Il Turner Prize 2009 truccato, bruciante realtà o denigratoria menzogna?

di Micol Di Veroli Commenta

Sono stati in molti a lamentarsi di inciuci e contro-inciuci nei premi artistici nazionali. Le lamentele sono sempre le solite, giuria che favorisce i soliti nomi e curatori furbetti che ricambiano favori ad artisti e gallerie. Ebbene se pensate che tutto ciò succede solo da noi ed è quindi il momento di emigrare all’estero perchè li fanno le cose in modo pulito e gli artisti sono rispettati, allora forse vi state sbagliando.

Lo scorso anno infatti erano stati in molti a lodare il comitato del prestigioso Turner Prize britannico per aver condotto un’edizione senza scandali ma adesso sembra che i complimenti siano arrivati troppo presto. Charles Thomson, artista co-fondatore insieme a Billy Childish del movimento Stuckism (che più volte ha criticato il Turner Prize), ha violentemente attaccato il vincitore dell’edizione 2009 Richard Wright, facendo notare che l’artista è amico di vecchia data di Charles Esche, direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven nonché membro della giuria del premio. Richard Wright si è subito difeso dichiarando: “La scena dell’arte contemporanea è un mondo veramente piccolo e tutti conoscono tutti. Io e Esche non ci siamo frequentati negli ultimi due anni e non posso certo dire che siamo compagni di bevute”. Nell’intervista apparsa su Times of London, Wright ha inoltre fatto notare che anche gli altri artisti nominati per il Turner conoscevano almeno uno dei membri della giuria (gli altri tre erano il critico Jonathan Jones, il curatore Andrea Schlieker e la presentatrice televisiva Mariella Frostrup).

Per dovere della cronaca, Esche ha curato una mostra di Wright nel 2000 e lo stesso artista ha portato a termine diversi progetti per il Van Abbemuseum mentre Esche era in carica. Per sottolineare la sua totale estraneità a qualunque macchinazione Wright ha inoltre dichiarato: “Non ho la minima idea di come funzioni la giuria di un premio d’arte e di quali siano i criteri di valutazione. Charles Esche comunque non aveva il potere assoluto di farmi vincere poiché ci sono quattro giudici. Inoltre c’èra un grande favore del pubblico per la mia opera”. A voi l’ultima parola.

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