Takashi Murakami a Versailles stupisce ma non troppo

di Micol Di Veroli Commenta

Ci siamo, finalmente la tanto attesa e criticata mostra del genio del pop giapponese Takashi Murakami al Castello di Versailles a Parigi è ai nastri di partenza. L’evento si aprirà infatti il prossimo 14 settembre e si concluderà il 12 dicembre del 2010. Per l’occasione l’artista ha portato con sé un’incredibile corpus di opere composto da 22 lavori, 11 dei quali appositamente creati per la grande manifestazione: “ho cercato di seguire un processo creativo che rappresenti un ponte tra il passato ed il futuro” ha dichiarato in merito alle sue opere.

L’artista si è però ben guardato dal presentare le sue creazioni pop-porno, cercando però di non intaccare caratteristiche come sfarzo, spettacolo e vitalità, una mostra aperta a tutto ma in perfetto stile Murakami insomma. A riprova di ciò il Salone dell’Abbondanza dove Jeff Koons aveva installato il suo chiacchieratissimo Rabbit circa due anni or sono, è stato invasa da Tongari-Kun, installazione del 2004 simile ad un gigantesco totem puntuto da dove emergono simpatici personaggi simili a ridanciani folletti. Ovviamente la chiamata di Murakami a Versailles ha generato un vespaio di polemiche ed un’organizzazione chiamata Coordination Défense Versailles ha addirittura raccolto 4.387 firme per bloccare l’evento. Per quanto riguarda il nostro parere,  ci sentiamo in dovere di affermare che la sfida lanciata dalle istituzioni francesi con questa serie di esperimenti interdisciplinari al Castello di Versailles è un rischio che bisogna correre. Esporre opere (come quelle di Jeff Koons o Takashi Murakami) in netto contrasto con l’ambiente circostante è sicuramente un’iniziativa stimolante, anche se di non nuovissima concezione.

Il problema è che tali coraggiose incursioni sono sempre e comunque dedicate alle solite stars ed il tutto si risolve nel solito spettacolo che potrebbe essere ospitato da qualsiasi altro spazio. Non basta mettere due o tre pupazzoni giganti in stile cartoon per creare un dialogo tra passato e futuro, né per creare un contrasto che stimoli reazioni. Si rischia sul sicuro quindi, garantendo al grande pubblico ciò che vuole vedere, provocando clamore e guadagnando il favore dei media, proprio come si addice ad un kolossal cinematografico.

Photo Copyright: AP Photo/Christophe Ena.

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