Werner Herzog arriva anche in Italia con Cave Of Forgotten Dreams

di Micol Di Veroli Commenta

E’ finalmente giunto anche in Italia Cave Of Forgotten Dreams, il documentario 3-D di Werner Herzog interamente girato all’interno della grotta di Chauvet. Il film è stato infatti presentato dal 28 aprile all’8 maggio 2011 al Trento Film Festival ma ancora non è noto quando potremo vederlo nelle sale italiane.

Il documentario non tradisce il puro stile herzoghiano, ipnotico e mistico, caratterizzato da una minuziosa ossessione per i dettagli. Herzog ha lavorato in condizioni precarie, spazi ristretti e con poca attrezzatura ma non ha mancato di inserire la sua cifra artistica all’interno del progetto. L’uso delle tecniche 3-D è talmente ben fatto che il visitatore ha la netta impressione di trovarsi all’interno della grotta a sfiorare gli antichi disegni parietali e camminare fra cumuli di resti. La colonna sonora composta da Ernst Reijseger non è propriamente all’altezza della pellicola e frequentemente rompe la delicata magia di  momenti mozzafiato.

Il primo passo di Werner Herzog nel mondo del 3-D riesce comunque ad affascinare lo spettatore con immagini mai viste ed è chiaro che rimarrà una pietra miliare all’interno della storia della cinematografia contemporanea. Per quanto riguarda l’ambientazione, la grotta Chauvet è forse il più noto ed importante tra i siti archeologici di tutta Europa, ricco come è di testimonianze, del Paleolitico superiore.

La grotta è lunga più di 500 metri ed è stata creata nel corso dei secoli dalle acque del fiume Ardèche. Il sito presenta ampie pareti ricche di cristalli iridescenti. La grotta di Chauvet è stata scoperta nel 1994 ma è stata chiusa al pubblico poco dopo il suo ritrovamento. Le sue pareti sono colme di  numerose pitture risalenti all’uomo di Cro-Magnon. Oltre alle pitture la grotta è ricca di incisioni rupestri di diversi animali come bisonti, mammut rossi, gufi, rinoceronti, leoni, orsi, cervi, cavalli, iene, renne ed enormi felini che sono ritratti soli od in branco. Tutti i soggetti sono stati ovviamente ritratti mediante l’uso di pigmenti naturali. Il numero totale delle opere ammonta a circa 500 unità, risalenti a circa 32 mila anni fa.

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