La gazzetta del concorso

di Redazione 2

Premio Cairo, Premio Arte Mondadori, Premio Terna, Premio Celeste, Premio Furla, Talent Prize e chi più ne ha più ne metta. L’Italia si sa è la patria dei festival, delle competizioni a premio e dei voti in pagella. L’italiano ama questo tipo di manifestazioni ma allo stesso tempo le disprezza poiché molto spesso viene relegato ai margini delle stesse. Sicuramente non è reato organizzare un concorso artistico ma negli ultimi anni si è assistito ad un florilegio di manifestazioni a premi che da termometro della giovane arte italiana si sono tramutate in una vera e propria ciambella salvagente per artisti che non riescono a star a galla da soli, per curatori o presunti tali e per gallerie in cerca di vetrine per i propri artisti.
In seconda istanza c’è il problema del ben noto balletto delle poltrone, scandagliando i risultati degli ultimi concorsi d’arte in Italia si nota con estrema facilità che a vincer premi ed allori son sempre gli stessi quattro o cinque nomi comunque noti ai più, ed alla fin fine tutto questo sembra un reiterato scambio di baci ed abbracci reciproco a numero chiuso che non ha niente a che vedere con la proposta di nuove ricerche artistiche.
Da una parte forse vi sono pressioni delle gallerie che rappresentano taluni artisti e sperano di far salire le loro quotazioni grazie alla vincita di un premio e dall’altra vi è la sudditanza psicologica di curatori chiamati a dirigere manifestazioni con improbabili regolamenti, basti pensare al fatto che nella maggior parte dei casi per partecipare ad una selezione bisogna inviare poche immagini fotografiche ed in alcuni concorsi la videoarte è relegata alla presentazione di soli stills da video. Insomma giudicare un’opera da una foto non ci sembra il massimo della professionalità. In quasi tutti i concorsi viene richiesta inoltre la presentazione di un curriculm vitae ed il nome della galleria di rappresentanza. L’artista promettente che vuol farsi un nome attraverso un concorso d’arte viene quindi facilmente scavalcato da chi è rappresentato da una prestigiosa galleria o chi ha fatto più mostre. Ed allora ci si chiede, perchè aprire le selezioni a tutti? forse semplicemente perchè un premio artistico per esser popolare deve comunque avere un cospicuo numero di partecipanti pronti ad immolarsi come carne da cannone per la vittoria dei soliti noti.

Commenti (2)

  1. questi premi a volte sembrano falsi, ma anche poco furbi. Voglio dire, da poco si è concluso un premio che in 4 giorni ha visto la giuria in grado di selezionare 3500 opere, leggere 3500 descrizioni e valutare 3500 curricula!!!!

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