Le grandi speranze che hanno per quasi dieci anni alimentato il nostro sistema si sono miseramente infrante agli inizi del 2010, quando a chi campava alle spalle dei genitori sono state tagliate le rendite, chi giocava a far il gallerista ha finito la benzina e chi invece voleva divertirsi a fare il curatore ha dovuto cercarsi un posto di lavoro più stabile invece che raggranellare spicci ai danni di galleristi poco avveduti. Nel mentre si è sparsa la voce che a Berlino e Torino si potevano far soldi facili e che gli artisti lì erano veramente trattati in guanti bianchi, e fu così che anche l’ultima parte degli sprovveduti dell’arte andò a naufragare sugli scogli di Scilla della triste realtà. Oggi siamo pronti per una nuova rinascita, i rami secchi sono stati tagliati ed i professionisti rimasti sono quelli che hanno lavorato con coscienza, superando ogni avversità con la loro ottima preparazione. Rimangono in piedi ancora alcuni monumenti al tempo che fu, ma oramai non parlano più alle masse come solevano fare. I nomi che vedete oggi nel mondo dell’arte italiano sono quelli destinati alla rifondazione di una scena che li ha visti rispondere alla teoria del nulla con la sostanza. Ora sarà difficile ritrovare il pubblico perso per strada, dopo innumerevoli eventi-fuffa che lo hanno costretto ad una prematura fuga.
