Paola Pivi e il suo volo d’oltreoceano

di Micol Di Veroli 1

 Auckland, Nuova Zelanda – Ottantaquattro pesci rossi hanno compiuto un viaggio in aereo sopra il mare di Tasman il 21 marzo scorso, ognuno dei simpatici animaletti ha affrontato la trasvolata dentro la propria bolla d’acqua comodamente posata sul sedile.

Ovviamente non si è trattato di un viaggio turistico ma dell’opera I wish I’m a fish di Paola Pivi commissionata da Natasha Conland, curatore dell’Auckland Art Gallery in occasione dell’Auckland Festival 2009. L’opera dell’artista italiana fa parte di un programma di scultura ed installazione di arte pubblica temporanea che si svolge nell’arco di 24 ore.

Paola Pivi ha inoltre proiettato un filmato dell’installazione su un lato di un palazzo di piazza Freyberg ad Auckland nel corso della nottata dello stesso giorno. Un video in 16mm girato durante l’installazione volante sarà inoltre proiettato a Le Grand Café di St Nazaire in Francia a giugno. L’artista neo zelandese Dylan Horrocks è stato inoltre assoldato da Paola Pivi per produrre un fumetto ed un cartoon raffiguranti l’intera operazione.
Sul lavoro dell’artista italiana, il curatore Natasha Conland ha detto: ” C’è una generosità immaginifica dietro alla stravaganza del gesto. Paola Pivi ha portato a termine un progetto liberatorio che si è perfettamente accostato all’essenza di un’isola-nazione”.

Paola Pivi è entrata nell’Olimpo della scena dell’arte contemporanea internazionale grazie alla sua presenza alla Biennale di Venezia del 2003 dove aveva messo in mostra l’immagine di un asino alla deriva su un piccolo barchino. Tra i suoi lavori più recenti citiamo One more cup of cappuccino then I go, un’installazione dove un leopardo si muove tra 3000 tazze di cappuccino e It’s a cocktail party, dove centinaia di litri di liquidi fra cui olio d’oliva, inchiostro,caffè, glicerina ed altre sostanze di uso casalingo circolano ininterrottamente all’interno di enormi vasche dotate di pompe idrauliche.

Photo Copyright: I wish I am fish, 2009 Paola Pivi. foto di Hugo Glendinning.

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