3D2D. TRIDIMENSIONS TODAY. Indagine sull’arte plastica, tra creazione e trasmissione del sapere

di Micol Di Veroli Commenta

Inaugura il 7 agosto la mostra 3D2D. TRIDIMENSIONS TODAY. Indagine sull’arte plastica, tra creazione e trasmissione del sapere ospitata dalla Fabbrica dei Pinoli di Villa la Versiliana nell’ambito della ricca stagione culturale 2010, mette a confronto 3 diversi modi di interpretare la scultura contemporanea e il suo insegnamento. Tre artisti under 40, che nonostante la giovane età, hanno già ricevuto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali di pubblico e critica.

Aron Demetz, Michelangelo Galliani e Fabio Viale condividono un approccio creativo di carattere processuale, che vede la creazione plastica in una dimensione sperimentale, di continua ricerca, di ibridazione di materiali e tecniche, spesso integrate anche con innesti tecnologici e “integrazioni” di carattere performativo e video cinematografico, pur mantenendosi fedeli a un solido impianto “classico” dal punto di vista espressivo e strutturale. Qualsiasi materiale è ortodosso per la creazione di elementi estetici tridimensionali, adattando tecniche e approcci alle finalità espressive così pure la scultura, arte dello spazio per antonomasia deve contaminarsi e integrarsi con la dimensione processuale, che include nella genesi creativa l’elemento temporale. I materiali anche i più solidi e ostici possono piegarsi alla volontà creativa dell’artista e la solidità spaziale assecondare la fluidità del tempo, sembrano affermare le opere dei tre artisti. Gli artisti protagonisti della mostra aggiungono alla dimensione creativa un’importante risvolto di carattere didattico-pedagogico, che getta le basi per un’importante riflessione circa il senso, le finalità e le modalità dell’insegnamento artistico nell’attuale panorama socio-culturale internazionale. I tre artisti hanno infatti svolto parte della loro formazione artistica all’interno di Accademie di Belle Arti.

Le opere in mostra realizzate con varie tecniche e materiali (legno, marmo, resina, ecc..) sono state pensate per dialogare con gli spazi post-industriali della Fabbrica dei Pinoli e testimoniano oltre all’approccio sperimentale alla materia plastica degli artisti anche un rapporto profondo – anche se in alcuni casi dialettico – con la tradizione, con il savoir faire della scultura, della “bottega”. Le opere dei tre artisti indicano anche un approccio dinamico ed etico alla trasmissione dell’insegnamento. Un approccio che preserva l’inesausta e indispensabile esigenza di sperimentare nuove soluzioni formali e tecniche e soprattutto si mantiene a debita distanza dai due principali spettri che minacciano la creazione artistica e il suo insegnamento.

Quello, – che spesso dimora in ambito accademico – della difesa in trincea dell’abilità manuale, della tecnica come feticcio della scuola e l’altro opposto ma speculare dello spontaneismo assoluto, dell’oggettualità fine a se stessa, illusione avanguardistica, che vede come corifeo la negazione assoluta delle tecniche, dei linguaggi secolari tramandati dalla tradizione, a favore di un analfabetismo artistico ostentato come verginità estetica e riproposizione del mito romantico dell’artista selvaggio preda di un vacuo spontaneismo.

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