Il MAXXI commissariato da una nazione commissariata

di Micol Di Veroli Commenta

Polemiche, baruffe, bugie e controbugie. La strana vicenda del commissariamento del MAXXI di Roma ha il solito sapore della farsa all’italiana. Questa volta però è lo stato, nella fattispecie del Mibac, ad aver innescato una polemica che sinceramente potevamo risparmiarci. I bilanci del museo sono chiarissimi, Lorenzo Ornaghi sembra non vederli ed intanto volano dichiarazioni del tipo: “avviare un processo di commissariamento non significa necessariamente commissariare.

Si tratta di un processo dovuto”, insomma cosa da queste dichiarazioni non è certo se il ministero abbia intenzione o meno di commissariare il museo. Intanto contro lo spauracchio si sono mosse numerose forze politiche ed anche la Regione Lazio, all’interno della partnership della Fondazione MAXXI,  ha depositato una mozione per :  “scongiurare il commissariamento da parte del Mibac e a sollecitare in tutte le sedi opportune lo sblocco della partecipazione regionale, anche in relazione all’erogazione dei relativi fondi già impegnati”.  I parametri economici ci sono, i bilanci sono sani. Ed allora perché si dovrebbe commissariare il MAXXI? La risposta potrebbe darcela il newyorchese Observer: “il governo italiano si muove per rimpiazzare la direzione del MAXXI”, già il problema sta in questo, rimpiazzare la direzione del museo. Tutto sembra far parte del solito giro di poltrone. Il governo è cambiato, la direzione del MAXXI ha resistito ai ribaltoni ma ora il vento soffia da un diverso punto cardinale, ed una poltrona così interessante non può non esser lottizzata. All’estero ci conoscono abbastanza bene da comprendere che la polemica sul bilancio è in realtà una polemica sulle teste al comando.

Tutto questo rappresenta il peggio del peggio, le farneticazioni di una Nazione che è stata già commissariata dalle agenzie di rating, dall’Unione Europea, dalla Germania. Una nazione che paga profumatamente una grande archistar per farle costruire una piramide nel deserto. Un gioiello che dovrebbe attirare decine di sponsor privati, anche oltreconfine. Il guaio è che lo stato stesso cerca sistematicamente di farli scappar via con polemiche da basso impero.

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