Successo per la Gwangju Biennale targata Massimiliano Gioni

di Micol Di Veroli Commenta

Si è aperta finalmente l’attesa edizione 2010 della Gwangju Biennale, manifestazione  coreana che quest’anno è curata da un talento nostrano che ormai è da tempo fuggito dal nostro belpaese. Stiamo ovviamente parlando di Massimiliano Gioni, alter ego di Maurizio Cattelan oltre che curatore di caratura internazionale e punta di diamante del New Museum di New York. Come riportato dal prestigioso magazine internazionale Artinfo e da altri magazines internazionali, la Gwanju Biennale targata Gioni è una manifestazione assai inconsueta, dove è possibile trovare una miscela esplosiva di artisti che vanno da Bruce Nauman fino a Wang Guanyi passando per Pawel Althamer, Roberto Cuoghi e Keren Cytter, Per un totale di 134 presenze provenienti da 28 differenti paesi e 9000 immagini in mostra.

Il tema prescelto “10,000 Lives” verte sulla radice primordiale dell’immagine partendo dall’antica Grecia sino ad arrivare ai giorni nostri. Ovviamente la nostra società è in qualche modo intossicata dal vasto bacino di immagini a sua disposizione quindi la mostra tenta di trovare un punto di raccordo tra questa sovraesposizione alle immagini e le radici classiche delle stesse. In soldoni l’evento si ripropone di mostrare come vengono fatte, distribuite e riciclate le immagini contemporanee attraverso dei casi di studio che spaziano dalle immagini di propaganda alla fotografia commerciale sino alle sculture funerarie ed alle foto di prigionieri, in una sorta di viaggio enciclopedico assai complesso. A stupire la stampa coreana ci ha pensato Franco Vaccari che con la sua storica installazione Esposizione in tempo reale n. 4. Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio (presentata alla Biennale di Venezia del 1972) invita i visitatori a scattarsi una foto in una di quelle cabine fotografiche vecchio stile per poi appendere le strisce fotografiche su di un muro, producendo così una traccia della propria esistenza. Anche Thomas Bayrle con le sue intricate patterns pop ha colpito nel segno.

Ham Yang-ah ha invece presentato un video incentrato su di un gruppo di persone che accarezza sensualmente un busto di cioccolata mentre Tino Sehgal ha creato una performance con performers che si dimenano sul suolo con movimenti robotici. L’opening della Biennale si è tramutato in un vero e proprio tripudio, con tanto di vips e politici a presenziare all’evento. “le immagini sono figlie della nostalgia. Produciamo immagini perchè sentiamo la mancanza di qualcuno” ha commentato Gioni e forse in questa sua semplice affermazione si nasconde la complessità di un evento decisamente riuscito che rappresenta un compendio della nostra esperienza umana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>