Flavio Favelli – Manatthan Club

Da martedì 22 novembre 2011 la galleria Cardi Black Box ospita la prima personale milanese di Flavio Favelli (Firenze, 1967) intitolata Manatthan Club, a cura di Art At Work. L’ampia mostra, che occuperà entrambi i piani della galleria, sarà l’occasione per conoscere e approfondire la poetica di Flavio Favelli, che si caratterizza come una sorta di viaggio nella memoria individuale attraverso l’accumulo di oggetti, che l’artista rielabora, modifica, combina tra loro e trasforma in altro.

Una ricostruzione (non filologica ma giocata sul piano dell’emotività) per immagini e segni di un passato personale, che tuttavia si può intendere anche come volontà di attivare la rievocazione di una storia recente, quella dell’Italia degli anni ’60 e ’70. Manatthan Club racconta infatti la storia dei consumi – attraverso mobili, luci al neon, tappeti, collage di immagini e di francobolli di cui Favelli amplifica il potenziale poetico – che diventa a sua volta metafora della trasformazione socio-culturale di un’Italia che, uscita dal dopoguerra, si spogliava della sua dimensione provinciale e si convertiva in società di consumo.

Fluxus–African Contemporary Art: William Kentridge

Sabato 19 novembre a Reggio Emilia, nell’ambito di una serie di iniziative dedicate all’Africa e all’arte africana, si rende omaggio all’artista sudafricano disegnatore, autore di cortometraggi di animazione e non, regista teatrale e di opera, scenografo, William Kentridge, uno dei più significativi protagonisti dell’attuale scena internazionale. Nello Spazio Gerra (piazza XXV Aprile 2), alle ore 18.00 sarà inaugurata alla presenza di S.E. Thenjiwe Mtintso, ambasciatrice del Sudafrica in Italia, la mostra Fluxus–African Contemporary Art: William Kentridge.

La rassegna comprende una selezione di video tratta dai famosi 9 Drawings for Projection, nove film creati e diretti, tra il 1989 e il 2003, da William Kentridge con una originale tecnica cine-animata, lo stop motion, dove si narra la storia del Sudafrica, nel suo passaggio dall’apartheid alla democrazia. L’evento inserito nell’ambito del ciclo di mostre Fluxus–African Contemporary Art – un’expo italiana sull’arte contemporanea africana, curata da Daniela Palazzoli, è promosso dalla Fondazione Sindika Dokolo di Luanda (Angola) e dall’Associazione culturale Flag No Flags di Reggio Emilia in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia in partnership con l’Ambasciata del Sudafrica, la Fondazione Mondo Insieme, Reggio nel Mondo, Istoreco, Europe Direct Carrefour Europeo Emilia.

Hermann Nitsch allo Spazio 12

Lo Spazio12 (Barasso-Va) inaugura il 19 novembre una mostra personale dedicata all’artista Hermann Nitsch nato a Vienna in Austria nel 1938 con una serie di lavori “Relitti-OMT” così chiamati dall’artista stesso,essendo il risultato (o quello che resta) delle sue performance bubbliche praticate (come noto) in diversi luoghi del mondo.

Hermann Nitsch dal 1957 che si dedica alla concezione del suo (OTM),“Orgien Mysterien Theater” il teatro delle orge e dei misteri; l’OMT è una nuova forma di arte totale (Gesamtkunstwerk) che coinvolge tutti e cinque i sensi, in cui, con intenti freudianamente liberatori, gli elementi profondi sensoriali-pulsionali affiorano attraverso uno stato di eccitazione psico-fisica.  Forte è il rapporto dell’Orgien Mysterien Theater con le cerimonie rituali e religiose dei popoli arcaici durante le quali si sacrificavano animali e si spargeva il loro sangue e le loro interiora; una violenza senza freni che consentiva di liberare l’energia interiore, passaggio necessario per arrivare alla purificazione e alla redenzione.

Le Polaroid di Nobuyoshi Araki

Il processo polaroid è ideale per la visualizzazione immediata del soggetto ripreso. Nobuyoshi Araki non poteva sfuggire al suo fascino seduttivo, proprio lui che sulla seduzione ha fondato fama e mito. La selezione in mostra dal 19 novembre presso la Chiesa dell’Alba in occasione di Lucca Photo Fest rappresenta il ventaglio dei suoi interessi, o meglio dei soggetti che stimolano la sua fantasia: nudi femminili, ovviamente, fiori, il cielo di Tokio e piccoli oggetti kitsch.

Junichi Shioda, curatore del Tokio Museum of Contemporary Art, commenta: “Le fotografie di Araki sono uno specchio che riflette la realtà nella quale viviamo. Questa realtà include Tokio, una città di energie forti e vuoto umano, lo schiamazzo dei quartieri di divertimento, la casualità degli eventi nella vita quotidiana, le sensuali donne nude, amore e sesso, il cielo e i fiori, vita e morte.”  Ciò che più impressiona il pubblico occidentale è la sua fotografia di nudo femminile, di certo carica di erotismo che spesso non viene compreso, meglio frainteso quale fosse la rappresentazione della donna oggetto.

Arte e danza si compenetrano al Centre Pompidou di Parigi

Il Centre Pompidou di Parigi presenterà la mostra Danser sa vie, evento senza precedenti dedicato al rapporto tra danza e arti visive, dal 1900 ad oggi. La mostra (che inaugurerà il prossimo 23 novembre) coprirà oltre 2.000 metri quadri dello spazio espositivo e proseguirà una vecchia tradizione del Centro fondata sulla valorizzazione di importanti spettacoli multidisciplinari, una tradizione che il suo presidente Alain Seban vuole far rivivere. Il tema sarà esplorato attraverso opere delle più grandi figure artistiche del 20° secolo, i contributi dei movimenti fondatori del modernismo artistico e le sperimentazioni in corso di importanti artisti contemporanei e ballerini.

Danser sa vie illustra come la danza e le arti visive hanno innescato la scintilla della modernità, ispirando sia i movimenti artistici più importanti e le figure chiave che hanno fatto la storia dell’arte moderna e contemporanea. La mostra in tre atti mostrerà come l’arte e la danza hanno esplorato il corpo in movimento. Danser sa vie ci permetterà quindi di scoprire questo aspetto nascosto delle avanguardie dell’arte come fonte costante di ispirazione per l’arte contemporanea, stabilendo un dialogo tra tutte le discipline, dal coreografico alle arti visive, dalla pittura al video.

Camouflage – Mario Consiglio e Yonel Hidalgo Perez

Nell’anno delle celebrazioni dell’unità nazionale, la mostra Camouflage allestita a Palazzo Lucarini Contemporary (Ex-Flash Art Museum) di Trevi (PG) pone in discussione la retorica mediatica cresciuta intorno al concetto d’identità. I due artisti, Mario Consiglio e Yonel Hidalgo Perez, esplorano la loro personale esperienza quotidiana del vivere in terra straniera attraverso linguaggi e modi differenti, concretizzandone il senso in un soggetto ibrido, che fonda la sua identità nella contaminazione e nel cambiamento.

Tutto il percorso della mostra, sapientemente curata da Maurizio Coccia e Mara Predicatori, testimonia, attraverso il “camouflage” di oggetti e soggetti animali, un’attitudine al cambiamento indispensabile per sopravvivere nella mobilità contemporanea. Stanza dopo stanza, è possibile percepire i differenti approcci al tema grazie ad un allestimento che colloca i lavori dei due artisti unitamente negli stessi ambienti. A seconda di una serie di rimandi contenutistici o formali,  si nota tuttavia una certa diversità nell’affinità.

Insites – Collecting memories to build future

La mostra Insites, Collecting memories to build future che inaugura il 22 novembre da The Gallery Apart di Roma è  il momento cruciale di un incontro tra 5 studentesse di arte della Cornell University e la scena romana emergente. Le studentesse scelte da Luana Perilli, hanno mosso i primi passi nella scena dell’arte della città ricevendo feedback e apprendendo come introdurre e presentare la loro ricerca: dalla produzione di un portfolio e di uno statement, agli studiovisit e agli appuntamenti con giovani professionisti fino alla realizzazione di una mostra in una galleria commerciale della città, The Gallery Apart.

Le cinque artiste nate negli anni ’90 manifestano un interesse comune per la memoria e sulle sue dinamiche di accumulo, riflessione, finzione e stratificazione. L’esperienza romana ha innescato percorsi diversi nello sguardo di cinque giovanissime americane sulla città eterna, sulle sue contraddizioni e sul desiderio di fissare l’esperienza multiforme della memoria privata e collettiva. 

Performance o Teatro? (non) ce lo spiega James Franco

Di articoli riguardanti le mirabolanti imprese dell’attore James Franco ne abbiamo scritti parecchi. Ebbene, non vogliatecene perché proprio in questo momento ne state leggendo un altro. Il problema è che il celebre divo di Hollywood sembra esser divenuto una sorta di esempio principe per illustrare lo sconfinamento del teatro all’interno del vasto mondo della performance e viceversa.

Del resto agli albori della performance art troviamo proprio le prime forme di happenings (che hanno dato vita alla performance art) partorite dalla mente del geniale Allan Kaprow prendevano le mosse proprio dal teatro per sviluppare in seguito elementi ancor più sperimentali. Il problema è che queste indagini sono nate cinquant’anni fa ma molti artisti dei nostri giorni cercano di spacciarle per ricerche odierne e soprattutto fresche. Quando la performance art non aggiunge nulla di più al teatro sperimentale, allora il senso stesso di questa disciplina si perde definitivamente.

Mr. Brainwash, ancora Art Basel per dimostrare di essere artista

Mr. Brainwash lo spaccone, il finto street artist o il vero naif della street art, il sognatore, il pazzo. Molti, pensando all’identità segreta di Banksy, hanno pensato a lui ed alla fine un legame tra Brainwash al secolo Thierry Guetta ed il beniamino della street art esiste sul serio. Banksy ha infatti utilizzato le immagini video di Guetta per il suo documentario Exit through the Gift Shop (2010), pellicola pluripremiata che è subito entrata nel cuore di tutti gli aficionados della street art.

Chi ha visto il documentario sa già che Mr. Brainwash non si separa mai dalla sua videocamera, che ha seguito per anni i più grandi street artists del mondo ed in seguito ha fagocitato le loro estetiche per poi mixarle nelle proprie opere. Mr. Brainwash si è inventato artista e nel 2008 ha prodotto ed organizzato una mostra titanica dal titolo Life is Beautiful in un magazzino abbandonato di Los Angeles. La mostra è stata un successo ma Guetta vi aveva puntato tutti i suoi risparmi, tutto (anche la casa) sulla sua prima faraonica mostra. Ed ora le fatiche di Mr.Brainwash sono state ripagate, l’uomo che si è autoproclamato artista ha beffato anche il mercato raggiungendo quotazioni record (120.000 dollari) per alcune delle sue opere all’asta che di fatto triplicano le stime previste.

Giovedì difesa: Phase 7

Stavolta addirittura non l’ho nemmeno trovato in originale, ma doppiato in inglese, con sottotitoli in italiano però si. Il film argentino scritto e diretto dal regista Nicolas Goldbart è una mista di fanta horror e parodia di se stesso, ne viene fuori un grottesco con momenti di suspence e di ironia surreale mai demenziale.

Un edificio in un mondo in quarantena, un uomo che cerca di difendere la sua donna in cinta e la degradazione che lentamente si impadronisce di tutti gli inquilini. Non si conoscono i termini della malattia da cui ci si protegge, nè la durata della quarantena, compare una misteriosa cassetta che presuppone un complotto per fronteggiare con malattie di laboratorio la sovrappopolazione mondiale. La lotta per le riserve di cibo, chi ne ha di più, chi ha cosa, ma anche colpi di tosse probabilmente innocui guardati con sospetto condiscono il tutto.

“La Musa” ispiratrice dei MASBEDO

Sabato 29 ottobre la sala del Palladium di Roma è stata invasa da un trionfo di sounds e visual art grazie alla presentazione de “La Musa”, ultima creazione dei MASBEDO (Nicolò Massaza, Milano, 1973 e Jacopo Bedogni, Sarzana, 1970; entrambi lavorano a Milano) in collaborazione con Lagash, al secolo Luca Saporiti, attuale bassista dei Marlene Kuntz. Quest’ultimo dal 2007 alterna l’attività propria di musicista a quella di sound designer e live performer con il duo milanese. Lo spettacolo s’inserisce all’interno del vasto assortimento di eventi organizzati per Digitalife 2, rassegna romana realizzata da Romaeuropa Festival, con l’obiettivo di promuovere le manifestazioni creative nate grazie al rapporto tra arte contemporanea e tecnologie avanzate.

L’improvvisazione è  l’elemento caratterizzante di tutta l’opera del trio. Al centro del palcoscenico due megaschermi, uno posto sopra l’altro, trasmettono le immagini di ciò che si concretizzava in quell’istante nei due tavoli ubicati ai lati dei pannelli, il tutto accompagnato da una musica accattivante. Inizia così una sfida tra occhio ed orecchio in una esibizione ispirata da una musa in quanto il medesimo progetto non nasce da un pianificazione preesistente. In questo lavoro i tre artisti effettuano una ricerca sull’artigianalità della performance come forma d’arte e di comunicazione.

DONNE DONNE DONNE, una mostra tutta al femminile alla Fondazione Remotti

DONNE DONNE DONNE così si intitola la mostra alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti a Camogli (Ge). Raccoglie alcune opere della Collezione Remotti di una trentina di artiste. Per quest’occasione la direttrice Francesca Pasini ha scelto mettere in dialogo il linguaggio dell’arte visiva con quello del teatro con la rappresentazione LE SERVE di Jean Genet, con la regia di Emanuela Rolla che è anche una delle interpreti insieme a Margherita Remotti e Gabriella Fossati.

Il 26 novembre alle ore 18,30 si apre con lo spettacolo teatrale, che debutta in questa sede, e alla fine si accendono le luci e si inaugura la mostra. In quel momento si accenderanno le lampadine brillantissime della scritta NOT FOR YOU realizzata da Monica Bonvicini nel 2006. Una scultura che è stata presentata in altre versioni in molti musei internazionali, ma ancora non vista in Italia. La scelta delle opere dalla collezione Remotti abbina il tema del corpo a interpretazioni dei luoghi che raccontano lo sguardo delle donne e la loro guadagnata presenza nella storia dell’arte contemporanea. Si percepisce un discorso forte sulla identità femminile, particolarmente attuale oggi quando il corpo viene utilizzato come status symbol del potere politico, economico, mediatico.

Massimo Minini contro Berlusca e la notizia finisce su Artinfo

Visto che oggi ci piace tanto parlare di Berlusconi, allora vorremmo comunicarvi che restiamo su Berlusconi. Non ci accusate di esser monotematici ma dobbiamo per forza di cose “restare sul pezzo” per rendervi partecipi di una gustosa e saporita novella proveniente dritta dritta da Artinfo e poi ogni tanto bisogna pur parlare di politica.

Finalmente si parla d’Italia all’estero e questo grazie al liberatorio atto del dealer Massimo Minini che proprio nella mattinata dello scorso 14 novembre ha rilasciato un comunicato stampa all’alba della caduta del governo di Silvione dove è possibile leggere: “L’italia è stata vittima di alcuni semi-dittatori per metà stupidi e per metà calcolatori, essi hanno promesso di far diventar tutti ricchi e felici ma si sono unicamente impegnati ad accrescere i loro possedimenti.

Paolo Baratta resta alla Biennale di Venezia

Dell’alto tasso di berlusconismo all’interno della scena dell’arte contemporanea nostrana ne abbiamo parlato giusto pochi giorni fa ed abbiamo velocemente analizzato vizi e comportamenti di un sistema allo sbando. Una delle più grandi vittime del berlusconipensiero è stata la nostra cultura istituzionale. Tra Bondi e Sgarbi infatti (tanto per citar i due nomi più lampanti) l’Italia della cultura è riuscita a raggiungere il punto più basso mai toccato da qualsiasi altro malgoverno.

Ora il regime berlusconiano è crollato, il monumento è stato abbattuto ma come già detto è ancora troppo presto per festeggiare. Politicamente ed economicamente a muovere i fili del burattino-Italia sono la comunità Europea e le grandi agenzie di rating americane che fanno il bello ed il cattivo tempo tramite “opinioni” basate sul nulla. Va detto però che la caduta di Silvio sta già portando alcuni incoraggianti cambiamenti, almeno per quanto riguarda il bieco balletto di poltrone regalate ad amici e nipoti. Come ben ricorderete, il ministro Galan aveva già deciso di detronizzare Paolo Baratta e mettere alla guida della Biennale di Venezia tale Giulio Malgara, vale a dire il fondatore di Auditel e grande amico di Silvio Berlusconi.