Collettiva alla Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea di Milano

di Micol Di Veroli Commenta

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta la collettiva di Filippo Ciavoli, Alfonso Cannavacciuolo e Pete Keller. L’esposizione conferma la tendenza del gallerista a incentivare la sperimentazione artistica di giovani pittori, prendendo in considerazione esperienze provenienti da contesti e personalità eterogenee. L’audace accostamento dei tre protagonisti segna anche un netto ritorno alla pittura figurativa: “Nell’aria c’è desiderio di identificarsi in qualcosa, di instaurare un dialogo, una sorta di comunicazione anche tra artista e spettatore, come tra gallerista e collezionista” (M. Scognamiglio).

Ed è proprio alla ricerca di un contatto con il reale che si rivolgono le riflessioni dei tre giovani protagonisti della rassegna. Riflessioni che, partendo dal tema figurativo, giungono a risultati profondamente radicati nell’individualità degli artisti, i quali utilizzano materiali, stili, tecniche e ispirazioni completamente differenti tra loro.Alfonso Cannavacciuolo attrae la nostra attenzione su una nuova serie di composizioni: volti rarefatti, pennellate dense e riflessi luminosi. Personaggi come “silhouettes” dalle tinte scure e pastose come pece, in un universo rarefatto e privo di luce. L’artista intende guidarci in una riflessione su forme a noi familiari, con un accento tecnico per l’impiego di impasti pittorici.

Filippo Ciavoli, sulla scia delle avanguardie storiche, opta per l’utilizzo della tecnologia, volta a dare vita ad immagini sezionate, sminuzzate e ricomposte, nelle quali difficilmente troviamo relazioni con le consuete modalità percettive della realtà. I soggetti trattati appartengono a qualsiasi situazione del nostro vivere quotidiano: una foto vista o scattata, un fermo immagine di un film od opere d’arte del passato. L’uso della tecnologia non intende sostituire una tecnica nobile come la pittura, ma a esaltare un rapporto di collaborazione tra l’essere umano e la macchina. Dalle tele traspare il tentativo di relazionarsi con l’esterno e il necessario e sentito bisogno di ricomporre i vetri infranti e di ristabilire un ordine. Del resto, le tele di Ciavoli non garantiscono riferimenti certi per lo spettatore, non vi si trovano significati imposti e, quando presenti, siamo chiamati a essere testimoni del loro disfacimento e di una realtà eternamente sfuggente.

Pete Keller sceglie ironicamente di creare un contatto con il visitatore, mettendolo di fronte a situazioni irrisolte che hanno il sapore di quiz o di “gamebooks” (libri interattivi che conducono a soluzoni differenti a seconda del persorso scelto): “Con i miei dipinti voglio creare un rapporto interattivo tra l’osservatore e i dipinti stessi, voglio un contatto con lui. Ecco perché i miei quadri hanno un tema e spesso una domanda”. L’arte diventa interazione, una sorta di gioco tra il fruitore e l’artista”. Lo spettatore viene consapevolmete trascinato in una sorta di gioco d’immaginazione e comunicazione; si trova immerso in un quesito che richiede una risposta, per quanto banale possa sembrare. Così Keller riesce a tenere alta l’attenzione del pubblico e a riflettere su consuetudini e situazioni quotidiane che spesso sfuggono alla nostra attenzione. Il denominatore comune è quindi la capacità dell’artista di prenderci sotto braccio e di guidarci nell’esercizio di un giudizio estetico e in una riflessione su volti, immagini e situazioni quotidiane che il tempo, le abitudini e la società rendono consuete e non degne di nota.

Inaugurazione 10 maggio 2012, 18.00-21.00. Presenti gli artisti

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