Biennali e premi con polemiche ad arte

Biennali e grandi manifestazioni artistiche sono sempre nell’occhio del ciclone per quanto riguarda critiche e roventi polemiche. Quest’anno però la Whitney Biennial sembra aver raccolto più polemiche del solito. Giusto ieri la Biennale del Whitney è stata minata da un falso comunicato stampa dove si prendevano in giro gli sponsors della prestigiosa manifestazione.

Andando indietro nel tempo è possibile trovare altri gustosi aneddoti: nel 1987 le Guerrilla Girls attuarono una delle più celebri proteste artistiche della storia, scagliandosi contro la cronica assenza delle donne nelle Biennali dal 1973 al 1987, il tutto all’interno di una mostra intitolata Girls Review The Whitney.

Shepard Fairey in gattabuia mentre P183 e Escif si scagliano contro il sistema

Escif

Il nostro spumeggiante mondo della street art è sempre in movimento e come da copione spuntano puntualmente fatti assai bizzarri che non possiamo far a meno di rigirarvi. Partiamo quindi con Shepard Fairey, sarebbe a dire lo street artist più fake della scena internazionale, ha finalmente ammesso di aver scopiazzato a man bassa il suo poster Hope (quello che ha praticamente fatto da icona guida alla campagna per le presidenziali di Obama nel 2008) da un’immagine di proprietà dell’Associated Press.

Adesso il nostro rischia fino una multa da 5000 dollari e fino a sei mesi di reclusione, potrebbe essere la volta buona per togliercelo di mezzo per un poco di tempo. Nel frattempo a Mosca impazzano i murales del Banksy russo. Parliamo di P183, street artist moscovita che solitamente crea opere a carattere politico ed in russia questo tipo di street art non ha certo vita facile.

John Locke e la biblioteca in cabina

Nel precedente articolo abbiamo parlato, tra l’altro, della disastrosa condizione in cui versano le nostre biblioteche. Si faceva appunto riferimento alla mancanza di personale, di tomi e di spazio. Se in Italia le biblioteche pubbliche non vanno affatto bene, in Inghilterra queste preziose istituzioni hanno subito una sostanziale trasformazione con gli Idea Stores. Si tratta di biblioteche organizzate come strutture commerciali dove vengono offerti servizi più attraenti e contemporanei come learning centers, caffè, connessione internet e soprattutto una ricca scelta di libri nuovi di zecca.

Un’altra proposta per svecchiare un servizio ormai poco appetibile dalla popolazione locale, arriva dagli Stati Uniti e più precisamente da Los Angeles, dove l’artista John Locke ha deciso di rimodernare sia il concetto di biblioteca che quello di servizio pubblico, praticamente come prender due piccioni con una fava.

Robert Rauschenberg è illegale?!?!

 I piccioni impagliati di Maurizio Cattelan, comparsi di recente alla scorsa Biennale di Venezia, rappresentano uno dei tanti esempi di opera d’arte con animale impagliato annesso che non ha mancato di generare numerose polemiche da parte degli animalisti e da molti difensori dei diritti del variegato universo faunesco.

Sebbene la trasformazione in opera d’arte di un cadavere, rappresenti un vero e proprio oltraggio alla dignità di un dato animale, va detto che in casi ben peggiori si è persino giunti alla tassidermizzazione di corpi umani per poi metterli in mostra senza rigor scientifico.

Archleaks, il sito che svela i retroscena delle archistar

Cosa succede all’interno degli studi d’architettura più famosi del mondo? Beh tutti noi vorremmo saperlo, anche perché spesso e volentieri gli archistar che li dirigono sono strapagati ed ultra criticati. Ebbene da oggi è possibile acquisire informazioni sulle meccaniche interne di questi studi, ciò grazie all’impegno di un anonimo architetto londinese che da novello Julian Assange ha lanciato una sorta di Wikileaks dell’architettura.

Stiamo parlando di Archleaks, una piattaforma dove i giovani architetti di tutto il mondo possono condividere la loro esperienza di lavoro all’interno di uno archistar studio in forma anonima.

Maurizio Cattelan in pensione per finta

Mentre il fuoriclasse della curatela all’italiana Massimiliano Gioni si sta ancora godendo la sua nomina a doge della prossima Biennale di Venezia, il suo alter ego Maurizio Cattelan non è certo fermo con le mani in mano. Il buon Cattelan aveva già da tempo annunciato il suo definitivo ritiro dalle scene dell’arte contemporanea, ma il pensionamento anticipato potrebbe essere in realtà l’ennesimo calembour di un artista che ci ha abituato ai repentini colpi di scena.

 Già, poiché l’enfant terrible dell’arte contemporanea avrà forse deciso di cessare la produzione creativa ma di fatto ha spostato i suoi interessi su qualcosa di molto, molto simile. Con l’aiuto dell’onnipresente Gioni, del Bard Curatorial Center e della Anna Kustera gallery, il buon Cattelan ha infatti deciso di aprire nientemeno che una galleria, anzi ad esser precisi uno spazio no profit che prenderà il nome di Family Business.

Perché Sanremo è Sanremo…purtroppo

L’immagine Simbolo di questo Festival di Sanremo 2012 e forse anche il fulcro della nostra italica demagogia si nasconde dietro il tondo faccione di Dolores O’Riordan, leader dei redivivi Cranberries di ritorno dagli anni ’90. Gianni Morandi le chiede: “Ricordi una canzone o un cantante di una qualsiasi edizione Sanremo, in particolare?” e la povera Dolores risponde: “Mi dispiace, non conosco il Festival di Sanremo”.

Se ancora vi erano dubbi fra il pubblico, la povera Dolores li ha chiariti tutti: il Festival della canzone più famoso del mondo, quello trasmesso in Eurovisione, al di fuori dei nostri confini non esiste.

Art Swipe e Van Gogh interattivo, due novità tra arte e tecnologia

Quando il mondo dell’arte contemporanea incontra quello della tecnologia c’è sempre da divertirsi, specialmente se si tratta di concedere all’utente la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo, di fruire al meglio un’opera o magari di crearne una. In questi giorni il LACMA di Los Angeles ospita la mostra In Wonderland, una retrospettiva di arte surrealista tutta al femminile.

La media artist Jody Zellen ha quindi deciso di estrapolare 16 immagini di opere presenti in mostra ed inserirle all’interno di un app per iPhone. Il programmino in questione prende il nome di Art Swipe e concede all’utente la possibilità di creare un vero e proprio Cadavre Exquis.

Christoph Buchel ha intenzione di sotterrare un Boeing 727

Nel 1977 Walter De Maria realizzò l’opera The Vertical Earth Kilometer, vale a dire un palo di ottone lungo esattamente un chilometro, seppellito nel parco di Friedrichsplatz a Kassel in Germania. Questo ardito esperimento, realizzato in occasione di Documenta VI, non mancò certo di stupire pubblico e critica, per il suo tentativo concettuale di percepire distanze invisibili o comunque astratte. Oggi l’artista Christoph Buchel ha deciso di compiere un’operazione analoga a quella di De Maria, vale a dire quella di seppellire una forma, ma l’oggetto in questione è decisamente molto più imponente di un palo di ottone lungo un chilometro.

Buchel, con il suo progetto Terminal, ha infatti deciso di sotterrare un intero aeroplano, credeteci o meno è così. L’aviogetto in questione è un Boeing 727, un bestione capace di trasportare circa 189 passeggeri ed il nostro artista vuole installarlo a Kern County a poche ore dalla città di Los Angeles in California. Buchel ha intenzione di finanziare a proprie spese l’intera impresa che comprende anche la costruzione di un parcheggio visto che l’area si trova nel bel mezzo del Deserto del Mojave e quindi non molto accessibile per chi viaggia in automobile. A differenza dell’opera del grande Walter De Maria, che è di fatto inaccessibile visto che la parte sotterrata del palo di ottone non è visibile, Terminal sarà un’opera fruibile.

Qualcuno ci prova a difendere Damien Hirst

Se Damien Hirst non ci fosse, allora bisognerebbe inventarlo. Così scrive Ben Davis sulle pagine di Artinfo, in riferimento all’ondata di polemiche sollevate dal nostro amato/odiato folletto della Young British Artists Generation. Effettivamente già diverse settimane prima del lancio di The Complete Spot Paintings, organizzato in tutte le Gagosian Gallery del globo, Damien Hirst ha subito attacchi da più parti sino a raggiungere il climax con l’invettiva del “collega” David Hockney che ha accusato il nostro di non produrre personalmente le sue opere.

“Ai discorsi fra critici e curatori, manifestare una sorta di ammirazione per Damien Hirst equivale ad affermare di amare il Kitsch. Non ho mai letto così tanto odio negli articoli di critica nei magazine d’arte come in quelli dedicati a Hirst” così afferma Davis nel suo articolo. Effettivamente The Complete Spot Paintings è divenuta il capro espiatorio per eccellenza, la prova effettiva di un’arte contemporanea pericolosamente dirottata verso lo spettacolo che ha definitivamente perso il contatto con la realtà e con il mercato. Hirst non è la causa, casomai l’effetto di un generale impoverimento di idee e contenuti che ha fatto perdere la bussola a tutti.

Hockney fuma, Google copia ed i gatti dipingono, succede anche questo

Di cose bizzarre nel nostro amato mondo ne succedono parecchie, tanto che è impossibile elencarle tutte. Possiamo però fornirvi una breve cronaca delle stramberie successe negli ultimi giorni, tanto per sorridere un poco di questa seriosa scena del contemporaneo. Partiamo con David Hockney: il grande vecchio della pittura, dopo aver scatenato una rissa mediatica con Damien Hirst (accusato di non creare personalmente i suoi spot paintings) ne ha combinata un’altra delle sue, scrivendo un’accorata lettera al Guardian in difesa del fumo. Si tratta di una risposta a Simon Chapman presidente dell’Action on Smoking and Health australiana, un’associazione dedita alla lotta contro il tabagismo.

Chapman è attualmente in visita in Inghilterra ed al buon Hockney questa campagna contro le sigarette non piace affatto: “Se a Simon Chapman sta a cuore la salute dei bambini, allora dovrebbe sapere che 3 milioni di bambini negli Stati Uniti prendono il Ritalin, un farmaco contro i disturbi dell’apprendimento. Per quanto mi riguarda io preferisco assumere sostanze naturali come il tabacco”. Peccato che a Hockney nessuno ha detto che le comuni sigarette sono piene zeppe di addittivi chimici.

Alla Vip Art Fair nessun problema tecnico, tranne le vendite

Vediamo oggi come sono andati gli affari alla Vip Art Fair, l’ormai ben nota fiera d’arte contemporanea interamente sviluppata su piattaforma web. I problemi che hanno letteralmente affossato l’edizione dello scorso anno sono stati magistralmente risolti, nuovi server e nuove interfacce hanno garantito una velocità ottimale ed anche la chat ha funzionato.

Venendo al giro di vendite, la situazione si complica un pochino e forse il nocciolo della questione risiede all’interno delle parole del celebre dealer Ed Winkleman: “Si vendono soprattutto lavori bidimensionali e di piccole dimensioni come dipinti, stampe e fotografie. Ho venduto alcuni dipinti di Christopher K. Ho per 3.200 dollari l’uno, più che altro piccoli pezzi. Un collezionista ha manifestato interesse per una grande scultura che avevamo in mostra ma ha detto di volerla vedere dal vivo prima di acquistarla”.

Artisti britannici uniti per la…sanità pubblica

“Il tuo nuovo Servizio Sanitario Nazionale comincia il 5 luglio 1948.” Con questo conciso ma efficace slogan, il governo britannico annunciava alla popolazione la nascita di un nuovo servizio fortemente voluto dal Partito Laburista e già  progettato anni prima dal grande Winston Churchill. Parliamo ovviamente della sanità pubblica, servizio essenziale che dalle nostre parti è stato consolidato in concomitanza con la nascita dell’unità d’Italia (ratificato con la legge del 20 marzo 1865) e più avanti rielaborato dal regime fascista.

Il NHS, National Health Service britannico è stato per anni un modello su cui si sono formati altri sistemi sanitari internazionali e David Cameron aveva promesso di custodirlo gelosamente. Così non è stato, poiché la crisi economica ha costretto il governo a varare una proposta che ha l’obiettivo di ridurre in maniera drammatica il ruolo dello stato nella sanità con conseguente cancellazione delle strutture organizzative, organismi simili alle nostre ASL. Voi direte, cosa c’entra questo con l’arte contemporanea? Ebbene anche gli artisti inglesi hanno deciso di unirsi alla protesta popolare ed hanno quindi lanciato il blog dove oltre a poter firmare una petizione è possibile ammirare una serie di posters creati apposta per l’occasione.

Diane von Furstenberg copia Dalì e Magritte per la sua nuova linea di abiti

Ai più attenti questa foto farà certamente venir alla mente qualcosa. Ma di cosa si tratta in realtà? Forse di una manipolazione digitale eseguita da un qualche giovane artista che ha deciso di seguire le orme dei grandi maestri del surrealismo? Niente di ciò, la foto che vedete qui sopra è l’ennesimo esempio di quanto il mondo della moda in questi ultimi tempi sia a corto di idee e di quanto esso attinga a piene mani dall’arte contemporanea.

Già perché questo cartellone pubblicitario fa parte della nuova campagna primavera-estate del noto fashion brand Diane Von Fursenberg. Ad un’accurata analisi della scena è possibile scorgere sullo sfondo (cielo, paesaggio desertico ed elemento architettonico) grandi rimandi a Salvador Dalì mentre la sfera che si intravede sembra proprio una creazione di René Magritte. Passando al soggetto principale le cose non cambiano, l’ovale della modella in primo piano chiama nuovamente in causa René Magritte anche se a guardarla bene quella superficie specchiante sembra esser scopiazzata dall’inquietante figura in nero che compare in Meshes of The Afternoon, capolavoro di surrealismo in pellicola della grande Maya Deren, una delle più grandi esponenti del cinema sperimentale nonché pioniera della video arte.