Arthur Duff – Sintax Parallax

di Redazione Commenta

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La galleria OREDARIA Arti Contemporaneee il 9 marzo SYNTAX PARALLAX, la prima personale nei suoi spazi dell’artista americano Arthur Duff vincitore del concorso MACRO 2%. La ricerca di Duff si concentra sulle potenzialità derivate dalla sperimentazione e da giochi semantici sul linguaggio nelle sue svariate forme. La sua tendenza è quella di lavorare per sovrastrutture. Differenti livelli di lettura si posano su una stessa opera sprigionando una sottile eloquenza. Una ricerca che, se analizzata sotto un profilo storico, in alcuni casi può essere ricondotta all’Arte Concettuale, di cui però Duff sviluppa e amplia gli apporti.
La tendenza di alcuni dei più noti artisti concettuali nel servirsi della sola idea, il più possibile smaterializzata dalla forma, viene da Duff deviata e condotta, senza nessuna esuberanza, anche ad un recupero dell’aspetto visivo ed estetico. La sua ricerca artistica è spesso tesa verso le stratificazioni dei livelli semantici riguardo al linguaggio codificato della scrittura e, quindi, della sintassi. Questo conduce ad un atteggiamento che, citando il titolo della mostra, potremmo legare al fenomeno della paralasse – dal greco “accavallamento”. Tutto deriva dal punto di vista e dai possibili cambiamenti di senso che nascono modificando la nostra posizione di osservazione fisica e mentale. Il suo lavoro potrebbe, dunque, essere racchiuso in un atteggiamento “paralassico” e in un utilizzo dialettico dei linguaggi. Nel percorso espositivo tutto questo si ritrova nelle diverse opere esposte in galleria, dalle proiezioni laser, alle scritte al neon, ai ricami.
All’interno della mostra SYNTAX PARALLAX esemplifica quanto appena detto. Un soffitto realizzato da cento tubi neon su cui è proiettata una scritta laser bianca. Uno schermo che, quando spento, rende leggibile le scritte proiettate su di esso creando così comunicazione legata alla semantica del linguaggio scritto. Un ulteriore livello di lettura dell’installazione è ottenuto quando i tubi di neon si accendono andando così ad annullare la scritta proiettata. Quest’ultima, che funzionava come sorgente di luce, è ora annullata dalla luce dei neon trasformati a loro volta in fonte luminosa. La luce annulla la luce “bruciando” il messaggio linguistico. Una connessione o associazione che l’artista tende a riassumere anche con l’utilizzo del termine “supervenient”: una relazione di dipendenza dove un accadimento non è separato dalla sua controparte, ma ha un effetto potente su una situazione pre-esistente.
Un altro lavoro chiave dell’esposizione è Black Stars_M55, la traduzione fisica di uno degli ammassi stellari scoperti dall’astronomo francese Charles Messier (1730-1817) che redasse un catalogo di 110 oggetti celesti fissi – nebulose e ammassi stellari – per aiutare gli astronomi ad individuare le comete. Questo ammasso stellare è il numero 55 del catalogo Messier. Duff è interessato alle implicazioni che nascono dalla traduzione del linguaggio grafico a quello scultoreo. L’artista è affascinato dalla trasposizione di queste immagini dalla carta stampata alle tre dimensioni nonché dal potere di rappresentare un qualcosa di così enorme, lontano e colmo di informazioni e portarlo a dimensioni umanamente familiari.

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