Firenze si perde l’EX3 per scommettere sulle ossa della Gioconda

di Micol Di Veroli Commenta

Sulla Monna Lisa o Gioconda che dir si voglia sono state scritte innumerevoli storie e leggende. Sembrerebbe infatti che il capolavoro del povero maestro Leonardo da Vinci sia un perenne specchietto per le allodole per tutti i ricercatori del mistero, tutti quelli che vorrebbero trovare l’isola popolata da Elvis, James Dean,Marilyn Monroe e così via. Ecco quindi che terminata la parabola Codice da Vinci, architettata da Dan Brown, bisognava inventare qualcosa di nuovo per riaccendere l’attenzione.

A Firenze, si sa, sono dei veri e propri geni nel creare miti oscuri ed a trascurare la cultura tangibile. EX3, un centro per l’arte contemporanea aperto tre anni fa con 16 mostre all’attivo ed una programmazione di tutto rispetto ha chiuso da poco i battenti per mancanza di fondi. Parte di quei fondi dove saranno andati a finire? la risposta è: a finanziare la ricerca delle ossa di Monna Lisa. Secondo alcuni studi Monna Lisa sarebbe in realtà Lisa Gherardini Del Giocondo, donna che avrebbe fornito l’ispirazione per il celebre dipinto. Il professor Silvano Vinceti (presidente del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei Beni Storici), ha quindi aperto una cripta del convento di Sant’Orsola a Firenze riportando alla luce nientemeno che il metatarso di un alluce di piede sinistro, ma non si è certi che si tratti di un osso appartenuto ad uno scheletro femminile.

Questo alluce è stato affiancato dalla testa di un omero, rinvenuta in una seconda tomba aperta dal team di archeologi. Ora Vinceti ha deciso di perlustrare l’ossario tibia per tibia. La provincia elargirà quindi 110mila euro di soldi pubblici per le indagini archeologiche, soldi che vanno a sommarsi ai 30mila euro già stanziati. Insomma 140mila euro totali per portare alla luce qualche femore e compiere sofisticate indagini scientifiche. Tutto questo per nulla, già perché queste benedette ossa non aggiungerebbero nulla al lavoro di Leonardo ed alla nostra cultura. Aver perso l’unico polo contemporaneo fiorentino invece ci sembra una catastrofe inestimabile.

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