INVENTARIO PERENNE – Elena Modorati, Gianni Moretti, Paola Pezzi

Nel prestigioso spazio dalle ampie vetrine racchiuse dal colonnato della Pescheria Centro Arti Visive di Pesaro si articolano i lavori installativi di Elena Modorati, Paola Pezzi e Gianni Moretti. Inventario perenne è una tri-personale a cura di Martina Cavallarin che inaugura il 29 aprile e interpretata da artisti la cui ricerca artistica si svolge attorno al processo, a un’enumerazione ossessiva e moltiplicativa manifestata attraverso un’indagine coerente, una rincorsa tra naturale ed artificiale espressa mediante l’uso di linguaggi e materiali differenti. L’arte contemporanea, nella sua trasversalità, sensibilizzazione e apparizione, si apre alla sostenibilità per eludere il destino entropico mediante il massaggio del muscolo atrofizzato della società civile.

Elena Modorati (Milano, 1969) scava nella memoria e nel tempo. Il suo è un lavoro installativo poetico, appeso, galleggiante o adagiato a terra. Ciò che si respira di fronte all’opera è un senso di armonia che acclude dimensione diacronica e sincronica, un riscatto visto dal punto di vista della restituzione dell’oggetto ad un presente consapevole e silenzioso, una disposizione di frammenti che l’arte fa risorgere attraverso altre immagini e altri più profondi e consapevoli significati. Per questa esposizione l’artista milanese presenta delle figure e degli sfondi, installazione di ferro e cartoncino che ci parla di tracce necessarie, un lunario riutilizzato che è simbolo di svuotamenti di funzioni composto da un vecchio schedario contenente dei cartellini timbrati.

Arte Essenziale, un nuovo percorso etico e di libertà nel mondo e nell’arte

Il 7 maggio la Collezione Maramotti di Reggio Emilia inaugura un nuovo progetto. Arte essenziale non è una mostra di gruppo né una mostra a tema. Suo intento è riunire un insieme di artisti – quasi tutti coetanei – che nel panorama dell’arte contemporanea degli ultimi dieci anni hanno tracciato una linea poetica comune, pur non dando vita alla costituzione di un gruppo.

Federico Ferrari (1969) ha enucleato e articolato questa poetica cercando, attraverso la definizione di ‘Arte essenziale’, di indicare per l’appunto una sensibilità condivisa che, al di là delle differenze di stile, di materiali e di pratiche compositive, lascia percepire l’apparizione di un’inedita e, allo stesso tempo, immemorabile attenzione alla genesi del gesto artistico, secondo una modalità radicale ed essenziale. Arte essenziale mostra esattamente questa spoliazione del fare artistico che si spinge fino al proprio gesto iniziale, alla nudità stessa dell’apparire dell’opera e del mondo.

vessel inaugura le sua attivita’ culturale ospitando 3 progetti

vessel inaugura le sua attività culturale ospitando presso i suoi spazi tre progetti ideati e realizzati da giovani artisti e curatori ed aperti al pubblico. Un ciclo di quattro giornate, dal 26 al 29 Aprile 2011 dedicate alla ricerca artistica, all’approfondimento condiviso di tematiche storiche, antropologiche, socio-politiche ed urbane con la presenza di esperti dei vari ambiti di ricerca.

Il primo incontro è una giornata di studi diretta da Nico Angiuli dal titolo La danza degli attrezzi, che avrà luogo martedì 26 presso gli spazi di vessel. La ricerca di Angiuli, che trova in questo progetto in collaborazione con vessel un momento di approfondimento allargato, è incentrata sul “rapporto tra tecnologia e agricoltura, tesa alla videoarchiviazione della mutevole gestualità dei contadini, analizzandola dal tempo antico sino ai giorni nostri”. Mercoledì 27, seguirà il progetto di Rosa Jijon, Il litorale, l’ultima frontiera. L’esercizio che proporrà l’artista ecuadoriana di adozione romana è “di raccolta dati, in chiave antropologica, con l’obiettivo di dare uno sguardo alle frontiere interne ed esterne” di Bari, città/porto, ma anche confine litorale. I partecipanti saranno invitati da Jijon a riflettere sui confini culturali, geografici, istituzionali della loro città.

Ahmet Öğüt – Once upon a time a clock-watcher during overtime hours

La Fondazione Giuliani di Roma inaugura il 28 Aprile 2011 la mostra personale di Ahmet Öğüt, Once upon a time a clock-watcher during overtime hours. Con spirito acutamente perspicace e tagliente, Ahmet Öğüt esamina le casualità quotidiane, i comportamenti e i gesti informali che testimoniano le più ampie strutture globali sociali e politiche. Attraverso l’uso di diversi mezzi espressivi, dall’installazione e la performance al disegno, al video, a interventi in spazi pubblici, Öğüt intreccia racconti che si dipanano tra pratica artistica e vita sociale per provocare consapevolezza critica e sottili slittamenti di prospettiva.

In Once upon a time a clock-watcher during overtime hours, l’artista orienta la sua pratica verso una nuova direzione, usando come risorsa una collezione d’arte. Öğüt ha selezionato opere di Marina Abramovic, Giovanni Anselmo, Carl Andre, Mircea Cantor, Peter Coffin, Cyprien Gaillard, Joseph Kosuth e Sislej Xhafa dalla Collezione Giuliani, creando intorno a ogni lavoro “atmosfere” o interventi che pongono l’attenzione sulle caratteristiche dei lavori stessi e suggerendo allo stesso tempo narrazioni sovrapposte con la prospettiva di generare e potenziare nuovi significati.

FLUXUS BIENNIAL – Giuseppe Chiari

Il progetto FLUXUS BIENNIAL, curato da Achille Bonito Oliva per l’Auditorium, è strutturato in una serie di “piccole grandi mostre” di alcuni protagonisti di Fluxus. Attorno a ogni appuntamento espositivo è abbinato un calendario di concerti e performance, storiche e contemporanee, che coinvolgono artisti ai quali viene chiesta una rilettura di quello spirito di immediatezza e di relazione/interazione con l’individuo alla base della filosofia e dell’estetica “intermedia” Fluxus. Dopo George Maciunas, George Brecht, Wolf Vostell e Nam June Paik sarà la volta di Giuseppe Chiari.

La mostra, allestita in AuditoriumArte, si inaugurerà il 29 aprile e resterà aperta al pubblico fino al 12 giugno. Dopo l’inaugurazione della mostra il 29 aprile, alle ore 21 in Teatro Studio, si terrà la performance live di Alvin Curran “Chiari ossia dj Beppe meets King Kong da Beethoven”. La serata è uno degli eventi di Afterfluxus, il ciclo di performance e spettacoli organizzati in occasione delle mostre fluxus.

Una mostra tutta “Made in Italy” da Gagosian

In occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia, Gagosian Gallery il 27 maggio inaugura Made in Italy, un’importante mostra collettiva nel suo spazio romano di Via Francesco Crispi 16. Curata da Mario Codognato, la mostra intende tracciare un inedito percorso italiano attraverso l’opera di alcuni tra i maggiori artisti degli ultimi 60 anni: Georg Baselitz, Jean Michel Basquiat, Joseph Beuys, Marcel Duchamp, Alberto Giacometti, Douglas Gordon, Andreas Gursky, Damien Hirst, Howard Hodgkin, Mike Kelley, Jeff Koons, Louise Lawler, Roy Lichtenstein, Richard Prince, Robert Rauschenberg, Gerhard Richter, Richard Serra, Cindy Sherman, David Smith, Thomas Struth, Cy Twombly, Andy Warhol, Lawrence Weiner.

L’irresistibile attrazione esercitata dal “Bel Paese” nei confronti degli artisti del resto del mondo affonda le radici nel passato profondo e, com’é noto, conosce il momento di splendore a cavallo tra Settecento e Ottocento, all’epoca del cosiddetto Grand Tour, quando artisti-viaggiatori inglesi, americani, francesi e tedeschi varcano le Alpi per sperimentare da vicino la grande tradizione classica conosciuta solo sui libri, i capolavori di un passato idealizzato, ma anche il brivido provocato da uno stile di vita diverso e alternativo rispetto a quello che conoscono in patria.

Tutto è connesso 2 al Castello di Rivoli

Il Castello di Rivoli presenta al pubblico Tutto è connesso 2, un nuovo allestimento della collezione permanente, in continuità con la più ampia ridefinizione degli spazi dedicati alla precedente mostra Tutto è connesso. La rassegna, che si tiene nelle sale storiche al primo piano della Residenza Sabauda, è stata ideata come ulteriore riflessione sul percorso espositivo basato sulle opere della collezione. Come ormai tradizione del Museo, le opere sono state allestite con il determinante contributo degli artisti, dialogando con la particolarità architettonica delle sale storiche del Castello.

Tutto è connesso 2 offre al pubblico la possibilità di incontrare acquisizioni inedite o depositi a lungo termine mai esposti prima al Museo. Sono esposte opere di Allora&Calzadilla, che presentano Stop, Repair, Prepare: Variations on Ode to Joy for a Prepared Piano (Fermati, ripara, prepara: variazioni all’Inno alla Gioia per un pianoforte modificato) del 2008, ambiziosa performance che viene eseguita nella sala 14 durante gli orari di apertura del Museo dal 23 maggio al 12 giugno. Domenica 5 giugno è inoltre in programma un incontro aperto al pubblico con gli artisti, che rappresentano gli Stati Uniti alla prossima Biennale di Venezia.

E TRE! RITORNA HAPPYSPRITZ@GUGGENHEIM

Dopo il lavoro? Appuntamento al museo, per stare in compagnia tra amici, opere d’arte, ottima musica, e un buon aperitivo, in una parola happyspritz@guggenheim!. È questa la formula vincente che la Collezione Peggy Guggenheim, insieme ad Aperol, ha lanciato nel 2009 e che quest’anno, per il terzo anno consecutivo, ripropone dopo il sorprendente successo delle edizioni precedenti.

Il 2, 9, 16, 23 maggio, dalle 19 alle 21.30, ingresso al museo a 7 euro (gratuito per i possessori di Young Pass, la membership Guggenheim per gli under 26) con la possibilità di visitare la collezione e la mostra temporanea dedicata agli artisti ribelli dell’avanguardia vorticista, fuori dal consueto orario di apertura. Compresi nel biglietto d’ingresso, due spritz, accompagnati da un dj set live e da invitanti aperitivi. Il programma musicale delle quattro serate sarà a cura di Ricky Russo/In Orbita.

Siamo ancora fermi a parlare di Street Art e vandalismo

Art in the streets, la nuova mostra “definitiva” sulla street art lanciata da Jeffrey Deitch nel suo MOCA di Los Angeles non sta raccogliendo le critiche positive che in molti si aspettavano. Molti magazine d’arte statunitensi hanno infatti bollato la mostra con un “niente di nuovo sotto il sole” che ci lascia un poco stupefatti, specialmente dopo che il volpone Deitch aveva annunciato Art in The streets come la prima grande mostra dedicata a questa meravigliosa tecnica artistica.

Alle polemiche per così dire di settore si sono però unite quelle della polizia di Los Angeles che in questi giorni è alle prese con una bizzarra vicenda legata alla mostra ospitata dal MOCA. Va detto che molti fans hanno comunque gradito l’evento: “Sono contento di poter vedere che la street art è stata promossa da vandalismo a vera e propria forma espressiva. Los Angeles poi è la patria della street art e questa mostra è un vero  e proprio riconoscimento” ha dichiarato Greg Linton, un art blogger che spesso scrive articoli riguardanti la scena street locale.

LE VOYAGE INITIATIQUE – TRE FOTOGRAFI, TRE COLORI, TRE PASSI VERSO LA METAMORFOSI

In collaborazione con Offset e inserito nel progetto Revolt: T R E, un percorso che va dagli albori dell’unità nazionale (e ciò che ne rimane) passando da piccoli frammenti sonori provenienti da frangenti culturali eterogenei, per poi proiettarsi in uno spazio visivo di alta ricercatezza formale a-temporale, onirico e iperrealista. Stupore, analisi, sintesi. Attraverso l’incrocio di sguardi di fotografi italiani e stranieri, LE VOYAGE INITIATIQUE (dal 6 all’8 Maggio 2011 – Officina delle Arti – Via Brigata Reggio, 29 – Reggio Emilia) immagina un percorso di trasformazione intima, segreta e simbolica dell’essere umano da Albero Secco ad Albero Fiorito.

Il processo alchemico non è solo un viaggio iniziatico a livello spirituale, ma anche a livello fisico e materiale; la chimica alchemica é indissolubile dall’aspetto più metafisico e mistico. Se l’Uomo trasmuta nella sua intimità, anche il mondo esterno cambia, il Paese dunque e, ad un livello più ampio, il pianeta. Così in alto come in basso, insomma, in un percorso in cui il microcosmo è in relazione con il macrocosmo e l’Uomo è in relazione con l’Ambiente. VERDE (Viriditas), BIANCO (Albedo) e ROSSO (Rubedo) diventano i colori di tre delle fasi del processo alchemico, momenti di una trasformazione auspicata del Paese e dell’essere umano.

“X” La collettiva erotica da Giò Marconi

La galleria Giò Marconi di Milano inaugura oggi la mostra “X”, collettiva erotica che raccoglie i lavori degli artisti Nader Ahriman, Bruno Di Bello, Judith Bernstein, John Bock, Monica Bonvicini, Nathalie Djurberg, Keith Farquhar, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Robert Heinecken, Dorothy Iannone, Sarah Lucas, Man Ray, Dasha Shishkin, Andreas Slominski, Francesco Vezzoli.

Nei disegni e nei collage di Nader Ahriman (Shiraz 1964) le astrazioni filosofiche di matrice idealista prendono forma attraverso l’intervento grafico dell’artista. Cinema e antichità vengono filtrati in chiave erotica, fondendo estetica e contenuto. Bruno Di Bello (Torre Del Greco 1938, vive e lavora a Milano) partecipa alla collettiva con una “Variazione su una foto di Man Ray” realizzata nel 1976 su tela fotografica. Attraverso la scomposizione dell’immagine di Kiki, musa del maestro, Di Bello rilegge l’esperienza delle avanguardie storiche sviluppando un’idea dell’arte come riflessione sulla suo storia.

Cyprien Gaillard si sbronza e perde la faccia

Nel corso dei vari esperimenti di Land Art del passato, molti artisti erano soliti lasciar “distruggere” la loro opera dalle forze della natura. In seguito altre menti creative si sono cimentati nella produzione di opere momentanee. Oggi però vorremmo parlarvi di Cyprien Gaillard, artista decisamente meno illuminato rispetto ai suoi predecessori che ha recentemente creato un’opera temporanea la quale  ha coinvolto il pubblico in una maniera alquanto insolita.

L’artista è attualmente protagonista assoluto di The Recovery of Discovery, mostra personale al KW Institute for contemporary Art di Berlino (27 marzo – 22 maggio 201). In occasione del prestigioso evento, Gaillard ha pensato ad una sorta di monumento destinato a sparire grazie all’aiuto dei visitatori. L’opera in questione è una sorta di piramide a gradoni costituita da cartoni pieni di bottiglie di birra.

Conrad Ventur alla 1/9unosunove di Roma

La galleria 1/9unosunove di Roma presenta al pubblico (dal 20 aprile al 28 maggio 2011) la seconda mostra personale in Italia dell’artista americano Conrad Ventur (1977, Seattle). La ricerca artistica di Conrad Ventur si concentra sulla citazione, la memoria, la fama e la ripresentazione di performance storiche attraverso l’uso di archivi e nuovi media per sottolineare gli effetti del passaggio del tempo. In occasione di Over the Long Haul l’artista presenterà la raccolta completa dei suoi Screen Tests Revisited: tra il 2009 e il 2011 Ventur ha ricreato tredici degli Screen Tests di Andy Warhol (i primi film sperimentali realizzati dall’artista negli anni Sessanta) filmando i soggetti originali della Factory, tra cui il poeta John Giorno, l’attrice Mary Woronov, lo scrittore Taylor Mead e Mario Montez, la leggendaria star del cinema underground.

Conrad Ventur li ha filmati nello stesso modo in cui furono ripresi 45 anni fa: in bianco e nero, senza suono, in slow-motion. I modelli comunicano una certa candida familiarità con Ventur, quasi suggerendo l’ormai definitivo crollo di quel mondo ossessionato dalla giovinezza su cui poggia la cultura popolare. Passato e presente si intrecciano in una narrativa cinematografica che unisce decenni allo stesso modo in cui riattiva i nostri legami con la cultura popolare e memorie sociali condivise.

Un lungo sospiro di sollievo – Fleeting Beauty da Nicoletta Rusconi

Respira a lungo, senti: il profumo è cambiato, aria di primavera. Così entrando nella galleria di Nicoletta Rusconi di Milano sembra che una brezza lieve accarezzi la faccia: colori tenui, fiori, ricami, una potente dose di femminilità. Eppure si sa che le donne nascondono sempre una faccia e il trabocchetto è dietro l’angolo. Il pretesto per unire l’operato di queste due “giovani” artiste è una riflessione necessaria sul concetto di bellezza, un tempo fondamento della ricerca artistica, oggi soppiantato da altre necessità come il disgusto o lo scandalo(ma davvero abbiamo queste necessità?).

Eppure di bellezza ne avremmo bisogno e ancor di più di riflessione su, perché, per assurdo, nella società dell’immagine si è perso il contatto con la sublimazione della bellezza nelle forme di espressione artistica.Questa certo è una necessità per me, che credo poco nel botulino e molto invece nella complessità dietro ad una parola così abusata come bellezza: oggi tutto è bello o brutto, ma non si spiega mai il perché.