A Roma gli scatti di guerra

di Redazione Commenta

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Si è inaugura il 3 luglio alle Scuderie del Qurinale di Roma la mostra Scatti di guerra. Dallo sbarco in Normandia a Berlino a cura di Marco Delogu e Umberto Gentiloni.

Le fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, dallo sbarco in Normandia alla Liberazione, raccontate da due punti di vista, con due differenti approcci: da una parte Lee Miller, affermata fotografa cresciuta nella Parigi dei Surrealisti e amica dei maggiori intellettuali dell’epoca, dall’altra Tony Vaccaro, soldato dell’esercito americano e poi fotografo ufficiale del giornale della sua divisione, che in quegli anni inizia la sua carriera professionale. La mostra, di cui Miller e Vaccaro saranno i protagonisti, vedrà le loro fotografie (circa 100 immagini realizzate in un periodo che va dal 1944 al 1945) fronteggiarsi su due pareti del primo piano delle Scuderie del Quirinale.Nella prima sala espositiva sarà dato spazio a un’introduzione storica affiancata a una ricostruzione dello sbarco in Normandia attraverso foto aeree della Royal Air Force.

Lee Miller, corrispondente di guerra per British Vogue dal 1940, diventa nel ’44 corrispondente per l’esercito americano e segue da vicino le fasi finali del conflitto, testimone diretto dell’assedio di St Malò e dell’avanzata degli alleati dalla liberazione di Parigi a quella di Buchenwald e Dachau, fino alla distruzione del rifugio di Hitler. Le sue sono immagini che ci conducono dalla coraggiosa presenza sul fronte alla documentazione della vita quotidiana dei paesi in guerra, dalla ricerca di personaggi a lei sempre vicini, come Cocteau e Picasso, che immortala in una Parigi ancora in stato d’assedio, fino alle atrocità dei campi di concentramento, dando della guerra un’immagine tanto articolata quanto vicina.

Soldato dell’esercito americano e poi fotografo ufficiale del giornale della sua divisione, Tony Vaccaro racconta, attraverso pellicole gelosamente custodite e coraggiosamente sviluppate in condizioni spesso estreme, anni di atrocità vissute in prima persona, ma anche la storia di un continente e soprattutto di un paese, la Germania – dove rimarrà per alcuni anni ancora -, che lentamente esce dallo stato di guerra.

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