L’Archivio liquido di Carlos Amorales

di Micol Di Veroli Commenta

“Remix” e’ il titolo dato da Carlos Amorales alla sua prima mostra in Italia che si inaugurerà al Palazzo delle Esposizioni di Roma il 9 novembre. Il giovane artista messicano, attualmente al centro di un grande interesse internazionale, utilizza un termine del linguaggio musicale per tradurre la speciale commistione che lega le opere scelte per questa mostra: sei poderose installazioni, datate tra il 2006 e il 2010, si susseguono senza soluzione di continuità nello spazio e, pur mantenendo ciascuna la propria fisionomia e riconoscibilità, si fondono per dare vita a un inedito insieme, secondo una prassi che Amorales sperimenta per la prima volta.

Su gran parte dello spazio espositivo del primo piano del Palazzo corre il disegno a matita El estudio por la ventana (2010) che segna l’inizio di una nuova riflessione sullo studio inteso come mente dell’artista. Nella galleria grande, fa da sfondo alle settecentocinquantuno stelle nere di Drifting Star (2010) o a quelli che sembreranno i settecentocinquantuno frammenti di un’esplosione colti in un impressionante fermo immagine. Black Cloud (2007), uno dei lavori piu’ noti di Amorales, e’ un impressionante sciame di farfalle nere, la cui presenza puo’ essere interpretata come una minaccia o come il segno di una forza collettiva: un’opera monumentale, seducente e avvolgente, che ha la solidità di una massa e la leggerezza dell’ala impalpabile di un lepidottero. Un’intera sala e’ tappezzata dai manifesti di Why Fear the Future? (2006) le silhouette di uccelli neri dalle ali spiegate, una presenza minacciosa se si pensa al film di Hitchicock, ma Amorales affronta la paura del futuro con un interrogativo che potrebbe cancellarla. The Skeleton Image Constellation (Liquid Archive) (2009) sono le cartoline con oltre mille immagini prelevate dal personale archivio di Amorales, chiamato Archivio líquido (Liquid Archive). Ciascuna di queste opere e’ accostata, lambita o sfiorata, da Spider Galaxy, una creatura dalle sembianze di un uccello esotico animata, inizialmente, da Galia Eibenschutz.

Tutte le opere in mostra derivano dal poderoso Archivio líquido, l’archivio digitale avviato da Amorales alla fine degli anni Novanta e di continuo arricchito di nuovi elementi, cui l’artista attinge per la realizzazione di ogni suo nuovo lavoro. Sono immagini ricavate da riviste, cataloghi, libri, foto dello stesso Amorales o scaricate da Internet, lavorate dall’autore attraverso un processo inventivo che prevede la prassi della ibridazione. Tradotte nei lavori, diventano disegni, diapositive, video, collage, dipinti, sculture, installazioni, copertine di dischi.

L’Archivio líquido e’ un sorta di glossario ed e’ importante per Amorales che altri lo possano interpretare, estendendone il significato. Le sue immagini hanno un potere simbolico talvolta immediatamente condivisibile, ma piu’ spesso riferibile a realtà complesse in bilico tra condizioni o stati d’animo opposti. Il piu’ delle volte sono espressione della paura che le attuali condizioni di vita generano. Ma la sensibilità di Amorales, pur non ignorandole, non fa delle dinamiche sociali il tema dei suoi lavori. Il suo desiderio, secondo le dichiarazioni dello stesso autore, e’ quello di evocare cio’ che non esiste.

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