Yuichi Higashionna, il Minimalismo si vince con l’ironia

Il minimalismo è sicuramente in tema con questi tempi di austerità economica. Tra i licenziamenti in massa, il petrolio che scarseggia e, parlando di arte, i tagli alla cultura previsti dai vari governi internazionali, anche il settore del contemporaneo si affaccia sempre di più ad estetiche composte e spartane, richiamando alla mente le geometrie di Donald Judd e soci. Sono tanti i giovani artisti che scelgono di perseguire la strada del minimalismo e di frequente ci si imbatte in gallerie semivuote, con poche ed algide opere a far da contrappunto allo spazio bianco.

Eppure questa corrente artistica silente e monumentale, criptica e solida, a volte viene tirata in ballo per fini ironici e divertenti. Ad esempio in questi giorni una prestigiosa galleria di Chelsea a New York mette in mostra un artista che reinterpreta il minimalismo in maniera distaccata ed irriverente, tanto per non prendersi troppo sul serio. Alla galleria Marianne Boesky, la mostra Fluorescent di Yuichi Higashionna (fino al prossimo 12 febbraio 2011) è sicuramente un valido esempio di minimalismo divertente e divertito.

Due video eventi alla Fondazione Bevilacqua La Masa

Doppio appuntamento alla Fondazione Bevilacqua La Masa, che nella sede di Palazzetto Tito, nei pomeriggi di mercoledì 19 e giovedì 20 gennaio 2011, ospiterà 2 eventi all’interno di un programma di incontri sulla video arte curati da Chiara Nuzzi e Camilla Salvaneschi nell’ambito del Laboratorio di tecniche di Allestimento tenuto da Cornelia Lauf con l’assistenza di Mara Ambrozic per il corso di Progettazione e Produzione delle Arti Visive dell’Università IUAV di Venezia.

Mercoledì 19 gennaio 2011 ore 16.30
Screen Saver

Progetto d’arte contemporanea composto da video e film d’artista dal carattere itinerante, ScreenSaver giunge alla suo terzo appuntamento. Mercoledì 19 gennaio alle ore 16,30 la rassegna sarà ospitata a Palazzetto Tito a Venezia, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, all’interno di un programma di incontri sulla video arte curati da Chiara Nuzzi e Camilla Salvaneschi e organizzati dal corso di Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, in particolare dal Laboratorio di Tecniche di Allestimento tenuto da Cornelia Lauf con l’assistenza di Mara Ambrozic.

Loris Cecchini / Sabrina Torelli – Nulla si crea nulla si distrugge tutto si trasforma

Garage42 è un format pensato per la nuova sede del Velan Centro d’Arte Contemporanea di Torino. Trasferitosi in via Saluzzo, il Velan center, con l’appuntamento garage42 propone due artisti, nei lavori dei quali siano riscontrabili delle assonanze, dei rimandi, sottolineati dall’accostamento nello spazio della galleria.

Il format intende sottolineare l’idea di uno spazio condiviso, che non è solo fisico, ma anche e soprattutto mentale. Una contaminazione di linguaggi, favorita, in fase progettuale, da un forte dialogo a tre, tra gli artisti e il curatore. Dopo il primo garage42, con Davide Bertocchi e T-yong Chung, per il secondo appuntamento – spiega la curatrice Francesca Referza– ho invitato gli artisti Loris Cecchini (Milano, 1969) e Sabrina Torelli (Reggio Emilia, 1966).

Demolito lo studio di Ai Weiwei

Ed alla fine la censura ed il regime oppressivo hanno nuovamente vinto la loro battaglia contro la libera espressione artistica. L’11 gennaio alle sei di mattina una squadra di demolitori si è recata presso lo studio di Ai Weiwei a Shanghai ed ha reso operativo il mandato di demolizione dello stesso spiccato dai vertici cittadini alcuni mesi fa. Sul luogo del misfatto si è recata anche una pattuglia di polizia per evitare rappresaglie o manifestazioni da parte dei sostenitori del celebre e coraggioso artista.

Ma, almeno stando a quanto riportato dai quotidiani cinesi, non si sono verificati scontri o altre tensioni. Circa due anni fa le istituzioni avevano incredibilmente invitato Weiwei a costruire uno studio in città, come previsto dal progetto di edificazione di un nuovo distretto artistico.

Primi appuntamenti del 2011 al MAXXI

Primi appuntamenti al MAXXI di Roma per il 2011, con un ospite d’eccezione e di grande prestigio: Hamish Fulton, artista internazionale famoso per le sue “camminate” che lo hanno portato a partire dagli anni Settanta a percorrere migliaia di chilometri nei cinque continenti, incontrerà il pubblico del MAXXI domani, giovedì 13 gennaio, alle ore 18.30.

“No walk no work” è infatti lo slogan che sintetizza il lavoro di Fulton, che ha origine nella pratica del camminare e nelle esperienze di  natura e conoscenza che ne derivano, elaborate in termini concettuali e minimalisti. Le sue opere – esposte nei principali musei di tutto il mondo – sono scarne ed essenziali, sebbene sempre legate a una particolare camminata , veri e propri “distillati d’esperienza”.

Reload abbatte il muro dell’indifferenza

Un muro di mattoni, un ostacolo che viene abbattuto, il tanto sospirato ricongiungimento fra la cittadinanza romana e la giovane arte. In questa simbolica performance-incipit eseguita dal pubblico si cela l’importanza di un evento come Reload, inauguratosi il 10 gennaio scorso nelle Ex Officine Automobilistiche di Via Alessandro Ghisleri 44 a Roma ed organizzato da Gian Maria Tosatti . Per arrivare al punto, in una capitale dove si aprono nuove ale museali, dove i più grandi archistar creano le loro più  avveniristiche architetture, dove schiere di curatori istituzionalizzati faticano a metter in piedi un programma espositivo e dove si pensa a dare il nome ad un ristorante più che a sfamare la gente con la cultura, Reload giunge come un’insperata ancora di salvezza a cannibalizzare il gap tra pubblico e offerta culturale del territorio, tra artisti emergenti e spazi espositivi.

A ribadire l’importanza della manifestazione la presenza all’opening dell’Assessore alle Politiche Culturali Umberto Croppi, dimostratosi più volte sensibile alle operazioni indipendenti. Reload, oltre ad oggettivare quella tanto sospirata e mai concretizzata project room per l’arte emergente, ha dimostrato alle istituzioni che per attirare il pubblico all’interno di eventi culturali non è necessario disporre di cifre spropositate o di nomi altisonanti ma di creatività, impegno e tanto spirito di condivisione.

La presenza e l’assenza nel mondo dell’arte contemporanea

Il mondo dell’arte dei nostri giorni è costantemente ossessionato dal concetto di presenza. Artisti, critici, gallerie nessuno riesce a sottrarsi ad un presenzialismo dove l’apparire sembra contar più dell’essere ma esserci è fondamentale per non sparire e venir dimenticati. Eppure non tutti scelgono la strada dell’iper-promozione della propria immagine come unica ragion d’essere. Una voce fuori dal coro del presenzialismo è da ricercarsi nella figura mitologica dell’artista Lee Lozano (1930-1999) che giunta ad un buon grado di notorietà nel 1970 decise di sparire progressivamente dal mondo dell’arte, finendo poi per farsi seppellire in una tomba completamente anonima.

Forse questo esempio potrebbe sembrarvi un poco eccessivo ma c’è da dire che le opere di Lee Lozano sono riuscite ad oltrepassare la presenza fisica dell’artista, giungendo sino ai nostri giorni con una potenza creativa inalterata. Sparire dalle scene per poi esser comunque presente tramite la sola forza della propria arte è anche il segno distintivo di artisti come Tehching Hsieh che decise di non mostrare in pubblico la sua arte dal 1986 al 1999 (performance intitolata Thirteen Year Plan) salvo poi ritirarsi definitivamente dalla scena artistica il 1 gennaio del 2000 mediante un comunicato-performance su cui era possibile leggere “Mi sono tenuto in vita, ho passato il 31 dicembre 1999″.

Veterani e street artists manifestano contro il MOCA in favore di Blu

Sembrava che tutto si fosse spento assieme alle festività natalizie ed invece le polemiche scatenate dall’atto di censura operato da Jeffrey Deitch ai danni dello street artist italiano Blu si sono improvvisamente riaccese una manciata di giorni or sono. Come ben saprete il MOCA di Los Angeles aveva invitato Blu a creare un enorme murale sul muro nord della Geffen Contemporary. Ebbene l’opera era stata realizzata proprio davanti un sito dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale e ad un ospedale dedicato ai veterani. Blu aveva realizzato delle bare con sopra dei biglietti da un dollaro al posto delle classiche bandiere che solitamente cingono il feretro dei caduti in battaglia.

Per evitare chissà quali polemiche e per non offendere la memoria dei veterani di guerra, Deitch (direttore del MOCA) aveva quindi deciso di cancellare il murale di Blu, contro il volere di quest’ultimo. Ma come avevamo detto all’inizio di questo articolo, le scuse di Deitch non sono servite a placare le ire di chi lotta per la creatività e per la libertà. Lo scorso 3 gennaio infatti una crew di street artists e di veterani di guerra si è raccolta davanti al parcheggio antistante al Geffen sfidando il freddo e Deitch in persona.

The Wall (Archives) al Progetto Reolad Roma

Da lunedì 10 fino al 15 gennaio il Progetto Reload Roma ospiterà l’evento The Wall (Archives) curato da  Pietro Gaglianò. Il progetto consiste nella creazione di un archivio compilato attraverso i contributi formali o teorici di artisti, curatori, professionisti di diverse discipline sul concetto di muro, inteso nella sua declinazione geopolitica, sociale, morale. L’archivio si muove di città in città ampliandosi col lavoro degli artisti incontrati nel percorso.

Alla fine della mostra nel tunnel l’archivio resterà aperto e consultabile in uno degli altri spazi di Reload. Durante i due mesi del progetto il curatore incontrerà gli artisti di Roma e li inviterà ad aggiungere propri file all’archivio. Ho chiesto ad amici, artisti, curatori, professionisti di diverse discipline, di inviarmi un contributo formale o teorico per creare un archivio sul concetto di muro, inteso nella sua declinazione geopolitica, sociale, morale.

L’Italia e le troppe scene dell’arte emergente

La scena dell’arte emergente italiana. In verità sarebbe più corretto parlare di scene della giovane arte, poiché le divisioni presenti all’interno del nostro paese sono ancor più evidenti quando si parla di creatività. Tali sottoinsiemi di un grande insieme appaiono slegati da quest’ultimo e questo inutile frazionamento rappresenta il punto debole dell’arte emergente del tricolore. Unendo tutte queste diversità l’Italia potrebbe sfruttare al meglio la sua forza creativa, inserendosi nel gruppetto delle nazioni che “contano”. Unità e collaborazione è quindi l’auspicio e l’esortazione che ci sentiamo di rivolgere a tutti gli addetti del settore, all’insegna di un 2011 proficuo per la giovane arte italiana. Ecco quindi l’analisi delle varie scene presenti sul nostro territorio:

La scena delle fondazioni, associazioni ed altre organizzazioni che hanno come obiettivo la  promozione dell’arte emergente gioca un ruolo importante nel nostro paese. Questi organismi generalmente si propongono come piattaforme per la sperimentazione ma spesso e volentieri supportano nomi già noti al mainstream. Si gioca sul sicuro con meno rischi e si punta su artisti con buoni dealers alle spalle. Ogni fondazione ha il suo gruppo di giovani artisti ben distinto.

Banksy in corsa per le nomination al premio Oscar

Come ben saprete il nostro beniamino della street art Banksy ha recentemente prodotto il celebre documentario Exit Through the Gift Shop: “E’ la storia di come un uomo decide di filmare l’infilmabile, fallendo miseramente. L’uomo vuole fare un film su di me, tutto all’interno della pellicola è vero specialmente nei pezzi dove tutti mentono” dichiarò Banksy lo scorso hanno in concomitanza con l’uscita del film. Ed a distanza di tempo dobbiamo dire che la sua fatica è senz’altro una meravigliosa e surreale incursione in un mondo dell’arte prono su se stesso.

In questi ultimi tempi inoltre il film ha generato una sempre più crescente attenzione tra il pubblico e la critica, anche grazie alla nomination come miglior documentario dell’anno all’Independent Spirit Awards e al British Independent film Awards. Lo scorso dicembre inoltre la Los Angeles Film Critics Assn. Ha nominato Exit Through the Gift Shop come il secondo miglior documentario dell’anno e lo scorso lunedì la Online Film Critics Society l’ha definito il miglior documentario dell’anno.

Achtung! Achtung!, arte e memoria per non dimenticare

Giovedì 13 gennaio 2011 alle ore 18:30 inaugura presso l’ Ex Gil di Roma (Largo Ascianghi 5) la mostra collettiva Acthung! Achtung!, evento di arte contemporanea, organizzato dalla Glocal Project Consulting a cura di Micol Di  Veroli e Barbara Collevecchio. Attraverso la carica creativa di 21 artisti sarà resa oggettiva la condivisione universale e sociale del dramma dell’Olocausto.

Sei milioni di ebrei. A questo impressionante numero si aggiungono i disabili, gli omosessuali, i soldati sovietici, gli oppositori politici, i rom ed altre vittime innocenti. Sono numeri che descrivono volti, storie e sentimenti orribilmente calpestati dal sistematico sterminio compiuto dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale. Olocausto e genocidio sono simboli dell’odio che potrebbero manifestarsi anche nella nostra pacifica realtà contemporanea. Per far sì che tutto questo non accada, la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico e di tutte le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo.

Candida Höfer – Kuehn Malvezzi a Bologna

La Galleria Marabini inaugura il 28 gennaio  la terza mostra personale dell’artista tedesca Candida Höfer presso gli spazi bolognesi dell’ex-chiesa della Neve. Candida Höfer/Kuehn Malvezzi, questo il titolo dell’exhibition, porterà per la prima volta in Italia nove opere fotografiche che l’artista Candida Höfer, una delle più importanti figure della Scuola di Düsseldorf, ha realizzato dal 2002 ad oggi. I lavori, frutto della collaborazione tra la fotografa e gli architetti berlinesi Kuehn Malvezzi, vogliono sottolineare la possibilità di uno scambio tra architettura, fotografia e presentazione.

Le opere esposte fanno parte di un progetto più ampio, una mostra itinerante, Candida Höfer Projects: Done, che tra il 2009 e il 2011 è stata ospitata in alcuni tra i più importanti centri per l’arte contemporanea in Europa: Museum Morsbroich, Leverkusen, Germania (15 Maggio – 2 Agosto 2009); MARCO, Museo de Arte Contemporánea de Vigo, Spagna (26 Febbraio – 23 Maggio 2010); CAAC, Centro Andaluz de Arte Contemporánea, Sevilla, Spagna (5 Giugno – 3 Ottobre 2010).

Michael Johansson al The Flat Massimo Carasi di Milano

Dal 13 gennaio fino al 28 febbraio 2011 The Flat Massimo Carasi di Milano presenta al pubblico Familiar Abstractions, progetto inedito site specific di Michael Johansson. Il 35enne artista svedese, apprezzato per i suoi spettacolari accorpamenti di oggetti d’uso comune (che spaziano dagli articoli più minuscoli alle sorprendenti cataste di cargo container con tanto di trattori agricoli incastonati all’interno) allestirà un progetto inedito per il piano interrato della galleria, presentando alcune sculture a pavimento ed una opera monocroma site specific di rilevanti dimensioni.

L’opera di Michael Johansson si impernia sulla raccolta e la maniacale misurazione degli oggetti. Tale processo conduce l’artista alla realizzazione di agglomerati eterogenei il cui significato minuziosamente calibrato e sempre differente. Forme e colori sembrano avvinte indissolubilmente, saldate da uno sconcertante magnetismo. Un oggetto comune quale una seduta, rappresenta per Johansson la metafora di uno spazio familiare da organizzare e riempire in ogni interstizio interpretandone ogni volta la natura.