Checkpoint Charlie – Another wall comes down

di Micol Di Veroli Commenta

Lunedì 9 novembre 2009 la galleria Dora Diamanti arte contemporanea di Roma inaugura la mostra Checkpoint Charlie–Another wall comes down, collettiva di Antonio Bardino, Inés Fontenla,Claudio Martinez e Davide Orlandi Dormino a cura di Micol Di Veroli.

La mostra intende commemorare il ventesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino attraverso il potere dell’arte intesa come veicolo universale in grado di unire popoli, razze e culture diverse. L’evento deve il suo titolo al celebre varco denominato Checkpoint Charlie, posto di controllo del muro di Berlino, una barriera in cemento alta circa tre metri e mezzo che separava Berlino Ovest da Berlino Est e di conseguenza il settore sovietico da quello americano. “Another Wall Comes down” rappresenta la volontà di abbattere un muro che si pone al di là della sua presenza fisica divenendo non solo confine invalicabile del territorio ma anche costrizione della libertà di pensiero, della filosofia e del sentimento artistico dell’uomo. La caduta del muro di Berlino oltre a simboleggiare il trionfo dei diritti umani e civili in ambito mondiale può essere intesa come una condizione personale. Un muro è in realtà un limite interiore oltre il quale non si riesce ad andare pur con tutti i propri sforzi, oltre che il simbolo dell’impossibilità di relazionarsi con gli altri e di comunicare emozioni e sentimenti. Un muro è anche un ostacolo da superare, una prigione dalla quale fuggire appena possibile e con ogni mezzo.

Nella presente mostra gli artisti invitati si sono confrontati con i diversi aspetti del muro mediante l’uso di diversi media quali pittura, fotografia ed installazione. Antonio Bardino con le sue opere pittoriche presenta due momenti interiori di costrizione e libertà rappresentati dalla visione della torre della televisione filtrata attraverso alcuni elementi arborei, monumento simbolo della Germania Est e dalla tranquillità di un sentiero innevato che conduce alla libertà. Inés Fontenla con la sua installazione spezza a metà l’essenza stessa del verbo che manifesta l’impossibilità di comunicazione di un intero popolo, fra le macerie di una civiltà e della sua storia nasce però una nuova forma sociale fondata sull’unità. Claudio Martinez fotografa l’attimo della fuga verso la salvezza finale e con esso manifesta la volontà di evadere dai propri limiti e sbarramenti, all’insegna della riaffermazione della propria identità. Davide Orlandi Dormino con la sua installazione riassume la solitudine e l’alienazione della separazione, il suo soffice muro divide sentimenti e speranze in due microcosmi ben definiti che riassumono in sé l’identità di una nazione.


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