La pittura è morta, meglio il disegno

di Micol Di Veroli Commenta

L’abbiamo detto più volte nel corso della nostra avventura digitale: la pittura italiana secondo molti detrattori sembra essere in un periodo di nera crisi. Molte testate giornalistiche dedicate all’arte sono concordi nell’affermare che la pittura contemporanea sia ormai appannaggio del Regno Unito, della Germania e degli Stati Uniti.

Anche la critica italiana, per sua natura autolesionista e bacchettona, condanna i suoi nuovi pittori come vetusti, fuori luogo e manieristi. Insomma  non è certo un buon momento per inventarsi pittori, ora che persino coloro che da sempre hanno utilizzato questa tecnica stanno migrando verso i lidi più modaioli dell’installazione e via dicendo.

Dal canto suo il disegno, un tempo relegato a semplice esercizio di studio, è prepotentemente salito in cima alla classifica delle tecniche artistiche più osannate del momento. Basti pensare a David Hockney, Damien Hirst, Tracey Emin e compagnia cantante. Insomma artisti, critici e galleristi si sono follemente innamorati di schizzi, linee appena accennate e tratti insicuri rigorosamente in bianco e nero. Ci sarebbe da dire che più il soggetto è destrutturato ed abbozzato in maniera infantile, più l’opera piace ed affascina per uno strano ed arcano meccanismo che mette in bocca al critico di turno parole del tipo “Guardate questo disegno com’è primordiale, sicuramente è frutto di una ricerca sperimentale sul minimalismo, sul ritorno alla linea pura e sulla frammentazione della forma in contrapposizione ed in risposta a canoni estetici soffocanti”.

Insomma se il disegno è destinato a sostituire il ruolo della pittura, ci auguriamo che almeno sia qualcosa di veramente innovativo e frutto di una ricerca sincera ed affascinante . Il trucco modaiolo dei quattro sgorbi messi a caso sul foglio bianco è decisamente avvilente quanto qualsiasi dipinto anacronistico.

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