Il Warhol che non ti aspetti

A volte è possibile scoprire dei lati oscuri all’interno della produzione artistica di maestri dell’arte ampiamente storicizzati e quindi universalmente noti. Aspetti curiosi mai notati prima, caratteristiche bizzarre che mai avremmo lontanamente sospettato. L’ultimo artista in ordine di tempo a mostrare il suo volto nascosto è Andy Warhol, già proprio lui, l’intramontabile maestro della Pop Art, il re-inventore di icone che ha trasformato ironia e tinte sfavillanti in un vero e proprio stile di vita.

Ebbene anche il frizzante Andy nascondeva nel suo intimo un’anima da vero fotografo fine art, una veste ben diversa da quella di fotografo-compulsivo con la mania della Polaroid. Proprio in questi giorni l’Affirmation Arts di New York ospita la mostra Warhol: Confections & Confessions (in visione fino al prossimo 5 maggio 2012), all’evento è possibile ammirare 53 stampe fotografiche in gelatina d’argento mai esposte al pubblico.

I miti vacillano ma non crollano, anzi se la ridono

 

I miti vacillano ma non crollano, questa frase sembra quanto mai azzeccata in questi giorni bui, dove anche i frizzanti maestri dell’Art Bubble vengono duramente attaccati da più parti. Damien Hirst, Jeff Koons e Maurizio Cattelan immagini simbolo di due superpotenze artistiche come Regno Unito e Stati Uniti, due figure spesso viste come demoni che hanno creato la bolla speculativa dell’arte. Loro si che sono sempre nell’occhio del ciclone, loro che, a detta di molti, hanno creato opere che non possono essere definite tali.

Ultimamente il critico Julian Spalding aveva aspramente criticato Damien Hirst definendolo un non-artista ed invitando i collezionisti a disfarsi prontamente delle opere del folletto della YBA, questo perché in un prossimo futuro le stesse non varranno poi tanto. Anche il nonnetto della pittura, David Hockney, si era scagliato contro Hirst criticando aspramente gli spot paintings portati a termine dagli assistenti di studio e non dall’artista medesimo. “non è un vero pittore, non è un artista” aveva tuonato anche Hockney.

10 videoartisti israeliani in mostra al MLAC

Mercoledì 4 aprile 2012, il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma, presenta un Group Show video di dieci artisti israeliani selezionati tra i docenti e i laureati della Scuola Hamidrasha of Art, Beit Berl College di Israele. La mostra Time and a Half, titolo tratto dal lavoro di Mika Rottenberg, è a cura di Doron Rabina, Ben Hagari e Giorgia Calò.

L’inaugurazione sarà preceduta alle ore 16.00 da una Masterclass in cui interverranno i curatori della mostra e Miri Rosman, Direttore External Relations, Science and Culture del Beit Berl College. I docenti dell’Hamidrashà School of Art (tra cui Guy Ben-Ner, Boaz Arad, Ben Hagari), così come gli studenti (quali Mika Rottenberg, Ofri Cnaani, Tom Pnini), sono tra i più importanti video artisti in Israele. Attraverso la loro ricerca video e cinematografica, danno luogo ad un’arte creativa, ambiziosa e dinamica di forte interesse. La mostra mette in luce temi di rilevanza universale, offrendo l’opportunità di conoscere, con una varietà di voci e modi di espressione, la ricerca video israeliana.

ALICE IN WONDERLAND al Mart di Rovereto

“Il Bruco e Alice si guardarono a vicenda per qualche tempo in silenzio; finalmente il Bruco staccò la pipa di bocca, e le parlò con voce languida e sonnacchiosa: ‘Chi sei TU?’ – disse il Bruco. Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: ‘Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.”

Alice ha 150 anni, come l’Italia, ma non ha nulla della vecchia signora, anzi, il classico di Lewis Carroll (Charles Lutwidge Dodgson, 1832-1898) si riconferma ancora oggi un patrimonio comune che unisce magicamente l’età adulta all’infanzia. Per questo la mostra organizzata dalla Tate di Liverpool, in collaborazione con il Mart e la Kunsthalle Hamburg, non è solo per bambini, e così come il libro permette diversi livelli di interpretazione e apprezzamento. Nell’Inghilterra vittoriana Lewis Carroll era un insegnante di matematica con la passione della fotografia e inserito nel mondo artistico dell’epoca. Accomunato ai preraffaelliti dall’idea di purezza incarnata dai bambini, spesso li ritraeva come fossero attori all’interno di una scenografia rimandando a vicende storiche o leggende, per farli stare fermi nei lunghi tempi di posa era solito raccontare storie fantastiche. Tra questi c’erano anche le tre sorelle Liddell, figlie del decano, alla minore, Alice Pleasance, regalò e dedicò il libro delle sue avventure nel 1864, l’anno prima che venisse pubblicato ufficialmente.

Blixa Bargeld e Alva Noto infiammano Roma

31 marzo 2012, Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco Della Musica di Roma, ore 21 circa. Un uomo in abito scuro sale sul palco con in mano un oggetto di metallo sfavillante. A molti sembra una pistola, in realtà è un’armonica ma il muro sonoro che di li a poco investirà il pubblico sarà ben più potente di un colpo di rivoltella. Artefici di questa incredibile serata sono anbb, ovvero Alva Noto e Blixa Bargeld, dove Alva sta per giovane ma affermato perno del minimalismo elettronico e Blixa sta per genio-inventore della musica industrial assieme agli Einstürzende Neubauten, tallonati all’epoca da gente come Throbbing Gristle e Z’ev.

Bargeld non ci mette poi tanto a divorare la scena, è pragmatico, isterico,sensuale, intimo e grottesco, la sua voce emerge dai loop sonori di Noto e ad essa ritorna, si trasforma in strumento elettronico in un’eterna cantilena che mesmerizza il pubblico come il canto delle sirene.

Tagliamo qualche museo per far respirare i musei

Dalle nostre parti l’arte contemporanea sembra un tantino in affanno. Difficile raggranellare i fondi per organizzare mostre dignitose in spazi pubblici, anzi a dirla tutta è già sin troppo difficile tenerli in piedi questi sacrosanti spazi pubblici. Ed allora cosa fare per tentare di sbarcare il lunario e finanziare al meglio i poli culturali del nostro martoriato stivale? La risposta giusta potrebbe suonarvi un tantino polemica, visto che una ricetta ideale sarebbe quella di chiudere qualcuno di questi hub culturali.

Chissà quanti di voi saranno sul punto di sguainare la spada al solo udir tali scellerate parole. Eppure, signori miei, se i soldi non si trovano bisogna organizzare bene le cose, bisogna innanzitutto concentrare gli sforzi sui grandi musei nazionali che già da diverso tempo non ospitano mostre di caratura internazionale. In seguito, come si era già detto, bisognerebbe tagliare qualche testa.

Presentazione della 7. Berlin Biennale all’Istituto Svizzero di Roma

“L’arte non uscirà mai dal suo ghetto finché qualcuno non ne avrà bisogno. Tra costoro potrebbero esserci i movimenti sociali che lavorano per risolvere i bisogni socio-politici ed economici delle società di tutto il mondo. Sfortunatamente, non sembra che questi movimenti abbiano bisogno degli artisti per raggiungere i loro obiettivi. L’arte ha bisogno di essere reinventata…”
Artur Żmijewski

Artur Żmijewski (Varsavia, 1966) è curatore della 7. Berlin Biennale.  Inizia a lavorare come artista negli anni Novanta, quando segue i corsi di scultura di Grzegorz Kowalski all’Accademia di Belle Arti di Varsavia insieme a Katarzyna Kozyra e a Pawel Althamer. In quegli anni lavora principalmente con la fotografia e il video: si avvicina ai temi della repressione e dei traumi sociali e scatena un dibattito sociale attraverso la sua espressione artistica. Il suo lavoro diventa noto per An Eye for an Eye (1998-2000): qui Żmijewski lavora con un gruppo di portatori di handicap mutilati degli arti.

Nate Lowman – Swiss Cheese and The Doors: A One Night Stand

La mostra personale dell’artista americano Nate Lowman Swiss Cheese and The Doors: A One Night Stand inaugura l’11 aprile presso la galleria Massimo De Carlo a Milano. Rispecchiando i diversi flussi di pensiero dell’artista, nella sua prima personale a Milano sono presenti circa quaranta nuovi lavori, organizzati in una narrazione sperimentale attraverso gli spazi della galleria.
Nel corso di diversi anni di carriera prolifica, che vede la sua partecipazione a mostre collettive e personali presso le principali sedi espositive dedicate all’arte contemporanea di New York, Oslo, Londra, Roma e Hydra, Lowman affina tecniche e approfondisce temi che vengono ora sviluppati e riproposti.

L’artista è solito prelevare ritagli di immagini da una collezione, tuttora in corso, di giornali e riviste, cose trovate online, per la strada o nel suo studio. I suoi dipinti, così particolareggiati da sembrare stampati, sono in realtà creati attraverso l’utilizzo di pittura alchidica o ad olio, utilizzando come supporto il lino o la tela. Attraverso i suoi lavori Lowman esprime il potenziale metonimico delle immagini, creando un perfetto parallelismo tra visione iconica della rappresentazione e ricerca di differenti livelli di significato personali, culturali e storici.

Gli artisti italiani della Collezione ACACIA a Palazzo Reale

Promossa dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design, Palazzo Reale e Associazione ACACIA, apre dal 12 aprile al 24 giugno 2012, a Palazzo Reale, la mostra Gli artisti italiani della Collezione ACACIA-Associazione Amici Arte Contemporanea. L’evento espositivo, curato da Gemma De Angelis Testa – Presidente di ACACIA – e Giorgio Verzotti, propone al pubblico circa trenta opere di artisti della collezione d’arte contemporanea dell’associazione. Tutte le forme espressive delle arti visive sono qui rappresentate, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video all’installazione.

In mostra si ammirano lavori di Mario Airò (vincitore della prima edizione del Premio ACACIA), Rosa Barba, Vanessa Beecroft, Gianni Caravaggio, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Francesco Gennari, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Adrian Paci, Paola Pivi, Ettore Spalletti, Grazia Toderi, Luca Trevisani, Marcella Vanzo, Nico Vascellari e Francesco Vezzoli. Ogni artista vanta riconoscimenti nazionali ed internazionali.

MiArt 2012

Dal 13 al 15 aprile Milano, capitale del mercato italiano dell’arte, diventa momento cruciale di incontro e scambio culturale per l’appuntamento annuale con MiArt che anche quest’anno presenta una selezione delle gallerie più autorevoli del sistema artistico, che considerano Milano luogo strategico di esposizione per il loro pubblico. Il direttore artistico di MiArt, Frank Boehm, sottolinea la continuità dei due mondi, contemporaneo e moderno, volutamente riuniti senza limiti temporanei in un’unica area espositiva completamente rinnovata. Una scelta che nella volontà del direttore, nel ruolo anche di curatore della manifestazione, vuole evidenziare espressamente le reciproche contaminazioni per presentare al meglio l’intero periodo rappresentato, dai primi del ‘900 fino ai nostri giorni.

Gallerie e galleristi sono al centro di questo percorso espositivo per proporre a collezionisti, curatori, direttori di musei e appassionati in genere, italiani e internazionali, le scelte operate in un momento storico innegabilmente difficile, approntate per questo alla qualità assoluta, in grado di soddisfare gusti e aspettative dei collezionisti. In questa direzione si collocheranno tutte le opere che saranno presentate a MiArt rappresentative di artisti di ogni parte del mondo promossi e sostenuti dall’attività delle gallerie che punteranno sull’eccellenza e la varietà delle opere esposte nelle diverse forme artistiche, dalla pittura alla scultura, dalle installazioni alla fotografia, dai disegni alla video art, dalle performance ai progetti speciali site specific.

Il quarto appuntamento di Vitrine è di Alessandro Sciaraffa

Il 12 aprile inaugura ala Gam di Torino il quarto appuntamento di Vitrine che presenta l’installazione interattiva di Alessandro Sciaraffa dal titolo Akasha, costituita da una serie di pannelli di cristalli liquidi assemblati a muro sino a sagomare completamente l’ambiente. Materia protagonista di Akasha è il plasma, il quarto stato della materia, non liquido, non solido, non gassoso e prossimo alla struttura delle stelle. Grazie a un processo termico di alterazione del grado di temperatura, esercitato dall’intervento dei visitatori chiamati a gettare schizzi d’acqua verso la superficie di Akasha, la monocromia iniziale dei cristalli liquidi muta colore e identità. Gli occhi dello spettatore vedranno apparire un paesaggio visivo metamorfico, la cartografia imprevedibile di maelstrom virtuali in continua evoluzione sulla composizione molecolare del plasma.

Restituzione artistica di un universo mai uguale a se stesso, di un microcosmo artificialmente eccitato di energie e flussi naturali, l’opera di Sciaraffa dispiega uno scenario dove la visione non è più scindibile dagli altri stimoli percettivi e l’unico strumento di ricognizione è una sintesi sensoriale capace di tradurre gli impulsi interattivi in emozioni reali. Protagonista è il segno pittorico del pubblico, che negli schizzi e nelle gocce scagliate sui cristalli attiva la deflagrazione di un big-bang figurale, consumando nello spazio dell’impatto tra liquido e solido, tra cromie e temperature, un gesto di natura sacrale antichissimo ed ancestrale, quello dell’acqua trasformata in fonte di vita e di evoluzione.

ALESSANDRO ROMA – Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino

Brand New Gallery di Milano inaugura l’11 aprile Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino, mostra personale di Alessandro Roma, primo artista italiano ospitato ad esporre nell’intero spazio della galleria. Il giardino è un luogo magico, di concezione antichissima, che porta con sé una metamorfosi perenne nella costruzione e nel significato, in cui l’uomo crea un punto d’incontro e di perfetta armonia con la natura. Ciò che resta inalterata nel tempo è la visione paradisiaca di questo luogo incantato e fertile, Eden cercato e ricreato dall’uomo sulla terra (basti pensare che gli antichi Persiani chiamavano il giardino pairi-daeza). A differenza di un paesaggio che si apre a chi lo osserva, il giardino per essere scoperto deve essere attraversato, esplorato, scrutato a fondo, in quanto è celato nel suo recinto che ne determina e custodisce la forma.

Questo genere di approccio è la chiave per comprendere le opere di Alessandro Roma ospitate presso lo spazio milanese, che suggeriscono allo spettatore una catarsi e una predisposizione mentale attraverso cui calarsi nelle forme che si intersecano, in un collage di ricordi e nelle suggestioni che prendono vita sulla superficie scultorea e pittorica. Il tema del giardino è preso in considerazione solo idealmente e non in modo documentaristico, allo stesso modo in cui Paul Klee per lunghi anni ha affrontato nella sua pittura l’archetipo del giardino, pur senza mai descriverlo nella sua forma realistica, o come Monet, che addirittura giunse a realizzarne uno vero e proprio alle porte di Parigi che divenne il principale soggetto del suo studio. Alessandro Roma nel suo lavoro restituisce la duplice forma del paesaggio e del giardino, completezza e frammento, di uno spazio definito che custodisce al suo interno elementi di richiamo che non sono però di immediata assimilazione. La pittura vive in equilibrio tra figurazione ed astrazione, la scultura restituisce al contempo forme antropomorfe e la memoria di contenitori atavici di elementi naturali, mentre i collages si configurano come bozzetti che tracciano visioni surreali.

ARTE POVERA IN CITTA’: Bergamo

Dal 6 aprile al 15 luglio 2012 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo presentano il progetto Arte Povera in città. La mostra fa parte del grande evento Arte Povera 2011 curato da Germano Celant, promosso dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea insieme con la Triennale di Milano e coordinato da Electa.

Arte Povera 2011 che ha avuto come fulcro il movimento nato nel 1967 con gli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio, si è svolta in diverse e prestigiose sedi museali, come MAMbo – Museo d’Arte Moderna, Bologna; MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino; Triennale di Milano, Milano; MADRE – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli; GNAM – Galleria nazionale d’arte moderna, Roma e il Teatro Margherita, Bari.

Werner Herzog a go-go con 3 nuovi films

Werner Herzog è ormai una vera e propria superstar tanto che quest’anno è riuscito persino a farsi invitare alla Whitney Biennial, assottigliando gli spietati confini tra le arti visive. A 69 anni il grande regista tedesco potrebbe dirsi soddisfatto, il pubblico lo osanna e la critica lo porta su un vassoio d’argento. Eppure il nostro Herzog non si è montato la testa.

 Dopo capolavori del calibro di Nosferatu, Fitzcarraldo e Cobra Verde (tutti aventi come protagonista il dispotico Klaus Kinski) e meravigliosi documentari come Apocalisse nel deserto, Little Dieter Needs to Fly e Il diamante bianco, il nostro poetico regista ha in serbo nuove ed esaltanti avventure per il suo pubblico.