Scelti i 10 finalisti per il Premio Moroso per l’arte contemporanea

Il Premio MOROSO per l’arte contemporanea, nasce per documentare, valorizzare e sostenere gli artisti che operano in Italia: il premio è formulato ad invito e intende evidenziare artisti che rappresentano la molteplicità dei linguaggi dell’arte contemporanea, video, fotografia, pittura, installazioni, performances e scultura.

Il progetto, ideato in accordo con la GC.AC Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone è stato ideato con l’obiettivo specifico di fornire una panoramica esaustiva del fare contemporaneo, il Premio rappresenta un unicum nel settore della collaborazione fra ente ed impresa, testimoniando l’eccellenza creativa ed innovativa sia da un punto di vista imprenditoriale che istituzionale.

The State of the Art all’Accademia di Romania in Roma

Il 10 dicembre 2010 alle ore 19.00, presso l’Accademia di Romania in Roma, la Kunsthaus presenta The state of the Art, mostra collettiva multimediale che proporrà una selezione di opere per le diverse sezioni di video arte, fotografia, installazione, performance e pittura. L’evento, a cura di Luisa Conte, è organizzato con il sostegno dell’Accademia di Romania e con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma.

L’espressione “stato dell’arte” è propria del linguaggio tecnico utilizzato per indicare il livello di massima avanguardia raggiunto da una tecnologia o da un campo scientifico: in altre parole, ciò che determina una reale innovazione o evoluzione. La trasposizione di questo concetto nel campo delle arti visive vuole essere un tentativo di mostrare in che modo alcuni artisti contemporanei svolgono le loro ricerche verso un cambiamento dell’espressività culturale, lasciando al pubblico di determinare, attraverso la percezione individuale, un avvenuto “passaggio inventivo”.

4a edizione del Festival dei linguaggi sonori a Martina Franca

Il Festival dei Linguaggi sonori, ideato nel 2004 da Flavia Gervasi e Attilio Turrisi e realizzato a scadenza biennale, è giunto alla sua quarta edizione. Dopo un esordio nel 2004 mirato ad avvicinare un pubblico eterogeneo alla pluralità delle espressioni musicali, a partire dalla seconda edizione (2006) il festival ha cominciato ad affiancare agli eventi musicali una più netta progettualità di tipo scientifico-musicologico.Il Festival dei Linguaggi Sonori è teso all’approfondimento delle culture musicali e, quindi, ai retroscena, ai segreti della creatività e del savoir faire dell’artista, dello studioso, del compositore, del ricercatore o del regista.

L’edizione 2010 si concentra sulla Voce come sorgente antropologica dell’espressività umana e della comunicazione sociale. Una voce che prima di farsi canto è ricerca di sonorità espressive non formalizzate (come l’urlo, ad esempio); è esplorazione delle potenzialità comunicative del suono emesso nel pianto, nel riso, nella costruzione di brevi sintagmi melodici; è articolazione di esperienze fonemiche complesse nella prosodia e nel canto.

Alcune riflessioni su Wojnarowicz e l’oscurantismo made in U.S.A.

Devo dire che la scelta della Smithsonian National Portrait Gallery di Washington D.C. di rimuovere l’opera A Fire in My Belly di David Wojnarowicz dalla mostra Hide/Seek mi ha lasciata decisamente stupefatta ed indispettita. Stiamo parlando di un artista (deceduto a soli 37 anni nel 1992) tra i più importanti e sensibili della sua generazione nonché di un uomo che usava l’arte come antidoto nei confronti delle costrizioni sociali e come traccia per testimoniare la sua esperienza umana.

Un ribelle proveniente dalla cultura popolare che aveva una sua poesia visiva fatta di sogni e immagini lisergiche. Per questo mi chiedo, non è compito del mondo dell’arte quello di combattere contro chi etichetta le opere come offensive e degenerate? Evidentemente no, evidentemente tutto ciò è solamente frutto di un discorso di facciata che va bene solo per mostrare alla gente un impegno sociale oggettivamente inesistente.

A Milano apre il Lomography Gallery Store, un nuovo tempio Lomo

Il prossimo 4 dicembre 2010, nel cuore di Brera (Milano), apre un nuovo spazio denominato Lomography Gallery Store, vero e proprio tempio dedicato agli amanti della fotografia analogica. Attraverso eventi, mostre, workshop e contest si condivideranno esperienze “Lomografiche” e il giorno dell’inaugurazione e’ possibile vedere il LomoWall gigante e ascoltare musica live accompagnata da food e drink.

La Lomo è una azienda specializzata nella produzione di strumenti ottici avanzati, strumenti medici, lenti, macchine fotografiche e video camere per il mercato consumer, che ha sede a San Pietroburgo, Russia.

cameraVideo 2010 a Genova

Dal 4 dicembre prossimo inizia a Genova il cameraVideo festival. CameraVideo parte da un concorso per giovani videoartisti italiani ed internazionali, alla sua terza edizione, che quest’anno si arricchisce e diviene festival. In un’epoca in cui il video è diventato uno dei principali mezzi per l’esplorazione della realtà, cameraVideo si propone di indagare quali sono le direzioni che la giovane videoarte sta percorrendo. fondazione march intende infatti proseguire il suo percorso di ricerca nell’analisi e la scoperta di quelle che possono essere, anno dopo anno, le modalità di sperimentazione legate al video.

cameraVideo diviene dunque contenitore, ma lungi dal voler apparire un contenitore conchiuso all’interno di confini predefiniti, si offre come piattaforma di discussione. fondazione march, in collaborazione con Sala Dogana – Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, propone una mostra che mette in relazione alcuni dei lavori selezionati dal progetto. cameraVideo è una stanza di approfondimento sul video, sia sulla sua ricerca concettuale che sul rapporto col mezzo: i lavori si snoderanno lungo un percorso espositivo che diverrà esempio di una ricerca trasversale coinvolgente differenti modalità di sperimentazione legate al video.

Fiere d’arte contemporanea: più utile sapere le cifre delle vendite che il numero di visitatori

Le fiere vanno bene, le fiere vanno male. Solitamente quando si parla di una fiera-mercato dell’arte contemporanea si è portati a giudicare la sua validità dai vips che presiedono all’opening e dal volume di visitatori che essa riesce ad attirare nei giorni successivi. Almeno questo è quello che succede in Italia. I magazine ed i quotidiani italiani sono infatti portati a giudicare l’andamento di una fiera basandosi sul volume di presenze che essa riesce a generare. Ovviamente più gente c’è, più possibili collezionisti girano per gli stand ma c’è da dire che le cose non stanno esattamente così.

Da Art Basel Miami Beach ci giungono voci di grosse vendite e vengono rese note anche le cifre. La Cheim & Read di New York ad esempio ha venduto una scultura di Jack Pierson per 175.000 dollari, un dipinto astratto di Louise Fishman per 100.000 dollari ed un bronzo di Donald Baechlor per 150.000 dollari.

Chiamata alle armi per donne guerriere – Matteo Basilé alla Galleria Pack

Pochi giorni fa leggevo un’intervista in cui Massimiliano Gioni faceva notare l’assurda dicotomia che viviamo ogni giorno: da una parte il corpo sovraesposto e le immagini irreali della pubblicità che più scandalizzano più vendono, dall’altra l’arte contemporanea censurata senza discernimento, vedi il caso Cattelan a Milano.

Questione di ruoli diceva. Mi piace pensare che sia una questione di profondità: il marketing vince sul qui ed ora, lavora solo ed esclusivamente in superficie. L’arte invece, se fatta bene, scava, arriva nelle viscere, ci trafigge in profondità, ma allo stesso tempo è fatta di immagini, di gusto, di superfici. Forse per questo diventa più facile attaccare l’arte, oggi così indifesa e da sempre difficile da comprendere.

Art Assault il videogame dove puoi combattere contro Damien Hirst e Marina Abramovic

Conoscete il famoso video gioco open source FPS intitolato Assault Cube? Ebbene AssaultCube  è uno sparatutto in prima persona di quelli che vanno per la maggiore nel mondo dei moderni videogames. Anche se il suo scopo principale è quello del gioco in multiplayer, esso vanta anche una modalità in giocatore singolo, contro il computer. Assault Cube è attualmente disponibile gratuitamente per le piattaforme Microsoft Windows, Linux e Mac OS X. Il violento videogame fu progettato nel Luglio del 2004 mentre la prima versione ufficiale venne rilasciata nel Novembre 2006 ed il progetto iniziale prevedeva di creare un gioco completamente nuovo, che fosse però semplice e realistico allo stesso tempo, nonché molto giocabile.

Da quella data il videogioco ha subito numerose modifiche ma il succo è sempre lo stesso, sparacchia qua e la con sofisticate armi e fai fuori i tuoi nemici per conquistare il tuo obiettivo finale. In questi giorni Paul Steen ha creato una piccola variante grafica del celebre videogame denominata Art Assault, la quale permette di far combattere l’utente contro prestigiosi nomi dell’arte contemporanea.

Il paesaggio dipinto alla V.M.21 di Roma

La Galleria V.M.21 artecontemporanea di Roma presenta al pubblico il 16 dicembre 2010 la mostra Il paesaggio (dipinto): Jernej Forbici, Maddalena Mauri, Nicolas Pallavicini a cura di Antonio Arévalo. L’evento vuole essere una ricognizione sugli artisti d’oggi. Artisti che al di là della loro provenienza geografica si incontrano sulla scena, che hanno una uguale proposta energetica e che hanno maturato la loro personale ricerca: Jernej Forbici (Nato nel 1980 a Maribor, Slovenia), Maddalena Mauri (Nata a Roma; vive e lavora a Viterbo) e Nicolas Pallavicini (Nato nel 1976 a Buenos Aires,  Argentina).

La collettiva presenta paesaggi che si sono rimodellati nei tempi e con i tempi: paesaggi onirici, paesaggi contaminati, paesaggi fittizi, che attraverso l’uso della pittura, fanno esplodere le loro contraddizioni e vi si adagiano. Un paesaggio che vive attraverso l’uso e attraverso la percezione. Un paesaggio che mostra le sue qualità geometriche, compositive e materiche.

A Salerno un museo d’arte contemporanea, ma serve veramente?

Da pochi giorni circola la notizia che Salerno sarà un nuovo centro nevralgico dell’arte contemporanea. La città campana ospiterà infatti un nuovo museo che sarà inaugurato nel 2011 (entro la primavera) e prenderà  il nome di Museo civico d’arte contemporanea. L’istituzione sarà ubicata  nei locali del complesso monumentale di Santa Sofia. A quanto pare le opere che saranno esposte in collezione permanete provengono direttamente dal Cam – Casoria Contemporary Art Museum.

Il Cam offrirebbe al nuovo museo salernitano una selezione di artisti storici campani del secondo dopoguerra, una selezione di artisti africani ed il suo staff. Praticamente questo nuovo Museo civico d’arte contemporanea diverrebbe una sorta di succursale del Cam e queste cose a noi sembrano decisamente oscure. Dopo i problemi del Madre di Napoli e l’ennesimo crollo a Pompei ci chiediamo a cosa serva tutto ciò.

Giovedì Difesa: Mario Monicelli anch’io


La tentazione forte era quella di non aggiungerlo un altro articolo su Monicelli. Quantomeno la paralisi di evitare il già detto da tutti mi arrestava. Poi mi sono accorto che gli articoli su Monicelli si dividono in poche categorie: la polemica sull’eutanasia va per la maggiore, poi ci sono i tagli alla cultura, e poi frasi tipo dipingeva un italia, commedia all’italiana, sorrisi amari, cinico, disincantato, diresse i migliori attori della commedia italiana. Ahimè, tutto vero.

Pur avendo le mie personali idee salto a piè pari la polemica sul suicidio e l’eutanasia, non ritengo questa la sede. Già che ci sono evito anche di dilungarmi sui tagli alla cultura… non perchè la cosa non mi tocchi, ma perchè non saprei davvero aggiungere nulla di nuovo alle, peraltro giuste, lamentele che spesso leggo.

Kenny Scharf con un nuovo murale e la Smithsonian National Portrait Gallery censura un’opera

Avete presente Kenny Scharf? Ebbene se casomai ve lo foste perso, stiamo parlando di un artista newyorchese strettamente connesso alla street art degli anni ’80. Proprio in quegli anni Scharf lavorava fianco a fianco con Keith Haring e Klaus Nomi, animando le sue opere con personaggi in stile cartoon, molte volte presi in prestito dai Flintstones e dai Jetsons. Scharf rappresentò una vera e propria figura chiave all’interno della scena artistica dell’East Village e la sua creatività folle e caleidoscopica è persino apparsa sulle covers di alcuni album della sgangherata band musicale che risponde al nome di B-52s.

In questi giorni Kenny Scharf è tornato alla carica invadendo un muro della Bowery, già famoso per esser stato curato dalla Deitch Gallery ed ora in mano alla The Hole NYC. Il muro ha ospitato opere di Haring, di Shepard Fairey, Os Gemeos e ultimamente di Barry McGee.

Mick Jagger – The photobook

Giovedì 2 Dicembre alle ore 18 inaugura presso la Fondazione Forma per la Fotografia la mostra Mick Jagger. The photobook. Dopo i Rencontres d’Arles, per la prima volta in Italia la retrospettiva dedicata all’immagine dell’uomo che non solo ha fatto la storia del rock, ma che è diventato icona di stile e di costume.

Un viso che cambia, una personalità da camaleonte, lo sguardo sfrontato, il corpo scattante, le labbra sensuali: ecco l’icona del rock che più di tutte ha attraversato la storia della musica degli ultimi quarant’anni popolando l’immaginario di generazioni di giovani e fan. Mick Jagger – The Photobook presenta una serie di 70 ritratti realizzati dai grandi fotografi che dall’inizio della sua carriera ad oggi lo hanno incontrato, fotografato, documentando il suo viso particolare e la sua capacità di essere un personaggio sempre nuovo, sempre diverso, sempre controcorrente.