Alberto Di Fabio – Gardens of the mind

di Micol Di Veroli Commenta

La Galleria Umberto Di Marino inaugura il 13 dicembre 2011, l’ultima personale di Alberto Di Fabio dal titolo Gardens of the mind. Esplorare la relazione tra arte e natura è sempre stato l’obiettivo delle opere dell’artista attraverso un paziente lavoro di smembramento delle forme organiche ricavate dalla realtà, fino a raggiungere i minimi termini della loro rappresentazione. In un progressivo addentrarsi nelle pieghe del mistero delle origini della vita, il percorso della sua ricerca passa dal riprodurre le molecole ingigantite come sotto la lente di un microscopio, a considerare gli infiniti spazi del cosmo, come guardando attraverso il filtro di un telescopio.

Le analogie col mondo scientifico non sono casuali nella sua produzione: sia nel calcolo degli effetti di luce e composizione che contribuiscono a dare profondità alle nebulose sullo sfondo delle tele, sia nello studio teorico per approdare ad un’estetica del tutto personale. La sua pittura, infatti, intreccia forti legami con la fisica e la biologia, avendo come obiettivo quello di ritrovare un rapporto più autentico con la natura, non solo nell’accezione ecologista, ma più profondamente come contatto con l’essenza del cosmo capace di mettere in relazione le parti in un unico Tutto.

L’aspetto immateriale dell’esistente è allora l’oggetto delle opere esposte per la mostra presso la  Galleria Umberto Di Marino, dove la scelta del grande formato segna la definitiva direzione verso una dimensione più ampia della conoscenza. Alberto Di Fabio, dunque, si concentra in ultima analisi sugli imprevisti della materia, nel tentativo di dare forma all’indeterminato. Si tratta appunto di ciò che è stato definito dalla meccanica quantistica come caratteristica precipua della nostra sostanza, ma che già prima era stato intuito dai pensatori di tutte le epoche fino ad arrivare ad ottenere fondamento scientifico nella formulazione della teoria della relatività. Data l’impossibilità, dunque, di determinare e rappresentare chiaramente i processi fisici, l’artista ritaglia una vocazione poetica e sublime all’arte, più adatta di qualunque altra disciplina a calarsi nella dimensione spirituale e a racchiudere una visione sinestetica.

Sul piano formale, naturalmente, tutto questo passa attraverso la grande tradizione dell’Astrattismo, qui sintetizzato in un incrocio di riferimenti alle sue varie declinazioni. Nelle grandi tele, esposte nelle tre stanze della galleria, è evidente la rinuncia ad ogni rappresentazione in ragione di una tensione verso un’estetica più immateriale, ma anche più efficace. Un viaggio, dunque, attraverso la storia dell’arte e le conquiste scientifiche per offrire nuove possibilità di sperimentazione all’eterna classicità della pittura.

 

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