Robert Morris e il parco giochi dell’arte

di Redazione 1

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 Si è chiusa ieri al Tate modern quella che più di trenta anni fa fu definita la prima mostra totalmente interattiva. Si tratta di Bodyspacemotionthings, un grande parco giochi creato nel 1971 da Robert Morris dove le uniche installazioni artistiche erano delle gigantesche strutture di legno ed altri materiali grezzi dove il visitatore poteva rotolarsi, scivolare e salire proprio come in un parco per bambini.

All’epoca più di 1500 visitatori accorsero in massa all’apertura dell’evento formando una grande fila sin dalle due del pomeriggio. All’interno tutti erano totalmente impazziti di fronte ad una manifestazione senza precedenti in cui si poteva letteralmente entrare e giocare con un’opera d’arte, le persone agirono come bambini poiché erano incoraggiati a farlo dalla mostra stessa. Sin dal  primo giorno si registrarono feriti e contusi, una processione di ragazze appassionate d’arte in minigonna si ritrovò con decine di schegge di legno nelle gambe e tre giorni dopo la mostra fu definitivamente chiusa a causa di una rovinosa caduta da una delle installazioni.

” Avrei dovuto essere licenziato” ha dichiarato il curatore dell’epoca Michael Compton ” lo dissi a quel tempo ed ancora lo penso. Ero io il responsabile di tutto ciò”. Il curatore del remake dei giorni nostri Catherine Wood ha deciso di invitare Robert Morris e riprodurre fedelmente le installazioni dell’epoca, questa volta però è stato interpellato il capo del dipartimento di salute e sicurezza Denni Ahern.

Le installazioni sono state realizzate con materiali idonei e opportune misure di sicurezza cercando di limitare ogni tipo di rischio, una delle opere presenti nel 1971 è stata inoltre tralasciata a causa della sua pericolosità. Insomma finalmente dopo più di trenta anni il pubblico del Tate si è potuto abbandonare ai più sfrenati giochi infantili senza rompersi l’osso del collo.

Photo copyright: Oli Scarff/Getty Images

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