Italy only brings past glories at Biennale – Adriano Olivetti, in Biennale c’è solo il passato

di Micol Di Veroli Commenta

Italy struggle to finds its future in architecture and Zevi brings Olivetti at Biennale

L’italia fatica a trovare il suo futuro in architettura e Zevi porta Olivetti alla Biennale

The Italian mess at Venice Biennale of Architecture 2012  is under the eyes of all. First of all, Lorenzo Ornaghi, Italian minister of Culture made his choice for  curator of the pavilion with great delay, while the other foreign superpowers prepared their plans a year earlier. At the end he opted for Luca Zevi, a reactionary choice that gave birth to a choice even more reactionary. Yes, because Zevi chose to dedicate the Pavilion to the figure of Adriano Olivetti. Now, we all know the greatness of Olivetti, its innovative strength, his ability to look to the future and his ability to donate a great design to industrial goods. We all know that the visions of Olivetti was developed by great designers like Kenzo Tange, Carlo Scarpa, Marco Zanuso, Gae Aulenti and Ettore Sottsass. The real problem lies in this representative but  , institutional and traditionalist selection. Olivetti is celebrated every day, and  his work is known even abroad. What we really need is a push towards the future, just as Olivetti wanted to. The other countries will bring the best of their future, we will bring the best of our past, as  too often we’re used to.

Il pasticciaccio Padiglione Italia alla Biennale d’Architettura di Venezia edizione 2012 è roami sotto gli occhi di tutti. Del resto il ministero dei Beni Culturali ha rimandato fino all’ultimo la nomina del curatore del padiglione mentre le altre superpotenze estere hanno preparato i loro piani con un anno di anticipo. Alla fine Ornaghi ha optato per Luca Zevi in calcio d’angolo, una scelta reazionaria che ha dato vita ad una scelta ancor più reazionaria. Già perché il buon Zevi ha scelto di dedicare alla figura di Adriano Olivetti. Ora, noi tutti conosciamo la grandezza di Olivetti, la sua carica innovatrice, il suo saper guardare al futuro ed il suo saper donare un grande design al prodotto industriali. Noi tutti ben sappiamo che le visioni di Olivetti sono state sviluppate da grandi designer come Kenzo Tange, Carlo Scarpa, Marco Zanuso, Gae Aulenti ed Ettore Sottsass. Il problema reale risiede però nell’ennesima scelta rappresentativa, istituzionale e passatista. Olivetti è celebrato ogni giorno, ed anche all’estero conoscono bene il suo operato. Quello che realmente serve all’Italia della creatività è una spinta verso il futuro, proprio come avrebbe voluto il grande Adriano. Una grande vetrina come la Biennale dovrebbe essere sfruttata al massimo invece di ripegare sulle coperte di Linus che ci fanno stare più tranquilli e ci aiutano a ricevere i consensi istituzionali in patria. Gli altri paesi porteranno il meglio del loro futuro, noi porteremo il passato, come ormai da fin troppo spesso siamo abituati a fare.  

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