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Perchè la Biennale di Sgarbi è una guerra persa in partenza

La Bunga Biennale sta entrando nel vivo ed in molti hanno preso le giuste posizioni per opporsi alla totalitaria offensiva lanciata da Vittorio Sgarbi. Tra artisti che rifiutano di partecipare e curatori che già proclamano il fallimento di un Padiglione Italia allargato, c’è anche chi difende l’operato del Vittorione Nazionale® e forse costoro avranno le loro buone ragioni. In questa ressa si rischia però di tralasciare un fattore assai importante che in sostanza ha già minato le fondamenta di questa Biennale.

Andiamo per gradi, sappiamo tutti che Vittorione ha intenzione di esporre un ricco drappello di giovani artisti provenienti da ogni regione d’Italia, i quali verranno collocati in sedi prestigiose eccetera eccetera. Ad affiancare Sgarbi in questo duro lavoro son presenti alcuni curatori, giornalisti ed altri addetti del settore, come anticipato da Exibart. Va detto però che queste personalità non sono le uniche a collaborare con Sgarbi, visto che anche Arthemisia Group in questi giorni sta contattando moltissime gallerie private di tutta Italia, a caccia di artisti da sottoporre all’attenzione del celebre storico. Tutto questo meccanismo a me sembra un poco bizzarro e confusionario ma non è questo il punto.Ecco quindi che entra in gioco il fattore importante di cui si parlava poche righe fa, vale a dire il fattore tempo. Già, la Biennale inizia a Giugno ed a Marzo inoltrato siamo ancora qui, a cercare dei validi partecipanti. Dopo tutto questo i partecipanti dovranno essere resi noti, si dovrà attuare un’adeguata campagna-stampa e, cosa più importante, si dovrà lasciare tempo agli artisti per realizzare i loro progetti. Stiamo parlando di centinaia di progetti che dovranno essere poi seguiti all’interno delle rispettive sedi e due mesi sono decisamente pochi per sviluppare un lavoro credibile.

Il rischio è quello di generare un caos indicibile, una rassegna di paese dove ogni artista sarà chiamato ad attaccarsi il “quadro” da solo, senza la benché minima ombra di una linea curatoriale.  Voglio inoltre aggiungere che tutte le superpotenze dell’arte hanno già da tempo comunicato chi esporrà nei rispettivi padiglioni nazionali, noi forse stiamo ancora cercando qualcuno che abbia il coraggio di farlo.

Micol Di Veroli