Il Turner prize 2010 e l’estetica di regime

di Redazione 2

La prestigiosa Kermesse britannica del Turner Prize è entrata nel vivo dell’azione e come al solito sono piovute critiche da più parti. Stavolta però non si parla di provocazione o di cattivo gusto ma di noia,  una vera e propria catastrofe per l’arte in genere. Anche prestigiosi magazine d’arte come Artinfo si scagliano contro i protagonisti dell’edizione 2010 che sono Dexter Dalwood con i suoi collage pittorici, l’Otolith Group con le sue installazioni filmiche, Angela de la Cruz con le sculture composte da dipinti e Susan Philipsz con le sue installazioni sonore.

Ebbene l’accusa più gettonata sembrerebbe essere quella di ricorrere ad un postmodernismo ormai superato e schiavo di meccanismi di maniera ormai un tantino logori. E’ chiaro che le manifestazioni concettuali si basano su un’idea ma quando anche questa viene a mancare resta ben poco da dire. In più sembrerebbe che i vertici del premio abbiano fatto firmare ai giornalisti una sorta di contratto volto a non “diramare notizie offensive sul premio”. Insomma si può parlare del premio ma bisogna parlarne bene. Parlando del sistema artistico in genere senza escludere quello nostrano, è sotto gli occhi di tutti l’antipatica situazione di ristagno creativo che sembra essere ormai ampliamente consolidata. Si creano performance che non aggiungono nulla di nuovo al teatro d’avanguardia, si girano video che non aggiungono altro al cinema sperimentale, installazioni votate al minimalismo che non riescono a comunicare ciò che l’architettura ha già detto da un bel pezzo ed installazioni sonore che non valgono nemmeno l’unghia del pollice destro di John Cage. Tutto sembra simile a tutto, ma va bene così. L’importante è non criticare, annuire ed affermare: “si, non è male”.

D’altronde cosa mai potrebbe restituire agli artisti ed alle istituzioni il coraggio di sperimentare che dagli anni ’50 in poi ha imperversato in tutto il mondo? certamente non le illusioni del pop surrealism ne la rivoluzione pilotata della street art. Finchè si continuerà a ragionare in termini di estetica di regime ideata per non stravolgere le uniformate leggi di mercato, sarà ben difficile assistere ad un vero ritorno dell’impeto creativo. Ci si dovrà accontentare di blande provocazioni e giochini di prestigio.  Intanto la finale del Turner Prize è fissata per il prossimo 6 dicembre ed al vincitore andranno circa 40.000 dollari di premio. Si parla di soldi, non di arte.

Commenti (2)

    1. Grazie Francesco!!!
      baci e a presto
      M.

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