Hans Schabus a Firenze da Base/Progetti per l’arte

BASE / Progetti per l’arte presenta la mostra di Hans Schabus dal titolo “Mamma mia” pensata appositamente per l’occasione (dal 18aprile al 5 giugno 2011).  In questo progetto l’artista propone una riflessone sulla possibilità degli oggetti di uso quotidiano di comunicare la relazione personale che le persone stabiliscono con essi. Questo approccio porta l’artista a mettere in crisi il concetto molto di moda di opera “site specific”, mettendo in evidenza che oggi questo temine non può più riguardare soltanto la relazione formale tra l’opera e lo spazio fisico che la contiene, ma deve comprendere anche il rapporto con il contesto ambientale e sociologico in cui essa si trova ad agire.

L’artista stesso descrive cosÏ il suo contributo per BASE / Progetti per l’arte: “Si tratta di tre opere autonome che stabiliscono una strana relazione tra di loro. La prima opera è un lavoro personale. Si tratta di una mia lettera posta in una cornice. La lettera è un compito che mi ha assegnato la mia insegnante di italiano, poi corretta da lei, in cui cerco di presentarmi e dire chi sono. La seconda opera è un lavoro scultoreo. La forma è quella di un piede di un mammuth in vetroresina, tagliato all’altezza della pancia. Questa opera Ë una continuazione dell’installazione “Klub Europa”, lavoro che ho mostrato all’ultima Biennale di Berlino e che evocava un’esigenza di confronto con il passato e il problema della sua spettacolarizzazione.

Allegory of the cave

“Allegory of the cave” nasce dalla collaborazione tra Quattrocentometriquadri gallery (Ancona), sede che ospita il progetto, e Zelle Arte Contemporanea (Palermo). La mostra a cura di Guillaume Von Holden affronta l’attuale ricerca di un nucleo di artisti che, attraverso linguaggi spesso distanti, determina un sistema di traduzione semantica in grado di preservare l’immagine originale, la matrice, generando infine sottili spostamenti di senso.

Che si tratti della pittura minore dell’800 o della ritrattistica d’epoca romana, di vecchi giocattoli recuperati tra le macerie o di anonimi archivi fotografici, così come di testi medici e scientifici, ogni fascinazione da cui germogliano le opere di “Allegory of the cave” si compone all’interno di complesse relazioni, in un tempo primordiale, archetipico, rituale. Il “Mito della caverna” (La Repubblica, libro VII), la più conosciuta tra le allegorie di Platone, è probabilmente il pretesto più adatto per affrontare un’indagine sulla natura stessa della realtà, attraverso la codifica e la rappresentazione mentale degli oggetti del mondo di cui l’uomo non è in grado di ottenere la verità, conoscendo esclusivamente una copia di questa, ovvero l’effetto che la realtà esterna esercita sulle nostre menti.

MARCO BONGIORNI | MARCO STRAPPATO – LA RIPETIZIONE, QUALORA SIA POSSIBILE, RENDE FELICI

Dal 2 maggio al 2 luglio 2011 The Gallery Apart di Roma ospiterà la doppia personale di Marco Bongiorni e Marco Strappato, entrambi alla loro prima mostra nella capitale. Il titolo, scelto da Andrea Bruciati che per l’occasione ha anche scritto un testo disponibile in galleria, è tratto dagli scritti di Søren Kierkegaard, il filosofo della prima metà del XIX secolo secondo il quale la felicità è desiderio di ripetizione.

Marco Bongiorni, che vive e lavora a Milano, e Marco Strappato, da qualche mese trasferitosi a Londra, si incontrano per la prima volta confrontando ed unendo le loro ossessioni: il disegno per Bongiorni e l’immagine per Strappato sono più che una mera fonte di ispirazione, sono l’oggetto delle loro ricerche, il tema della loro ossessione; e l’ossessione, si sa, comporta la coazione a ripetere.

Marco Maria Giuseppe Scifo – Running Glance

La z2o Galleria | Sara Zanin di Roma è lieta di presentare la prima personale romana dell’artista Marco Maria Giuseppe Scifo dal titolo Running Glance. Sguardo rapido sulla realtà, corsa fugace (ed efficace a trasformare il quotidiano), occhiata offensiva sui problemi che devastano il diario planetario, Running Glance si pone come necessario antidoto riflessivo nei confronti di una natura addomesticata e maltrattata dal circuito internazionale.

Ricreazione felice di luoghi, cose, eventi e occasioni, l’opera di Marco Scifo rappresenta una azione di disapprovazione nei confronti di alcuni avvenimenti infelici della storia. Di collassi e di perdite di senno in cui l’uomo d’eternità s’arroga il vanto (Leopardi) e distorce, con noncuranza, l’organizzazione naturale del mondo. Ai fenomeni attuali di inaridimento della natura e della fantasia umana l’artista contrappone, con eleganza, un nuovo universo incontaminato in grado di riscattarsi, tuttavia, dai territori dell’ecologia e della denuncia tout court per dar luogo ad un comportamento culturale di chiara impostazione analitica che non dimentica di interrogarsi sulle ragioni e le implicazioni della propria attività (Menna).

DOWN THE RABBIT HOLE

Down the Rabbit Hole
Arnold Mario Dall’O – Massimo Giacon – Antonio Riello
fino al 25 maggio

LipanjePuntin artecontemporanea ha il piacere di presentare Down the Rabbit Hole, una mostra di Arnold Mario Dall’O, Massimo Giacon e Antonio Riello che tra reale e fantastico si inserisce nel filone tipicamente contemporaneo di ridefinizione del rapporto tra l’uomo e il mondo animale.

In un’epoca in cui anche gli scienziati hanno difficoltà a fissare i confini tra il mondo degli umani e quello faunistico, gli artisti contemporanei hanno spesso radicalizzato l’utilizzo degli animali al fine di porsi una serie di domande sulle grandi questioni quali ad esempio moralità o responsabilità e il loro contrario. D’altra parte è pur vero che una delle ragioni della continua attrazione da parte degli artisti visuali per il mondo animale deriva dal fatto che la bestia, sia essa un coniglio o un giaguaro, è spesso associata con il concetto istintivo di creatività: indagare attraverso l’arte ciò che è animale conduce evidentemente ad una maggiore comprensione di quello che significa essere umani.

Per Ben Vautier “La libertà non esiste”

La galleria Mara Coccia di Roma il 28 aprile dedica una mostra ad uno dei principali artisti Fluxus, movimento cui Ben Vautier aderisce fin dal 1962, dopo essere entrato in contatto con George Maciunas. Maestro «…nel gioco sistematico delle annessioni all’universo dell’arte di tutto ciò che sembrerebbe esserne fuori…», usa la sua scrittura dal tratto infantile per indicare tutto ciò che è arte, e allo stesso tempo per togliere ad ogni oggetto indicato la propria fisicità, facendolo assurgere a concetto astratto.

La libertà non esiste è il tema su cui si incentra l’esposizione che Ben Vautier ha realizzato per questa mostra. Intorno a questa iperbole, così viva nella quotidiana condizione dell’esistenza, l’artista ha realizzato circa trenta opere, fra tele, carte e oggetti soliti e insoliti, che riscatta e rimuove dalla memoria del passato per farne testimonianza di una visione priva di limiti, giocata sempre sull’azzardo.

Gli Itinerari inconsapevoli di Elena Arzuffi per Lithium project

Continua il ciclo espositivo Lithium presso la NOTgallery di Napoli che si prefigge di presentare le ultime esperienze nel campo della video-animazione d’autore. Questa volta, è il lavoro dell’artista bergamasca Elena Arzuffi a far da protagonista di  una personale, a cura di Alessandra Troncone che si terrà dal 21 aprile al 5 maggio.

I suoi Itinerari inconsapevoli si dispiegano in un universo frammentario in cui fotografia e disegno si avvicendano come elementi fondativi della narrazione. Tale peculiarità formale appare uno degli aspetti più interessanti del lavoro dell’artista; l’immagine fotografica, che appare sotto forma di frammento, di suggestione mnemonica, va gradualmente dissolvendosi per lasciar spazio al segno, un segno che potremmo definire sensibile, come filtro percettivo attraverso cui l’artista propone i suoi personali itinerari. Ma questo mix di medium non è l’unico elemento rilevante, non lo sarebbe almeno se non sottolineasse un processo narrativo complesso. Un’esperienza che per sua natura si presta ad essere assimilata e tradotta nella sensibilità altrui.

Attenti alla Russia, parte seconda

Mentre tutti erano distratti dalle mosse della Cina noi, in tempi non sospetti, avevamo lanciato una profezia: “attenti alla Russia”. Già, perché avevamo notato un grande fermento creativo da quelle parti.  Oggi, prendendo in esame la città di San Pietroburgo, è possibile notare come a distanza di un paio d’anni questa metropoli sia divenuta ancor più potente all’interno della scena dell’arte internazionale, affiancandosi a veri e propri colossi come Stati Uniti e Regno Unito.

In pochi mesi due sponsors privati hanno sovvenzionato i restauri di ben due musei, vale a dire l’Erarta Museum e il Novy Muzei (New Museum). Tra le altre cose l’Erarta Museum è un museo non-governativo e quindi oltre a disporre di una nutrita collezione di opere cercherà in futuro di generare un mercato attorno ad esse, cosa che anche i nostri musei dovrebbero fare, dopo una tanto sospirata privatizzazione. Questi due nuovi (o rinnovati) gioielli si uniscono al Museum of Nonconformist Art, un museo fondato 20 anni fa da un manipolo di agguerriti artisti che occuparono l’edificio per lanciare una nuova ondata di arte contemporanea al di fuori dalle consone regole della scena russa.

Aids-3d con Exotic Options alla T293 di Napoli

Per la sua prima mostra personale presso T293, (dal 15 aprile al 15  giugno 2011) il duo Keller/Kosmas (Aids-3d), ha adottato la posizione ambivalente di agente di mercato produttore-consumatore che naviga abilmente all’interno di una rete web valorizzata da una sfida commerciale, concettuale e creativa. Agendo come padrone di un buffet infinito, Aids-3d riveste in modo dinamico il proprio ruolo, decidendo, giustapponendo e creando un network per affrontare i rischi derivanti dal tentativo di realizzare opere uniche che soddisfino i criteri del marketing.

Il titolo della mostra è un’appropriazione indebita di un termine economico che indica un tipo di complesso derivato coniato dall’ingegnere finanziario Mark Rubinstein nel suo Exotic Options del 1990. Si tratta di operazioni rischiose riassunte dall’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker come “attività speculative e puramente finanziarie che hanno poco a che fare con l’economia americana.” L’uso di questi e altri strumenti astratti e di difficile comprensione hanno creato un mercato quasi tautologico, in cui le banche hanno pensato di eliminare i rischi per vincere in ogni situazione.

Gallery Girls, un reality show con le assistenti di galleria

Ne avevamo sentito parlare da alcune voci di corridoio ma ora la notizia è stata confermata lo scorso 6 aprile da un comunicato stampa emesso dall’emittente televisiva Bravo Tv. Stiamo parlando di una nuova forma di reality show tristemente connesso al mondo dell’arte contemporanea. Il nuovo show di Bravo Tv prenderà il nome di Gallery Girls e sarà presto trasmesso negli Stati Uniti dalla celebre emittente via cavo.

Ma di cosa si tratta? Ebbene, Gallery Girls seguirà le vicende di 6 ragazze di circa venti anni e residenti a New York. Queste giovani lavorano come assistenti nelle gallerie più cool della grande mela. Giorno dopo giorno lo spettatore medio avrà quindi modo di osservare le difficoltà di queste ragazze, alle prese con i loro boss e con il sistema dell’arte che le vuole sempre iper-presenti e soprattutto in lotta fra di loro per scalare i vertici.

Rolf Julius – Gray Music #1

Dieci anni dopo la prima, nel 2001, a cui seguirono quelle nel 2005 e nel 2007, per la quarta volta una mostra personale di Rolf Julius viene allestita a Torino per e/static. “Gray Music #1” è stata fortemente voluta dall’artista tedesco, purtroppo scomparso il 21 gennaio scorso, e la sua preparazione venne intrapresa già a partire dai primi mesi del 2010.

Ne faranno parte diverse opere, fra cui alcune, molto preziose, risalenti ai primi anni ’80: quella che da il titolo a tutta la mostra, 24 fotografie in bianco e nero giustapposte alla composizione sonora omonima (opera presentata in questa forma nel 1980 a Bremen per Pro Musica Nova), due serie di disegni, a inchiostro nero e a tempera ocra, realizzati nel 1983, nel periodo in cui Julius risiedette al PS1 di New York, e il celebre Music for the eyes del 1982, il lavoro forse più noto fra quelli realizzati dall’artista nella sua carriera.

Talia Keinan – Leave the little light on when I’m coming back home at night

La Galleria Riccardo Crespi di Milano presenta la prima personale in Italia dell’artista israeliana Talia Keinan a cura di Gabi Scardi. Il titolo, Leave the little light on when I’m coming back home at night (una breve canzonetta scritta dall’artista), evoca con levità l’ingresso in un immaginario di natura magico – evocativa.

Il percorso espositivo si snoda in un flusso organico sui tre livelli della galleria
. Tutti i sensi ne vengono sollecitati: la vista in primis che è chiamata a soffermarsi sugli enigmatici disegni e collage al primo piano (eseguiti con diversi materiali: olio, grafite, sabbia, gesso, china..). Il segno grafico di Keinan sgorga spontaneo in qualche angolo del foglio senza conoscere dove andrà a finire, affiora dalle viscere, scevro da ogni progettualità. Il limite tra realtà e illusione latita tra la semplicità dei soggetti rappresentati (uccellini che compongono l’anamorfosi di corolla di un fiore, una figura femminile sdraiata che si sdoppia come un battito d’ali di farfalla) e l’evocazione di un mondo extra-ordinario, misterioso. Una scultura-giradischi, The black river (2010), suona, con lo scorrere dell’acqua, una musica oscura, alleggerita solo dalla presenza di una piuma.

L’artista come il Rishi, una mostra sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea

Frutto della sinergia tra il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Sala 1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Bibliothè – Bhagavat Atheneum e l’associazione ASIA, la mostra L’artista come Rishi che inaugura il 5 maggio a Roma si interroga sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea, indagando relazioni e compatibilità tra esperienza artistica e conoscenza ultrasensibile; convergenza tra pensiero occidentale e orientale alla luce di una “metafisica unitaria”, ora di matrice laica ora religiosa, che come una corrente invisibile attraversando ogni civiltà e a distanza di molti secoli, ancora oggi ispira l’uomo nel suo desiderio di evoluzione.

L’artista come il Rishi, il veggente della tradizione vedica, può accedere a un mondo non confinato nei limiti percettivi dei sensi e della mente, ma quale gradazione ininterrotta di “piani segreti”: dall’Uno al Tutto, dalle tenebre alla luce, dal microcosmo al macrocosmo.

“Simultaneità degli opposti” con Mauro Di Silvestre e il collettivo Foschini/Iacomelli

Il 15 aprile 2011 alle ore 18:30 inaugura alla galleria Bianca Arte Contemporanea di Palermo la doppia personale dal titolo “Simultaneità degli opposti” con Mauro Di Silvestre e il collettivo Foschini/Iacomelli. Un appuntamento dedicato interamente alla pittura, una ricognizione sulla migliore e giovane figurazione contemporanea del centro Italia. Fino al 18 giugno 2011.

Simultaneità degli opposti è il titolo illuminante di un’opera scritta da Bruno Munari nel 1950. Una riconsiderazione della forma astratta, per spiegarla con le parole dell’artista “i segni sono delle forme appoggiate sul fondo, dove il valore è dato dall’energia, dal colore materico, dalle dimensioni, dai collegamenti, dagli spazi vuoti”, una descrizione che ben definisce i virtuosismi segnici di Di Silvestre e le figure fluttuanti di Foschini/Iacomelli. Una relazione puntuale dei rapporti formali che caratterizzano i due differenti approcci pittorici, fatti comunemente di vuoti e pieni, astrazioni tangibili che si riallacciano alla memoria e alle energie vitali di ricordi recenti.