Ettore Favini al Museo Riso di Palermo

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Secondo appuntamento per PPS//Meetings, il progetto, a cura di Helga Marsala, parallelo e integrato alla mostra PPS – Paesaggi e Popoli della Sicilia, curata da Giovanni Iovane per l’Archivio S.A.C.S. di Riso. Protagonista Ettore Favini con “Paesaggio da bere”, opera che parte da un lavoro concepito un anno fa, “Tutta una vita per pochi attimi di bellezza”, che riflette sulla singolare natura dell’agave, pianta che impiega circa trent’anni per raggiungere la fioritura e che, una volta sbocciata, muore nel giro di pochi istanti. L’idea, seguendo un progressivo processo di astrazione, si è evoluta giungendo all’attuale forma scultorea, affiancata, per l’occasione, ad altre piccole sculture e a un’installazione sospesa.

Il tutto prenderà vita venerdì 14 gennaio alle 18 a Palazzo Riso, nel corso di una conferenza/performance alla galleria SACS, che vede protagonista Alessio Planeta, della casa vinicola siciliana, invitato dall’artista ad assaporare della tequila – distillato alcolico dell’agave – e a tradurre in parole le sue percezioni immediate, legate al gesto del bere. L’ingresso alla performance è libero, il progetto scultoreo, nella Project Room, sarà poi visitabile fino al 19 gennaio, all’interno di “PPS – Paesaggio e popolo della Sicilia”, sempre a Palazzo Riso.

Un frammento di paesaggio – una pianta di agave, specie assai diffusa sul territorio siciliano – si trasforma in uno spunto per una riflessione intorno alla natura del tempo e alla sua percezione concettuale ed emozionale. Il meccanismo creativo indaga l’idea del flusso infinito di vita, crescita, morte e rinascita, che annulla il punto d’inizio e quello di fine in un solo e brevissimo istante di bellezza. Il progetto di Ettore Favini include poi altre riflessioni intorno al paesaggio che circonda un’agave, solitamente fatto di rocce, sabbia o terra rossa e calcarea, circondato dal mare e da larghi frammenti di cielo. Un paesaggio che viene in qualche modo assorbito dalla pianta durante la tutta sua vita. La successiva trasformazione dell’agave in sostanza alcolica – la tequila – è come se consentisse il passaggio di questo ampio spettro di suggestioni paesaggistiche (visive, olfattive, tattili, ma anche emotive) all’interno del liquido stesso.

Nella conferenza/performance, Alessio Planeta, leader nella produzione vinicola siciliana, sarà dunque invitato dall’artista ad assaporare la tequila e a tradurre in parole le sue percezioni. A scaturire è una sorta di narrazione immaginativa: raccontare il paesaggio evocato da un sapore e racchiuso come eredità biologica dentro il nettare alcolico derivato dalla pianta. Partendo dall’analisi organolettica della tequila, si arriverà alla visualizzazione di un personalissimo rapporto con il paesaggio, la sua storia e la sua potenza immaginifica.

Ma altri link e altri “meeting” dinamizzano l’evento. Cinque artisti sono invitati da Favini a donare dei piccoli contributi, pensieri sottovoce sul tema del paesaggio. Testi, animazioni video, foto, letture sono dei segni minimi, pensati per una forma di scambio affettivo e di riflessione condivisa all’interno dello spazio. Brevi interventi connessi alla performance musicale (“Bound”, a cura di Federico Lupo), o tracce leggere integrate alla mostra: Riccardo Benassi, con un racconto autobiografico sulla Jugoslavia letto dalla curatrice (secondo indicazioni dell’artista); Domenico Mangano, con uno slide show di immagini fotografiche scattate in Sicilia; Margherita Morgantin, con una brevissima sequenza video, immagine di un arcobaleno ripreso a Palermo; Alessandro Piangiamore, con delle “landscapes pieces”, suggestioni paesaggistiche trascritte in parole; Farid Rahimi, con una videoanimazione in cui un paesaggio innevato, apparentemente immobile, si anima grazie a microvariazioni.

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