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Padiglione Italia: il progetto di Gianfranco Maraniello

Continuiamo a pubblicare  i progetti presentati dai magnifici 7 curatori al ministro per i Beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi che ha poi scelto quello di Bartolomeo Pietromarchi.  Ecco quello di Gianfranco Maraniello:

Esodo volontario dai conflitti neoavanguardisti

Può individuarsi una «differenza italiana» nel contesto di un’arte coinvolta nell’orizzontalità globale del presente? Un saggio di Roberto Esposito (Pensiero vivente, Einaudi 2010) conforta nell’indirizzare tale questione perché, indagando le ragioni della sorprendente fortuna della filosofia italiana contemporanea al di fuori dei propri confini, ci fa scoprire che, nella sopraggiunta impasse del modernismo e della decostruzione ermeneutica, il cosiddetto Italian Thought lascia invece emergere una peculiare sintonia con l’attualità, una profonda adesione all’immanenza, alla mondanità, all’esperienza, a quelle categorie oggi assai investigate di «biopolitica», di «comunità» e di «vita» non riducibili a un’ottimistica prospettiva di progressione storica. Decise e destinali analogie si riscontrano nell’arte contemporanea italiana, nelle sue più radicali espressioni che sono connotate dall’immersione nel presente e dal volontario esodo da conflitti di matrice neoavanguardista. Anche le partecipazioni nostrane all’ultima edizione di Documenta sono sintomatiche dell’emergere di una nuova generazione che si rivolge a temi di ordine storico e politico, alla sollecitazione di immaginari narcotizzati nell’era del televisivo e alla responsabilità di non aggiungere forme o prodotti all’inflazione mediatica, ma di muovere verso strategie anche ingenue di consapevolezza e svelamento (sopra: Rossella Biscotti, Le teste in oggetto). Le eredità dell’Arte Povera e di quella Concettuale sono la grammatica disponibile a un’arte divenuta discorsiva e retorica, che proprio nello slittamento dal piano dell’innovazione linguistica a quello etico e comportamentale della sua applicazione fonda la propria ragion d’essere. Cinema, archivi, documentari, giornali, ma anche file informatici e intercettazioni telefoniche sono materiali e, insieme, strumenti per reclamare fattualità contro le mistificazioni del tragico reality show consegnatoci dagli alibi di una disinvolta cultura da società dello spettacolo. È un procedere indiziario e accusatorio che costringe la storia nella cronaca, pensando all’urgenza di un presente che non attende redenzione. Ed è una generazione delusa e forse deludente, perché non sembra prometterci più di quel che siamo, non lascia sperare oltre la nostra condizione, ma di cui bisogna prendere atto nella comprensione fenomenologica del nostro tempo.

Gianfranco Maraniello