Gemine Muse e la caduta dell’impero romano

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Incredibile autogol del Comune di Roma in merito all’evento Gemine Muse 2009 tenutosi ieri al Museo Pietro Canonica nella splendida cornice di Villa Borghese. La mostra si è tramutata in un’agghiacciante pantomima che ha evidenziato le ormai croniche sviste perpetrate dalle istituzioni ai danni di una città che non riesce ad offrire una piattaforma credibile dedicata all’arte contemporanea.

A dispetto di una bellissima edizione romana curata da Antonio Arèvalo nel 2007 che aveva realmente creato un dialogo tra i giovani artisti in relazione con le opere classiche presenti negli spazi museali promuovendo e valorizzando il lavoro degli stessi, l’edizione 2009 di Gemine Muse di Roma ha compiuto una distruzione totale di ciò che era stato fatto nei sei anni di vita della manifestazione.

Gemine Muse 2009 – Roma,  prevedeva l’esposizione di opere visuali tra cui cortometraggi, documentari, video clip e video arte, presentati da giovani artisti. Il curatore Massimo Mostacci ha effettuato una selezione personale mettendo in mostra i lavori di 12 artisti e fin qui tutto bene. Le lacune dell’intera manifestazione sono però subito affiorate in superficie nel corso della serata. A dispetto di un dispendio di denaro pubblico evidente in costosissimi e grandissimi televisori lcd, cataloghi ben curati corredati da cartelline stampa con volantini e pieghevoli e catering raffinato con ampia selezione di sushi e pasticcini, il tanto decantato “sostegno e promozione alla giovane creatività italiana” proclamato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Gioventù ha portato solo danno agli artisti invitati.

Infatti in nessuna cartella stampa, in nessuna pagina del bellissimo catalogo ed in nessuna altra comunicazione vengono citati i nomi degli artisti partecipanti a Gemine Muse di Roma. L’ottanta per cento delle opere presentate sono inoltre state proiettate su di un unico schermo lcd negando una normale fruizione delle stesse in un controsenso assurdo considerata la presenza di altri due schermi posti nelle altre sale del museo che ospitavano solamente quattro video in totale. Inoltre i video proiettati sono stati presentati con gravi lesioni estetiche riguardanti pesanti disturbi di immagine legate ad un cattivo interlacciamento delle stesse in fase di montaggio che ha provocato fastidiose righe in fase di proiezione delle opere. Il sonoro inoltre era assente nella maggior parte dei video presentati rendendo impossibile la lettura e la fruizione di ogni opera.

Insomma per concludere gli artisti presentati non hanno avuto visibilità su cataloghi ed altri stampati ed in più hanno assistito alla totale distruzione delle proprie opere ma in compenso hanno degustato dell’ottimo sushi, niente male come “sostegno e promozione della giovane arte”. Siamo però fiduciosi sulle altre città che ospitano l’evento Gemine Muse.

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