Quando manca il supporto

di Micol Di Veroli Commenta

Queste sono le copie delle tue foto, i negativi sono nascosti in un posto sicuro, per averli dovrai sborsare una bella sommetta!”. Chissà quante volte avrete sentito questa frase, magari all’interno di qualche film noir o di qualche romanzo hard boiled. Nel film in questione, solitamente, al protagonista di turno venivano mostrate delle fotografie scottanti che avevano l’amaro sapore del ricatto.

 Ai più giovani questa storia dei negativi potrebbe sembrare alquanto bizzarra. Già, nell’epoca del digitale abbiamo definitivamente perso il supporto, e questo non vale solo per la fotografia ma anche per la video arte. Fino a poco tempo fa si poteva salvare tutto su nastro magnetico, poi si è passati al DVD, ora vanno di gran moda gli Hard Disks multimediali L’opera, sia essa una fotografia o un video, ha perso ogni appiglio fisico e si  è trasformata in un semplice file, un’essenza virtuale e labile che potrebbe scomparire da un momento all’altro. Il problema non è solamente legato alla conservazione ma anche alla compravendita dell’opera d’arte. Solitamente le riproduzioni in multipli sono ampliamente certificate sia da chi le produce che da chi le immette sul mercato. Nel corso del tempo potrebbero però verificarsi episodi di malafede, chi è in possesso dei files ad alta risoluzione o dei files video potrebbe riprodurre l’opera all’infinito e rivendersela senza colpo ferire.

Per ovviare a questa problematica, diversi artisti hanno iniziato a pensare a come creare un prodotto unico per il mercato. Sono infatti nati cofanetti speciali e stampe super limited edition. Questo potrebbe risolvere il problema della duplicazione ed anche il collezionista si ritroverebbe con una prova “fisica” dell’opera acquistata al posto di un semplice file. Insomma, con il progredire della tecnologia spariscono i supporti ma stranamente l’uomo ha sempre bisogno di una prova tangibile, un elemento fisico da poter collezionare, questo spiegherebbe anche il grande ritorno del vinile. Dopotutto siamo sempre i soliti nostalgici.

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