Parliamo di politica non di musei

di Micol Di Veroli Commenta

In un precedente articolo mi ero soffermata sulla trasformazione dei poli culturali internazionali in semplici aziende regolate da meccanismi economici e quindi poco inclini alle decisioni di natura per così dire creativa. Ebbene, la scena italiana sembra totalmente affascinata da questo inesorabile passaggio da museo ad azienda-museo. Negli ultimi giorni il ministro Giancarlo Galan ha pensato bene di sostituire il presidente della Biennale Paolo Baratta con Giulio Malgara, un “fedelissimo” del Premier poco avvezzo all’arte e ben più a suo agio su questioni economico-finanziarie.

Visto il buon operato di Baratta, bastava già questo a lasciarci basiti, ma le sorprese con questo governo non finiscono mai. Ecco quindi che Galan ha pensato bene di rialzare la posta e rimediare così al torto fatto a Baratta, offrendogli la presidenza della fondazione MAXXI di Roma, istituzione che sino ad ora è ancora ferma ad un lento rodaggio. A cose fatte però potrebbe sorgere un nuovo malcontento, sarebbe a dire quello di un Pio Baldi furioso per la possibile detronizzazione. Giri di valzer e di poltrone, inciuci politici e favori. Se prima parlavamo di azienda-museo, adesso parliamo di museo-ministero. E’ ridotta a questo l’arte, a servir da regno polivalente che può essere tranquillamente conquistato da tutti, senza l’ausilio di tre carrarmatini. In questo siamo forse i primi al mondo ad aver ideato questa formula per tirar fuori un’ulteriore poltrona.

Programmazione, sostegno e sviluppo per la comunità creativa e proposte interessanti oltre che didattiche per il pubblico, di questo chi ne parla più? A questo punto non riesco più a percepire il senso di determinate cose, a nulla vale una specializzazione nel campo culturale come a nulla vale un’esperienza in tal senso. Questo stato delle cose ci ha dimostrato che la politica, l’economia e gli “agganci”, valgono più di mille esperienze o attitudini. A questo punto proporrei di suddividere i posti nei musei seguendo i risultati delle elezioni. Per quanto riguarda la programmazione si potrebbe affidare il tutto ad un bel consulente esterno profumatamente pagato. Per il resto dello staff, rigorosamente amici di politici e nipoti vari. Ammesso che questo già non succeda abitualmente anche oggi.

 

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