Gagosian New York espone i veicoli di Marc Newson

La Gagosian Gallery di New York ha inaugurato lo scorso 14 settembre (in visione fino al 16 ottobre) una mostra del tutto inconsueta che non ospita i consueti capolavori d’arte contemporanea bensì mezzi di trasporto. Si tratta di Transport, evento dedicato al genio creativo di Marc Newson e nello specifico ai suoi più seminali progetti nel campo dei trasporti realizzati a partire dal 1999. Tra i pezzi più interessanti vanno sicuramente citati Aquariva ed Aquarama due incredibili capolavori di design nautico, creati per Riva, il noto brand italiano che da decenni produce motoscafi famosi in tutto il mondo.

C’è da dire che mentre nelle altre mostre vengono messi in vendita oggetti d’arte che vengono acquistati per collezionismo o per mere funzioni estetiche quando non puramente arredative, all’interno di Transport sono presenti capolavori che hanno una funzione specifica, da biciclette pronte per pedalare a macchine che possono essere liberamente guidate.

Giovedì Difesa: I mercenari

Gli amanti dell’azione non possono proprio perderselo. I mercenari – The Expendables (The Expendables) un film del 2010 diretto da Sylvester Stallone.

Il film è sceneggiato da Dave Callaham insieme allo stesso regista e protagonista Stallone, che a quanto si narra scrive la sceneggiatura a mano, senza computer o macchine da scrivere (o questo già sarebbe da eroe d’altri tempi). Tutta l’operazione è un tributo divertito divertente e pienamente adrenalinico ad una serie di film d’azione degli anni ottanta, portati addirittura al loro livello estemo.

La macabra mostra Bodies viene dichiarata illegale in Francia


Ve la ricordate la famigerata mostra Bodies? Beh per tutti quelli che non sanno di cosa stiamo parlando vi informiamo che Bodies è quel chiacchieratissimo evento dove vengono esposti cadaveri umani perfettamente conservati tramite un procedimento inventato dal discusso anatomista tedesco Gunter Von Hagens. I corpi plastificati sono esposti in bella vista ed è possibile osservare con estrema precisione gli organi interni, i tendini, i muscoli ed altre simpatiche cosine di cui il buon dio ci ha equipaggiato.

Va detto che spesso e volentieri l’opinione pubblica e la stampa si sono scagliati contro Bodies, non solo per la sua efferata natura estetica (che da un certo punto di vista è oltremodo istruttiva) ma soprattutto per il fatto che i corpi in mostra dovrebbero appartenere a persone di nazionalità cinese e stando alle voci sono stati illegalmente importati negli anni ’70. Ebbene in questi giorni la mostra è stata dichiarata illegale dal governo francese che si è appellato all’articolo 16 del codice civile nazionale il quale recita: “Il rispetto del corpo umano non termina con la morte e le spoglie del deceduto devono essere trattate con rispetto, dignità e decenza”.

Modernikon. Arte contemporanea dalla Russia

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, in collaborazione con la Fondazione Victoria – The Art of being Contemporary di Mosca, dedica una grande esposizione all’arte contemporanea russa: Modernikon. Arte contemporanea dalla Russia, a cura di Francesco Bonami e Irene Calderoni. Il 2011 sarà all’insegna dello scambio reciproco tra Italia e Russia e la mostra anticipa il programma delle iniziative culturali organizzate in occasione dell’Anno della Cultura e della Lingua italiana in Russia e della Cultura e della Lingua russa in Italia.

La mostra esplora una scena giovane e in divenire, presentando al pubblico le più nuove ed interessanti ricerche artistiche di un Paese che solo di recente si è proposto sulla scena internazionale. Il sistema dell’arte contemporanea in Russia si è formato negli anni Novanta, in concomitanza con gli estremi rivolgimenti politici e sociali seguiti alla caduta dell’Unione Sovietica. In quel periodo molti artisti hanno considerato l’arte uno strumento d’intervento sociale, un mezzo per agire direttamente sulla realtà, nella grande tradizione dell’avanguardia storica. La nuova arte aveva connotazioni politiche e un’estetica radicale, caratterizzata dal gusto per la provocazione e lo scandalo.

Le Mindu e le modelle nude alla Fashion Week di Londra

La London Fashion Week, inaugurato lo scorso 17 settembre è entrata nel vivo dell’azione e fra i tanti celebri brands in passerella, uno in particolare ha destato grande scalpore per l’audacia della sua collezione. Si tratta di Charlie Le Mindu, stilista francese nonché pupillo di Lady Gaga che non ha esitato nemmeno un secondo a far sfilare le sue modelle completamente nude tranne borsa, cappello, scarpe rosa e fluo ed altri accessori. Ovviamente quella di Le Mindu non è stata una mossa sperimentale ma una vera e propria strategia di mercato visto che il nome del brand era pressoché sconosciuto prima della sfilata mentre in questi giorni la notizia delle modelle in costume adamitico ha fatto il giro del mondo.

In quanto a provocazioni l’alta moda non è seconda a nessuno e di scandali ve ne sono davvero parecchi,alcuni di questi però hanno segnato un’epoca, basti pensare alla minigonna lanciata nel 1963 da Mary Quant, coraggiosa stilista inglese che fece indossare il procace abito a una parrucchiera di 17 anni, Leslie Hornby detta Twiggy, una delle prime top model-teen ager tutte pelle ed ossa. Sempre negli anni ’60 Yves Saint Laurent aveva già inventato il nude look, facendo sfilare in quel di Parigi una modella con tanto di camicetta trasparente e seni in bella vista.

Quel critico è un pagato, quell’artista è raccomandato


I meccanismi nascosti all’interno del sistema dell’arte contemporanea sono vari e spesso poco comprensibili. Quello che però salta all’occhio è un certo comportamento diffuso da parte di pubblico ed addetti al settore che molto spesso si bassa sullo screditamento del lavoro altrui o comunque su di un negativismo imperante. Noi di Globartmag abbiamo raccolto una serie di frasi che avrete sicuramente udito almeno una volta se siete avvezzi all’arte contemporanea ed alla sua scena. Eccovi quindi uno stream of consciousness da far invidia pure al povero Joyce:

Quel critico è un pagato, quell’artista è raccomandato, il direttore di quel museo è un incompetente, i concorsi d’arte sono truccati e la giuria vota solo gli artisti che conosce quindi butterete i vostri soldi se deciderete di partecipare, quell’artista italiano che ha fatto una mostra all’estero non vale nulla, la biennale fa schifo, alla fiera non si è venduto nulla, gli artisti italiani copiano da quelli stranieri, la pittura è morta, i pittori adesso fanno i video artisti, i video artisti adesso fanno i pittori, ho iscritto la mia galleria ad una fiera e mi hanno fatto pagare una cauzione poi non mi hanno selezionato e si sono tenuti i soldi,

Lara Favaretto alla Galleria Franco Noero di Torino

Painlessly Consumed e’ il nuovo progetto di Lara Favaretto in occasione della sua terza personale alla Galleria Franco Noero di Torino (dal 23/9/10 al 30/10/10) , che si ispira all’ampio archivio di immagini raccolte nel tempo dall’artista, e in particolare ad appunti di viaggio e fotografie scattate in India alle impalcature in legno usate per la costruzione degli edifici. L’aspetto precario e vulnerabile di queste strutture e l’apparente casualità nella loro costruzione, contrapposte alla loro precisa funzione di sostegno, sono le caratteristiche che attraggono l’artista e che le permettono di indagare la molteplicità di visioni nell’esperienza estetica, di introdurre un dubbio o un momentaneo inganno tra cio’ che sembra e cio’ che e’.

Nei cinque piani della galleria e’ installata una nuova serie di opere realizzate con tubi Innocenti di recupero: vere e proprie impalcature assumono una funzione diversa da quella originaria e suggeriscono una dilatazione tridimensionale all’interno dell’edificio, apparendo come ipotetici puntelli di una sua immaginaria precarietà. Come segni essenziali le impalcature definiscono nuove volumetrie, inquadrando letteralmente porzioni dello spazio. Alcuni elementi delle strutture in ferro vengono in parte coperti, sostituiti, riempiti da fili di lana. Il loro colore puro corrisponde all’essenzialità del sistema di tubi e giunti, come una scomposizione spaziale di una policromia pittorica.

Nick Walker e Papa Ratzinger – Ritrovato il Corot smarrito: era in un bagno

Lo scorso fine settimana una nutrita folla si è riunita attorno all’ultima opera del graffiti artist Nick Walker, eseguita nei pressi di Hyde Park, proprio sulle mura di un piccolo casotto posto fuori dal Royal College of Art di Londra. Il soggetto ritratto da Walker è nientemeno che il nostro cciovane Papa Ratzinger con tanto di ghigno satanico e gatto bianco sulle ginocchia. Certo, così ritratto il povero Benedetto XVI seduto sul suo scranno sembra il capo della spectre dei films di James Bond. Ebbene Nick Walker ha eseguito il suo murale proprio nel corso dell’ annuale fiera d’arte britannica 20/21 che si tiene proprio all’interno del Royal College of Art e la cosa non è passata di certo inosservata.

Molti si sono scandalizzati ed altri hanno gridato allo scandalo ma alcuni galleristi presenti in fiera si sono letteralmente azzuffati per aggiudicarsi la tanto pubblicizzata opera. Alla fine della contesa Gay Hutson e Angela Wynn, organizzatori della fiera, hanno deciso di lasciare l’opera alla collezione della prestigiosa scuola d’arte britannica.

Come funziona la videoarte?

 Esiste un vero e proprio mercato della video arte? La domanda a cui si è tentato di rispondere ad un recente talk dal titolo Videoarte e Mercato, Come Orientarsi? moderato dalla scrivente durante il Festarte Videoart Festival ha fornito valide risposte ma ha anche creato ulteriori interrogativi che non possono di certo essere dipanati in un unico appuntamento.

Si sono fatti esempi di aste e vendite stratosferiche per opere di artisti del calibro di Bill Viola, Pipilotti Rist e Shaun Gladwell ma per quanto riguarda il mainstream va fatto un discorso ben più articolato. Vi sono infatti artisti che rendono pubbliche le loro opere pubblicandole su piattaforme come Youtube, altri che scelgono di venderle a tirature altissime tramite i distributors e renderle così fruibili a tutti come se si trattasse di  comuni films in dvd. Vi sono invece altri artisti che puntano sulla limitatezza dei master per far alzare le quotazioni ed altri che studiano appositi packaging limited edition per rafforzare il concetto di unicità, in tal caso il cofanetto a corredo diviene un’opera nell’opera.

E’ tempo di fotografia, contemporaneamente al FotoGrafia Festival di Roma si apre Il Turin Photo Festival

Il Turin Photo Festival che avrà luogo dall’1 al 9 ottobre s’interrogherà sul tema de L’INVISIBILITÀ DELL’EVIDENZA sottolineando così, per il terzo anno consecutivo, l’importanza di soffermarsi a riflettere sulle piccole e grandi realtà che troppo spesso sfuggono alla nostra vista, ma non all’occhio attento dei fotografi.

Il Festival vuole essere un contenitore multidisciplinare che ruota intorno all’immagine digitale all’interno del quale anche giovani emergenti possono trovare spazio per comunicare il proprio lavoro con l’immagine attraverso esposizioni, incontri, workshop, conferenze, presentazioni, feste, libri, letture portfolio.

Arrestata a New York Julie Torres, una street artist che non è una street artist

Abbiamo più volte parlato della street art ed in particolare della graffiti art e dei murales in termini di arte o vandalismo. Fermo restando che certe manifestazioni ( i famosi scarabocchi ) potrebbero essere tranquillamente definite come volgari espressioni di squallidi imbrattamuri, i murales ed i graffiti eseguiti con coscienza e con la dovuta creatività sono comunque un patrimonio per la città e non un danno come a volte le istituzioni vorrebbero farci credere. Recentemente in Italia alcuni comuni hanno lanciato una vera e propria caccia alle streghe contro i poveri street artists, tartassati dall’inasprimento della legislazione.

C’è da dire però che a New York, patria per eccellenza della street art, le cose non vanno meglio e le insulse leggi sul decoro urbano a volte mietono vittime che nulla hanno a che fare con la street art. Ne ha fatto le spese la povera artista di Brooklyn Julie Torres che lo scorso 17 luglio si era tranquillamente recata all’incrocio con l’undicesima strada e Bedford per portare a termine un acquerello en plein air.

Giulio Squillacciotti vince il Festarte Video Art Festival 2010

La video arte si riscopre regina della scena contemporanea romana. Dopo il grande successo di Macro Video Drink dello scorso martedì in quel di via Reggio Emilia a Roma ( evento che ha fatto registrare la presenza di circa 4 mila persone ), ci ha pensato Festarte Video Art Festival al Macro/Pelanda con ben quattro giorni (da mercoledì a sabato) dedicati alla videaoarte a confermare l’estremo interesse che questa meravigliosa tecnica riesce a generare. Una folta presenza di pubblico ha quindi invaso i magici spazi della Pelanda, accingendosi alla visione di un vasto numero di  opere provenienti da ogni parte del globo, accomunate dal tema Violenza Invisibile – privata, pubblica, sociale.

La manifestazione ha inoltre presentato una serie di eventi collaterali come un talk su Video arte e mercato, moderato dalla scrivente a cui hanno partecipato Cecilia Casorati (critico d’arte e docente Accademia di Belle Arti di Roma, in fenomenologia delle arti contemporanee), Raffaele Gavarro (Critico e curatore indipendente, Direttore del Festival internazionale “Videominuto”),  Alessandra Arnò  e Giorgio Fedeli (Fondatori di Visualcontainer), Valentina Moncada (gallerista) e Calogero Pirrera (Responsabile ricerche internazionali FestArte VideoArt Festival). Un secondo talk sulle Affinità e divergenze tra Video Arte Monocanale e Video Installazione, è stato invece moderato da Fabrizio Pizzuto con l’intervento di Bruno di Marino (Studioso di sperimentazione audiovisiva), Silvia Bordini (Docente di Storia dell’Arte contemporanea – Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), Andrea Aquilanti (Artista) e gli artisti in concorso.

Valerio Berruti alla Fondazione Stelline di Milano

Dal 22 settembre al 31 ottobre 2010, alla Fondazione Stelline di Milano si terrà la personale di Valerio Berruti (Alba, 1977), dal titolo Una sola moltitudine. La mostra, curata da Olga Gambari, presenterà per la prima volta, in modo organico, la produzione plastica di Valerio Berruti, poco conosciuta e per lo più inedita, affiancata da installazioni in esterno, video – tra cui La figlia di Isacco, presentato all’ultima Biennale di Venezia – disegni e bozzetti che, presentando il segno più caratteristico dell’artista, contribuiranno a costruire un discorso integrale ed armonico su tutto il corpus del suo lavoro.

Il percorso espositivo proporrà circa 20 lavori e coinvolgerà, oltre alla Sala del Collezionista, anche gli ambienti esterni della Fondazione, Chiostro della Magnolia e Orti di Leonardo. Come scrive la curatrice nel suo testo in catalogo, “Il segno di Valerio Berruti è un racconto contemporaneo che nasce come evoluzione continua con la tradizione classica. La sua pittura, nel cui dna si mescolano la storia dell’arte pittorica e della scultura, è una dimensione che slabbra costantemente verso gli altri linguaggi artistici, guardando al passato come radici e al futuro come un laboratorio di possibilità sempre aperto. I suoi volti, i suoi corpi sono metafora di un’umanità in continuo divenire, in cui l’identità singola si fonde con il corso esistenziale e storico collettivo. Da qui il titolo “Una sola moltitudine”, un d’apres da una raccolta postuma di scritti dello scrittore portoghese Fernando Pessoa.

Salvador Dalì. Il sogno di avvicina

Torna dopo 50 anni a Palazzo Reale con la mostra Salvador Dalì. Il sogno di avvicina, a cura di Vincenzo Trione, nella quale saranno esposte, dal 22 settembre 2010 al 30 gennaio 2011, oltre 50 opere del grande artista spagnolo. La mostra intende illustrare al pubblico, in modo approfondito e con un altissimo livello scientifico, il rapporto nella produzione artistica di Dalì tra paesaggio, sogno e desiderio.

«Una prospettiva, uno sguardo che erompe dalla conformità e si apre a nuove relazioni, inattese rivelazioni, differenti profondità» scrive Massimiliano Finazzer Flory nel testo introduttivo al catalogo «Fra referenze passate e coeve: Velázquez, Vermeer, Raffaello, Picasso, Miró, Miralles, Dalí mette in scena il proprio immaginario fra sperimentazione e suggestione onirica, inquietudine e tecnica, provocazione e modernità. Fra gli “Oggetti ultracivilizzati del ‘900” che, in certo senso, ne accentuano una “sensibilità pop” e nell’uso plurale dei linguaggi artistici che paiono dare corpo all’affermazione di André Breton secondo la quale il linguaggio è stato dato all’uomo perché ne esplori tutte le possibilità e ne faccia “un uso surrealista”» .