Gli artisti più amati dal pubblico

Ma gli artisti osannati dalla critica e gettonatissimi dal mercato sono poi veramente amati dal pubblico? Già, per quanto gli addetti ai lavori si sforzino di elencare i “miracoli” dei loro protetti e per quanto le quotazioni di questi ultimi siano sempre al top del top nell’ambito del mercato internazionale, far breccia nel cuore degli amanti dell’arte contemporanea è sempre cosa assai ardua.

Spesso gli artisti che riempiono le pagine dei libri di storia dell’arte sono poi sistematicamente ignorati dal pubblico e molti di essi sono sistematicamente oggetto di antipatie. Sarà anche vero che il pubblico non scrive la storia ma è innegabile che esso contribuisce a creare il mito attorno ad un nome, a costruire leggende che vanno ben oltre i libri di storia. Da diverso tempo il colosso Artnet stila una classifica dei protagonisti dell’arte più cercati all’interno del sito. Sfogliando questa interessante lista è possibile notare un fatto assai curioso: molti nomi osannati dalla stampa internazionale sono poi semplicemente “evitati” dalla rete che sceglie autonomamente chi posizionare fra gli allori dell’arte. Andiamo a scorgere le prime posizioni di questa classifica per farci un’idea, ma non fatevi illusioni: tra i primi 50 posti non c’è nemmeno un nostro connazionale

Facebook e il cartello dei social networks

Un’altra grande mossa ai vertici dei social networks rischia di minare quello che potremo definire un regime di libera concorrenza online. Come già successo in precedenza un gigante del network ha infatti da pochissime ore “inglobato” un suo corrispettivo. Stiamo parlando di Facebook e della sua acquisizione di Instagram.

Il bello è che tale assorbimento è costato la bellezza di 1 miliardo di dollari. Per quanti di voi non sapessero a cosa ci riferiamo, possiamo aggiungere che Instagram è un’app sviluppata nel 2010  da Kevin Systrom e Mike Krieger.

Vendete i vostri Hirst prima che sia troppo tardi

Ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte con il suo squalo in salamoia, è stato l’inventore di un nuovo modo di fare mercato con la sua mega-asta in due giorni dal titolo Beautiful Inside My Head Forever (2008) quando nelle prestigiose sale di Sotheby’s Londra riuscì a vendere tutte le sue 218 opere per un totale di 198 milioni di dollari. Infine è riuscito a trasformare anche il concetto di mostra, occupando con i suoi spot paintings tutte le sedi delle Gagosian Gallery di tutto il mondo.

Stiamo ovviamente parlando di Damien Hirst, artista che nel bene o nel male è entrato di diritto nella storia dell’arte contemporanea, raggiungendo al contempo lo status di personaggio più quotato di tutti i tempi. Eppure c’è qualcuno che non la pensa così. Il bastian contrario in questione è Julian Spalding, critico e curatore che nel corso della sua carriera ha diretto importanti hub culturali come il GoMA di Glasgow e l’Open Museum.

I musei più pazzi del mondo parte seconda

Qualche anno fa pubblicammo una lista con i musei più stravaganti del mondo, hub culturali che con la cultura hanno davvero poco a che fare ma che non mancano mai l’obiettivo di incuriosire il pubblico con le loro improbabili collezioni. Oggi anche il prestigioso magazine online Artinfo ha stilato una sua personale lista di musei stravaganti e noi per non farvi mancare questo saporito “aggiornamento” ve la rigiriamo con prontezza.

The Atomic Testing Museum di Las Vegas in Nevada

Un bel museo tutto dedicato alla storia dei test nucleari negli Stati Uniti. Foto e video di armi, un gran numero di reperti e memomarbilia che illustrano gli ultimi 50 anni di sperimentazioni “atomiche”. Tra le altre bizzarrie c’è anche un bel testo a parete che spiega ai visitatori la decisione unanime di bombardare il Giappone con una bella atomica.

“Cara” fiera, quanto mi costi?

Ma le fiere d’arte contemporanea sono davvero cosi importanti e vantaggiose per le gallerie che vi prendono parte? Difficile a dirsi, eppure se giriamo questa domanda ad un dealer qualsiasi, la risposta che potremmo sentire è la seguente: “Le fiere sono importanti per la visibilità di una galleria, si creano contatti. E poi tutti gli altri ci vanno, quindi devo per forza di cose andarci anche io”. Più che dettata da un reale guadagno, la presenza in fiera deve sottostare alla regola assai bizzarra dell’esserci per esserci.

Che importa se il vostro stand vi costerà un occhio della testa, se i trasporti delle opere saranno dispendiosi e pericolosi per le stesse, se le cene con i collezionisti e l’alloggio vi prosciugheranno il portafoglio, alla fine potete sempre vendere un’opera e rientrarci. Il problema sta però nel venderla questa benedetta opera, visto che negli ultimi tempi è divenuto un accadimento sempre più raro.  La Vip art fair, fiera d’arte contemporanea sviluppata esclusivamente su piattaforma internet, è stata da più parti definita come un sonoro fiasco e le altre fiere sono circondate da pareri discordanti.

Gli anarchici fermano il BMW Guggenheim Lab

Qualche tempo fa il museo Guggenheim di New York ed il prestigioso brand automobilistico tedesco BMW hanno deciso di collaborare ad un’interessante joint venture. Dalla proficua collaborazione è nato il Bmw Guggenheim Lab, una struttura mobile itinerante a metà fra il luogo di incontro tra designer, creativi e lo spazio pubblico.  L’idea è quella di creare un vero e proprio laboratorio interdisciplinare con teams di talenti emergenti  nel campo dell’urbanismo, dell’architettura, dell’arte, del design, della scienza, della tecnologia e della sostenibilità, il tutto per migliorare la vita urbana contemporanea.

Un progetto ambizioso che in 6 anni si è riproposto di migrare in ben 9 città del globo con 3 diverse strutture mobili.  Per ogni tappa sono stati studiati eventi specifici e programmi educativi correlati al tema di ciascun ciclo: workshop, discussioni pubbliche, performance e incontri.  Il BMW Guggenheim lab è stato lanciato a New York dove è rimasto ospite dal 3 agosto al 16 ottobre 2011.

Arte e copyright, un bus a due piani nel centro del mirino

Come si diceva nel nostro articolo di ieri, l’artista ruba. Ovviamente si tratta di un furto visivo e concettuale, l’artista ruba attimi di esperienza umana, estetiche e meccaniche creative, impasta tutto all’interno del suo substrato emozionale per poi creare qualcosa di totalmente diverso. Eppure qualcuno rubacchia davvero, ne sa qualcosa il povero Patrick Cariou, vittima di una scopiazzatura portata a termine da nientemeno che Richard Prince.

 Ma la giustizia terrena esiste e come molti di voi sapranno, Prince è stato condannato a risarcire il furto di immagini perpetrato ai danni di Cariou. Il caso ha aperto nuove prospettive (allarmanti per qualcuno) per quanto riguarda i diritti d’autore. Come se non bastasse proprio in questi giorni un giudice inglese ha emesso un’ulteriore sentenza che ha già sollevato numerose e roventi polemiche.

Austin Kleon e i 10 consigli agli artisti

Fare l’artista non è certo cosa semplice. Una formula giusta per il successo non è stata ancora inventata, quindi l’unica via possibile è quella dell’impegno, dello studio e della fatica. Eppure ogni tanto qualcuno ci prova ad elargire consigli, seri o semiseri che siano, noi non possiamo far altro che documentarvi con il beneficio del dubbio.

L’ultimo, in ordine di tempo, a provare a dar consigli è l’artista Austin Kleon che ha praticamente stilato un vero e proprio libro – decalogo zeppo di consigli per i giovani artisti. La pubblicazione prende il nome di Steal like an artist. In men che non si dica i concetti fondamentali del libro hanno cominciato a girare su moltissimi blog

Hernan Bas e il fagottone Louis Vuitton

Avete presente il classico fagotto? Stiamo parlando di quel bagaglio di fortuna formato da un tovaglione ed un bastone, comunemente usato da girovaghi e pellegrini. Ebbene, sappiate che ne esiste uno con il classico monogramma di Louis Vuitton. Strano a dirsi ma l’idea è venuta a Hernan Bas, scoppiettante artista di stanza a Detroit.

Il fagottone griffato Vuitton è infatti parte integrante dell’installazione intitolata A Traveler, in visione fino al prossimo novembre alla location Vuitton situata all’Aventura Mall di Miami.

Il CAM brucia le sue opere

  Capita a volte di trovarsi con la testa fra le nuvole, a guardare uno dei tanti telegiornale trasmessi dalle varie emittenti. Ecco però che un dettaglio cattura la nostra attenzione, vediamo le immagini di quello che sembra un museo. Tutto normale, vien da pensare, quand’ecco che un uomo all’interno di uno degli spazi espositivi  comincia ad appiccare il fuoco ad un’opera d’arte.

Subito ci avviciniamo allo schermo per guardare meglio e scopriamo che l’incendiario altri non è che il solito Antonio Manfredi, artista nonché direttore del CAM, Contemporary Art Museum di Casoria. Per nostra fortuna, il nostro buon Manfredi ha bruciato una sua opera ma una volta raggiunto dal microfono il direttore/artista si dice pronto a bruciare tutte le sue mille opere, una al giorno, per una giusta causa.

Sebastian Errazuriz porta occupy nelle case dei ricchi

Come tutti noi sappiamo, l’artista contemporaneo è sempre attento alle dinamiche sociali e spesso utilizza queste ultime all’interno dei propri lavori. La grande rivoluzione di questi ultimi mesi è senz’altro Occupy Wall street, il movimento di indignados statunitensi che si batte per abbattere lo strapotere del 1% della popolazione costituita da potenti oppressori e far così respirare quel 99% che non ha più diritti e spesso è costretto a vivere di stenti.

 Come già detto in numerosi articoli, l’arte è stata più volte usata per dar corpo e contenuto alle varie proteste inscenate da Occupy. La cosa che ci ha decisamente stupito è quella di vedere questo tipo di proteste giungere sin dentro uno dei dorati templi dell’arte quale la manifestazione fieristica. 

Se Yelp diventa una piattaforma critica

In questi giorni, ad esser precisi lo scorso venerdi, Yelp inc. ha fatto il suo ingresso nel difficile mondo della borsa di Wall Street. Per quanti di voi non lo conoscessero, Yelp è una sorta di social network dove gli utenti possono creare un account personale ed in seguito scrivere delle vere e proprie recensioni sulle attività commerciali ed i servizi delle loro città. In Italia Yelp è stato lanciato verso la fine del 2011 mentre negli States la piattaforma esiste già da diversi anni, vale a dire dal “lontano” 2004.

Dovete sapere che Yelp conta 63 milioni di visitatori unici al mese ed i suoi utenti hanno scritto circa 21 milioni di recensioni. Con un bacino di recensioni così ampio era inevitabile che prima o poi si finisse a parlare di arte contemporanea.

Public Ad Campaign, street art contro i cartelloni abusivi

Le nostre città sono infestate dalla loro presenza, i loro tentacoli si allungano ovunque invadendo ogni spazio gli capiti a tiro. No, non parliamo di una contemporanea invasione dei Trifidi, remake che tra le altre cose sta per essere girato dal celebre regista di Spiderman, Sam Raimi.

 Ci riferiamo ai cartelloni abusivi, alieni invasori che stazionano sui nostri marciapiedi, invadono pericolosamente le carreggiate ma soprattutto insozzano l’ambiente urbano, creando un vero e proprio inquinamento visivo. Il cartellone abusivo sembrerebbe essere un problema squisitamente italiano, una sorta di pedaggio che il contribuente deve pagare ad una mafia pubblicitaria che ha l’obiettivo di distruggere l’ambiente ed il decoro cittadino.

Un bicchiere di vino aiuta l’artista

Bambini non leggete questo articolo, potrebbe risultare ben troppo fuorviante per le vostre tenere menti. Tanto tempo fa si parlava di sesso, droga e rock and roll come il massimo della trasgressione. Oggi questi slogan, anche se appaiono un poco superati, sono sempre efficaci ed udite udite, sono anche molto utili alle menti creative, almeno stando a recenti studi scientifici.

L’università dell’Illinois avrebbe infatti condotto dei test dai quali si evince un risultato assai bizzarro: consumare alcool aiuta a risolvere problemi legati alla creatività. Di certo il risultato di questa ricerca appare un poco diseducativo ma la scienza parla chiaro, un gruppo di studenti con una percentuale di alcool nel sangue dello 0.075 (circa uno o due bicchieri di vino a seconda del peso corporeo del soggetto) è riuscita a risolvere dei problemi di natura creativa, in maniera molto più rapida ed efficace rispetto ai soggetti per così dire sobri.