Il Bac di Bari nell’occhio del ciclone

di Micol Di Veroli Commenta

Uno Tsunami si è abbattuto sul progetto Bac, il museo dell’arte contemporanea di Bari fortemente voluto dal sindaco Michele Emiliano e dai vertici della Fondazione Morra Greco di Napoli. L’importante istituzione è attualmente in fase di progettazione all’interno degli spazi del Teatro Margherita e dell’antico Mercato Del Pesce di Bari.

Già dalla sua inaugurazione il Bac potrebbe contare su oltre 500 opere in collezione permanente proveniente dalla Fondazione che ha inoltre dichiarato di voler lanciare due nuovi poli per l’arte contemporanea rispettivamente a Napoli e a Palermo. Questa notizia non fa altro che sollevare le nostre perplessità visto che attualmente il nostro stivale non riesce a tener in vita nemmeno le istituzioni preesistenti sul suolo. Evidentemente anche la Regione Puglia non è del tutto convinta da questa ingente iniziativa che dovrebbe godere di fondi pubblici e privati e per rendere manifeste tali perplessità ha letteralmente disertato la presentazione ufficiale del progetto. Gli assessori regionali Angela Barbanente e Silvia Godelli hanno quindi inviato un comunicato dove si fa riferimento alla mancanza di sufficienti risorse per l’intero territorio. Il Bac però pensa in grande e vorrebbe superare le barriere del museo per aprirsi a sperimentazione, a produzioni, scambi internazionali e programmi didattici. Tutto questo ovviamente anche con i soldi dei contribuenti.

Certo Bari (come anche molte altre città del sud dell’Italia) avrebbe bisogno di una piattaforma di ampio respiro ma il rischio è quello di bissare gli insuccessi e gli sperperi della Campania e del Lazio. Con Madre, Pan e Cam in panne, Castello di Rivoli in lenta ma costante agonia, Maxxi che con De Dominicis e Pistoletto ha praticamente organizzato due mezze mostre e null’altro  dalla sua inaugurazione, ed altre situazioni analoghe nel resto d’Ialia, quello che adesso bisogna fare è tentare di render grandi queste istituzioni, non certo crearne delle altre per ridurre il nostro paese ad un vero e proprio colabrodo.

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