The Parade: Nathalie Djurberg al Walker Art Center

di Daniela Cotimbo Commenta

Dall’8 settembre al 31 dicembre avrà luogo, presso gli spazi del Walker Art Center di Minneapolis, la mostra personale di Nathalie Djurberg a cura di Eric Crosby e Dean Otto.

 Nota per i suoi video allegorici in cui mette in scena l’universo recondito delle perversioni umane, l’artista svedese presenterà il suo nuovo progetto The Parade che dà il titolo all’evento.

 Si tratta di uno dei progetti più ambiziosi per la Djurberg, che prevede l’avvicendarsi di cinque animazioni e oltre ottanta sculture di uccelli dai connotati perturbanti.

 L’artista si concentra sul mondo dei volatili, sugli istinti, sui rituali di accoppiamento, su tutti quegli aspetti per così dire “disumani” dell’universo animale che tuttavia appaiono familiari se paragonati agli sviluppi perversi della società moderna.

 Da tempo il suo interesse principale è infatti nelle trasformazioni fisiche e psichiche che connotano l’individuo alle prese con la sua insoddisfazione costante. Insoddisfazione che, a ben vedere, dà vita a tutta una serie di complessi  ed anomalie comportamentali in grado di compromettere il vivere quotidiano.

  Le opere della Djurberg sono agglomerati di argilla, filo e tela dipinta, materiali poveri dai colori squillanti in grado di dar vita a fascinazioni macabre.

 A curare l’aspetto sonoro dell’opera il collaboratore dell’artista Hans Berg, che contribuisce in maniera determinante alla creazione di un’atmosfera coinvolgente ideando un paesaggio sonoro che aggreghi le diverse proposte visive in un unico spazio rappresentativo.

 I video celebrano scenari di torture, umiliazioni, brutalità e sensi di colpa, il tutto in un mix grottesco e suggestivo. Il prodotto finale risulta vincente a livello emotivo e si presta a una più ampia riflessione sociologica.

 Forse, sembrano dirci le opere della Djurberg, l’origine di tanto sconvolgimento risiede proprio nella negazione della propria natura, nell’incapacità di dar sfogo ai propri bisogni, che appaiono invece relegati a scenari di gratuita volgarità da una società che sa bene come reincanalare tali pulsioni verso scopi di profitto individuale.

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