Vademecum della Video Arte italiana

di Micol Di Veroli Commenta


La video arte è oramai regina di ogni manifestazione artistica, in ogni grande museo ed in ogni prestigiosa galleria nazionale ed internazionale questo media è talmente presente da divenir quasi inflazionato e vagamente compiaciuto di se stesso. La causa di questa popolarità oltre alla meraviglia che da sempre producono le immagini in movimento nel pensiero collettivo è da attribuirsi all’enorme influenza che la nostra società dell’immagine esercita sulla fantasia degli artisti, spingendoli sempre più spesso a creare mediante l’uso del video.

Eppure tutto questo fermento non riesce a trovare nel nostro paese un ricambio generazionale capace di entusiasmare ed imporsi sulla scena internazionale. I nostri video artisti sembrano come inceppati nella loro stessa macchina da presa digitale che li costringe a concentrarsi unicamente sulla forma e non sul concetto. La loro esperienza visiva sembra appiattirsi ed uniformasi su di un ipotetica linea stilistica dominata da una serie di effetti e filtri elettronici mirati unicamente all’estetica fine a se stessa e non alla poetica dell’immagine.

La video arte italiana paga un enorme tributo a quelle che furono le avanguardie nate tra gli anni ’60 e ’70 dalle fervide menti di cineasti indipendenti poi confluiti nella grande avventura della Cooperativa del Cinema Indipendente come Alberto Grifi, Gianfranco Baruchello, Roberto Capanna, Giorgio Turi, Massimo Bacigalupo e Piero Bargellini, intraprendenti artisti e sognatori direttamente influenzati dal cinema undergound americano di Stan Brakhage, Kenneth Anger e Jonas Mekas e dal movimento artistico Fluxus.

Questi pionieri italiani utilizzavano prevalentemente cineprese a pellicola 16mm o super8 e sporadicamente il 35mm considerato più ingombrante e costoso, molti artisti inoltre intervenivano direttamente sulla pellicola manipolandola, colorandola e graffiandola. Con l’avvento dell’era del videotape il cinema underground è naturalmente confluito nella videoarte, il nastro magnetico ha dato a tutti la possibilità di riprendere immagini in movimento senza particolari abilità tecniche e senza i limiti temporali ed economici della pellicola.

Con il progressivo abbandono della pellicola in favore del nastro magnetico prima e  della ripresa digitale direttamente su memoria poi si è persa una sorta di fisicità del supporto ed una limitatezza nella scelta delle immagini da riprendere che invece di allargare gli orizzonti creativi degli artisti italiani li ha in un certo qual modo ristretti. Non è un caso che molti video artisti italiani stiano tornando al 16mm o altri formati in questi ultimi anni ma la prova evidente che il processo di diversificazione dell’immagine e dei suoi contenuti si compie anche attraverso il mezzo tecnico utilizzato.

Globartmag vi presenta un piccolo estratto de La verifica incerta (1964) di Alberto Grifi e Gianfranco Baruchello…buona visione!

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