Chuck Close ed il filtro photoshop gratuito

Cosa succede se uno degli artisti più ricchi del mondo ti ordina di non creare più le tue opere d’arte? Gli dai retta o continui per la tua strada, infischiandotene? Questa bizzarra vicenda si è sviluppata non molto tempo fa ed ha come protagonisti principali il celebre artista Chuck Close e Scott Blake, giovane ed intraprendente digital artist. Nel 2001, Blake iniziò a lavorare al suo Chuck Close Filter, un’idea nata dopo aver partecipato e vinto gli Adobe Design Achievement Awards per il Barcode Jesus, un filtro per il famoso programma di fotoritocco Photoshop.

Dopo aver studiato attentamente ogni singola tessera che va a formare i celebri ritratti di Close, Blake riuscì a mettere a punto un filtro fenomenale, capace di riprodurre all’istante i dipinti del grande artista, partendo da una semplice foto. Sette anni dopo, nel 2008, grazie alla connessione a banda larga, l’artista riuscì a mettere online il filtro. A quel punto però, Chuck Close si accorse del fattaccio e spedì una mail a Blake.

Il MOCA e le mostre-discoteca

 

Il licenziamento di Paul Schimmel da curatore capo del MOCA di Los Angeles, giunto dopo 20 anni di onorata carriera, ha gettato sinistre ombre sui vertici della prestigiosa istituzione. Secondo alcune voci interne, Schimmel non ha mai completamente digerito la programmazione del direttore Jeffrey Deitch e questi non ha fatto altro che porre fine agli attriti liberandosi del problema alla radice.

La scellerata gestione di Deitch, che di fatto ha trasformato il MOCA in una galleria privata ultrapop, non accenna a cambiare di una virgola.  Il museo losangelino ha infatti già messo in programma una mostra chiamata Fire in the Disco, vale a dire una retrospettiva ragionata sulla storia della disco couture sul suo impatto sull’arte, sulla moda e sulla musica in generale.

La critica si scaglia contro Deitch

La brutta vicenda tra Jeffrey Deitch ed il curatore capo del MOCA, Paul Schimmel continua  imperterrita a generare un nugolo di polemiche. Come ben ricorderete, Schimmel era stato vittima di un defenestramento decisamente barbaro. A causa dei continui fraintendimenti con il  volpone Deitch, il povero Schimmel (che come ricordiamo   vanta  un’esperienza ventennale nel ruolo di curatore capo del MOCA di Los Angeles) era stato prontamente allontanato dal board guidato dal magnate Eli Broad.

Successivamente il MOCA non aveva dato spiegazioni alla stampa, salvo poi salvarsi in corner con un comunicato stampa a dir poco ridicolo. Ebbene , a queste dichiarazioni che nascondono una palese ipocrisia, hanno risposto alcuni professionisti del settore, vediamo ad esempio cosa pensano dell’intera faccenda due voci d’eccezione come Tyler Green e Christopher Knight .

Vandalismo ad arte

Guernica modificata da Tony Shafrazi

Il vandalismo, si sa, riesce a dare il suo massimo quando si accosta all’arte contemporanea. Ma quali sono i più bizzarri atti di vandalismo artistico della storia? Beh, visto che questa domanda potrebbe tenervi svegli la notte, noi abbiamo stilato una top five di marachelle compiute ai danni delle opere d’arte più famose del globo.

La maledizione di Monna Lisa – La povera Gioconda di Leonardo, oltre a vantare numerosi tentativi di furto è stata più volte assalita da pazzi scatenati. Ricordiamo un incidente del 1956 quando un pazzo verso dell’acido contro il celebre dipinto. Nel 1974 invece una donna sulla sedia a rotelle tentò di fare i baffi alla Gioconda utilizzando dello spray rosso. L’ultimo incidente in ordine di tempo risale al 2009 quando una donna russa gettò una tazza di tè contro la teca che protegge il dipinto.

Paul Schimmel e l’oscuro licenziamento dal MOCA

Molti di voi penseranno che il pasticciaccio del MAXXI sia un affare squisitamente italiano o romano che dir si voglia. La realtà è che i valzer di poltrone e i defenestramenti di personaggi scomodi non sono un nostro diritto riservato. Anche all’estero infatti vengono perpetrate barbarie molto simili a quelle del nostro belpaese.  Parliamo quindi del MOCA, Museum of Contemporary Art di Los Angeles, guidato da quel volpone di Jeffrey Deitch che di nefandezze ne ha già una sporta piena, basti pensare alla censura al murale di Blu ed altre storie simili.

 Questa volta il caso in questione è il bizzarro licenziamento del curatore capo della prestigiosa istituzione, vale a dire Paul Schimmel. Quest’ultimo è da 22 anni alla direzione dello staff curatoriale del MOCA, praticamente una sorta di Alex Ferguson alla guida del Manchester United. Tra Schimmel e Deitch non è mai corso buon sangue ed alla fine il grande “vecchio” del board del museo, Mr. Eli Broad ha deciso di far fuori il curatore.

Lo strano caso del furto con ritorno

Strani furti accadono nel mondo dell’arte. Pochi giorni fa, esattamente il 19 di giugno, un ignoto ladro era riuscito ad introdursi nella galleria Venus Over Manhattan (di proprietà del celebre collezionista e scrittore Adam Lindemann) ed a sottrarre un dipinto del grande maestro surrealista Salvador Dalì, del valore di oltre 150.000 dollari. La piccola opera del 1949, intitolata Cartel de Don Juan Tenorio era stata creata utilizzando inchiostri ed acquarelli.

Il ladro aveva rubato l’opera in pieno giorno e sotto gli occhi di tutti. Il fellone si era infatti finto un critico d’arte ed aveva chiesto di scattare una foto all’opera di Dalì, salvo poi piazzarla all’interno di una borsa da shopping nera e dileguarsi nel nulla, tra la folla giunta in galleria per presenziare all’evento. 

La top 200 dei collezionisti di ARTnews

 

Eccoci Finalmente giunti alla fatidica top 200 dei collezionisti più famosi del mondo stilata ogni anno dal prestigioso magazine ARTnews.  Se siete artisti ed avete voglia di farvi comprare qualche opera non esistate a contattare questi veri e propri tycoon dell’arte. Noi possiamo solo aggiungere che i collezionisti italiani sono come al solito grandi assenti all’interno di questa lista. Gli unici a comparire sono Miuccia Prada e Patrizio Bertelli. Ma quelli, si sa, sono una conferma.

Shelley Fox Aarons and Philip E. Aarons
New York
Real estate
Contemporary art

Roman Abramovich and Dasha Zhukova
Moscow
Steel, mining, investments, and professional soccer
(Chelsea Football Club)
Modern and
contemporary art

Paul Allen
Seattle
Computer software and sports franchises
Impressionism; Old Masters; modern and contemporary art

María Asunción Aramburuzabala
Mexico City
Beverages and investments
Modern and contemporary art

Richard Phillips antidivo con Lindsay Lohan

Abbiamo più volte accusato i protagonisti della scena internazionale dell’arte contemporanea di aver stretto un patto troppo saldo con lo spettacolo. Sempre più opere cercano infatti di spettacolarizzare una tematica piuttosto che offrirla al fruitore in una veste più profonda e sperimentale. La ricerca dell’immagine e del protagonismo a tutti i costi ha finito quindi con il rovinare determinate ricerche, costringendo gli artisti a ricercare un punto d’interesse per attirare le attenzioni di un pubblico sempre più vasto.

A volte però qualche artista illuminato prova a lottare contro questa spettacolarizzazione dell’arte contemporanea utilizzando le medesime armi del nemico e rovesciando il gioco delle parti. Ad Art Basel ad esempio ha imperversato un’opera video di Richard Phillips intitolata First Point che ha come protagonista la starlette di Hollywood Lindsay Lohan, celebre per le sue sregolatezze più che per il suo talento di attrice o cantante che dir si voglia.

DESTE foundation cancella la mostra inappropriata

Ogni anno una nutrito drappello di collezionisti, dealers ed altri personaggi di spicco dell’art world internazionale decide di prendersi una bella “vacanza” e di recarsi in pellegrinaggio a Hydra, arcadica isola greca dove regna incontrastato Dakis Joannou il signore e sovrano di DESTE foundation. Solitamente al giocattolino privato di Joannou possono accedere circa 300 persone, tutte facenti parte della stretta cerchia di “amici”.

Hydra è quindi il simbolo dei poteri forti dell’arte contemporanea, di quel sistema fatto di esclusivismo ed ostentazione che dalle nostre parti (forse per fortuna) è solo un piccolo sogno. Una semplice chimera che talvolta rivive nei party oziosi e tracotanti del Lido in Biennale. Ebbene quest’anno la mostra di Urs Fischer e Josh Smith ospitata sull’isola del buon Dakis e prevista per il 17 giugno scorso è stata cancellata, anzi per meglio dire spostata all’estate del 2013. “La mostra coincideva con le elezioni. Se avessimo scelto di spostarla di una settimana non sarebbe venuto nessuno, tutti sono già molto impegnati con i loro piani per le ferie estive.”

Koons e Hirst sempre più star del contemporaneo

Ammirati, disprezzati, derisi o coccolati. Damien Hirst e Jeff Koons sono oramai più che abituati ai repentini cambi di umore di pubblico e critica nei loro confronti. A loro però tutte queste baruffe importano ben poco, visto che il mercato li ha da tempo consacrati protagonisti indiscussi. Proprio Koons il 13 maggio ha inaugurato una grande retrospettiva in quel di Basel, alla Fondation Beyeler.

Quasi in contemporanea, le opere del re del New Pop hanno tenuto banco anche ad Art Basel, visto che sia Gagosiam, che L&M Arts, Richard Gray e Carolina Nitsch hanno messo in vendita alcuni pezzi forti come Yellow Flower del 2011 (quotato 800.000 dollari) e Bikini (jungle) del 2001-2006 (quotato 950.000 dollari). Insomma con questi prezzi è difficile avere dubbi sul valore commerciale di un artista.

Un artista sfigura Picasso

Il celebre dipinto Donna su poltrona rossa di Pablo Picasso si è trasformato in un tragico bersaglio, vittima di un attacco vandalico portato a termine lo scorso mercoledì alle tre del pomeriggio alla de Menil Collection di Houston. Un uomo si è avvicinato al capolavoro del 1929, ha applicato uno stencil ed ha sprayato sulla tela un bel toro con su scritto la parola Conquista a caratteri cubitali.

L’intero incidente è stato filmato da un testimone munito di telecamera che ha poi postato il tutto su youtube. Nel video è possibile vedere l’attentatore che alza le mani sul dipinto e applica lo stencil incriminato. Attualmente la polizia sta compiendo delle indagini per venire a capo dell’intera storia. 

Il peggior artista di sempre

Dan Colen

Chi è il peggior artista di sempre? Beh, solitamente noi siamo sempre impegnati ad offrirvi il meglio dell’arte contemporanea ma come si sa le cose peggiori sono sempre le più divertenti e quindi non possiamo esimerci dal farci due sane risate. L’idea di stilare questa singolare lista di rinnegati è venuta in mente a Charlie Finch, critico, curatore e giornalista stanutense di fama internazionale, noto per la sua verve smaccatamente irriverente. Secondo Finch la responsabilità parte tutta dal caro e vecchio Damien Hirst, colpevole di aver stravolto il motto “lo spettatore completa l’opera” creato dal grande genio Marcel Duchamp.

Ebbene, i peggiori artisti di sempre, sempre a sentir Finch, sarebbero tre: Joe Bradley, Dan Colen e Rob Pruitt. Il critico accuserebbe i tre di creare arte solo per i soldi ma oltre a questo, nelle menti dei tre grandi protagonisti ci sarebbe ben poco altro.  Dan Colen avrebbe raggiunto il peggio del peggio con le sue motociclette impilate (Cracks in The Clouds del 2010) presentate alla Gagosian Gallery.

Opere d’arte…invisibili

Ad una mostra ci si aspetterebbe di ammirare una serie di opere. A volte però capita di recarsi ad un evento artistico dove le opere sono incredibilmente assenti. Già, del resto nella storia dell’arte “invisibile” uno dei pezzi storici è stato creato, pensate un po’, nel lontano 1958 da Yves Klein. In quel frangente l’artista, con la sua azione Le Vide (Il Vuoto) Klein eliminò tutto l’arredamento della piccola galleria Galerie Iris Clert di Parigi, di soli 20m², e in 48 ore pitturò di bianco l’intera stanza. Ebbene, con questa operazione Klein voleva stuzzicare sia i limiti della percezione che porre l’idea al di sopra dell’opera. Klein non è però l’unico artista ad aver esposto il nulla, andiamo a vedere chi, nel corso della storia dell’arte, ha osato produrre un’opera d’arte “invisibile”:

Proposed Underground Memorial and Tomb for President John F Kennedy di Claes Oldenburg (1965). Prima di creare i suoi colossali monumenti a forma di panino e di molletta, il giovane Oldenburg propose la realizzazione di una gigantesca statua del presidente Kennedy (grande come la statua della Libertà) da seppellire a testa in giù nel terreno.

All’estero (non) parlano di noi

 

Il nostro blog è principalmente orientato su notizie provenienti da tutto il globo. Per sfornare ogni giorno notizie fresche sul dorato mondo dell’arte contemporanea, la nostra redazione è costantemente aggiornata su ciò che scrivono i blogs ed i magazine d’oltreconfine. Solitamente vi teniamo informati su una nuova ed affascinatnte mostra negli States, su qualche bizzarro fatto nel Regno Unito, su qualche entusiasmante opera partorita in Germania. Come potrete notare, abbiamo citato tre superpotenze dell’arte, nazioni che puntualmente occupano le prime pagine delle testate.

E l’Italia? Sarebbe a dire,  che ruolo riveste il nostro belpaese all’interno dei magazine stranieri? Beh non aspettatevi certo un ruolo di primo piano. Inoltre, le notizie in cui compare la nostra sgangherata italietta non sono certo entusiasmanti, ma andiamo a vedere cosa dicono di noi all’estero: