  consiste soprattutto nella scelta della location: prevalentemente affermati studi professionali, apparentemente lontani dal mondo dell’arte e dai suoi linguaggi. Divieto di Affissione rappresenta, in qualche modo, un avvicinamento tra due realtà distanti e dimostra la capacità dell’arte contemporanea di convivere con il quotidiano negli ambienti della vita reale: “Non vogliamo stravolgere gli spazi che ci ospitano o interferire nei ritmi delle persone che lì svolgono la loro attività professionale, dicono gli artisti. Il principio che ci guida è quello del  nostro adattamento  alle realtà che di volta in volta incontriamo”.

A Napoli, aprono le porte del loro raffinato studio in via Crispi Silvana Totàro e PierLuigi Russo: atmosfera déco e contaminazioni anni ’50 fanno da cornice alle opere contemporanee di Gema Rupérez Alonso, Domenico Cordì, Dario De Cristofaro, Adelaide Di Nunzio, Monticelli & Pagone, Alessandra Mai, Alì Nasser-Eddine, Alessandra Pierelli, Antonella Romano. Nella sala d’ingresso dello studio una suggestiva  installazione sospesa al soffitto da inizio al percorso della mostra  che si dipana nei tre grandi ambienti di questa vera e propria concept house napoletana; si tratta perlopiù di opere fotografiche e pittoriche armoniosamente contestualizzate tra elementi di arredo Kartell, praticità Ikea e grafiche di Fornasetti. La  musica di sottofondo, espressamente ispirata alle opere in mostra in questo spazio, è affidata al compositore Paolo Coletta.Una lunga traccia sonora smontata in quattro piste diffuse da quattro distinte fonti sonore quante sono le sale espositive.

I dieci artisti itineranti si esprimono con linguaggi e tecniche differenti. L’elemento comune che giustifica l’appartenenza a uno stesso gruppo di ricerca è un dato che attiene alle radici di ognuno dei giovani espositori: tutti provengono da un Sud del mondo. Arrivano tutti da sud perché a sud si trova l’antidoto alla virtualizzazione della vita dell’uomo contemporaneo. Perché nelle antiche culture del sud del mondo il radicamento alla fisicità e alla materia sembra essere così sentito e profondo da indurci a scommettere che nessuna rivoluzione tecnologica potrà essere mai così forte da disancorare la mente dal corpo, l’immagine dalla materia.

 

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