Workshop di fotografia con Silvia Camporesi

In occasione della settima edizione di Obbiettivo Donna, Silvia Camporesi terrà un workshop dedicato a tutti coloro che vogliono apprendere le possibili modalità attraverso cui incanalare la propria creatività. Il 23 marzo, a conclusione della prima tappa del workshop, booksigning del nuovo libro di Silvia Camporesi La terza Venezia.

Come nascono le idee? Come passo dal pensiero al lavoro finito – sia esso una singola immagine o un intero progetto? Di cosa ho bisogno? Questo workshop è improntato sul tema della progettazione artistica fotografica e riflette su come muoversi nell’intricata strada dei pensieri e delle azioni che conducono alla realizzazione dell’opera. Obiettivo del workshop è comprendere il modus operandi che sta dietro ogni lavoro artistico. Ogni passo è fondamentale nella creazione di un’opera. Le strade percorse per arrivare al risultato finale, pur rimanendo nella maggior parte dei casi sotterranee, sono anch’esse parti importanti dell’opera. Durante il workshop cercheremo di rendere visibili questi percorsi.

Short stories 13 – Earth laughs in flowers

CHI: David LaChapelle nasce nel 1963 a Fairfield in Connecticut, fotografo di fama mondiale e regista, negli anni ’80 viene introdotto da Andy Warhol al mondo dell’editoria di moda scattando fotografie per il suo Inteview magazine. E tra riviste patinate, hollywood, attori e starlet David non se la passa male fino al 2006, quando decide di smettere con gli editoriali, il motivo -dice lui- è che la sua creatività richiedeva spazio mentre le redazioni di moda frenavano il suo estro per paura di incomprensioni col pubblico. Tra gli anni ’80 e il 2000 ha ritratto con il suo stile barocco, eccentrico e irriverente i maggiori divi del cinema e della musica, incarnando in qualche modo quell’epoca di eccessi e decadenza assieme.

DOVE: Robilant+Voena – Milano, Londra, Saint Moritz

QUANDO: 16 febbraio – 24 marzo 2012

COSA: Ritiratosi a Maui, Hawaii, per dedicarsi all’arte presenta dieci grosse stampe fotografiche realizzati tra il 2008 e il 2011, spacciandole per nature morte. In realtà sotto quei grossi mazzi di fiori c’è un mondo intero illuminato da un chiaroscuro fiammingo. Giocattoli, caramelle, cellulari, riviste, statuette, palloncini, elementi iper-moderni incastonati in questi fermi immagine talmente studiati da sembrare dipinti. È il suo sguardo disincantato sul mondo moderno consumista e tetro, ma tentatore.

Goya, Bacon e Basquiat: 5 film con i maestri dell’arte

Arte e cinema hanno spesso incrociato le loro storie ed i loro destini, dando vita ad esperimenti seminali che in taluni casi hanno scritto la storia e riprogrammato le vecchie concezioni. Tra le altre cose, le storie di molti celebri artisti hanno animato decine di pellicole cinematografiche. Andiamo quindi a vedere le 5 pellicole più interessanti dedicate ai maestri d’arte di tutte le epoche con i relativi giudizi critici:

 Artemisia, Passione estrema ***  – Pellicola incentrata sulla burrascosa vita di Artemisia Gentileschi (1593-1652) davvero ben fatta e troppo spesso sottostimata. Belle le scene dell’artista a lavoro e molto credibile la protagonista Valentina Cervi. Da vedere.

Biennali e premi con polemiche ad arte

Biennali e grandi manifestazioni artistiche sono sempre nell’occhio del ciclone per quanto riguarda critiche e roventi polemiche. Quest’anno però la Whitney Biennial sembra aver raccolto più polemiche del solito. Giusto ieri la Biennale del Whitney è stata minata da un falso comunicato stampa dove si prendevano in giro gli sponsors della prestigiosa manifestazione.

Andando indietro nel tempo è possibile trovare altri gustosi aneddoti: nel 1987 le Guerrilla Girls attuarono una delle più celebri proteste artistiche della storia, scagliandosi contro la cronica assenza delle donne nelle Biennali dal 1973 al 1987, il tutto all’interno di una mostra intitolata Girls Review The Whitney.

Made in Japan alla Triennale di Milano

La terza edizione di Tasselli d’Arte – Oltre il Cinema, in Triennale, con Made in Japan – L’estetica del Fare affronta le tendenze dell’arte e della cultura nipponica con uno sguardo su artisti di nuova generazione, ma anche con antesignani della tradizione, grazie ai quali le due anime dello zen e del manga si ibridano in una suggestiva rete di rimandi tra costumi, arte, cinema, video e fotografia.

 La mostra si configura come una collettiva che interseca sguardi, linguaggi e punti di vista differenti relativamente al paese del Sol Levante.

Nell’ambito di Made in Japan. L’estetica del fare – sia la serata dell’inaugurazione del 2 marzo, sia l’11 marzo, anniversario delle catastrofi – il pubblico potrà fare delle donazioni libere finalizzate alla raccolta fondi per la ricostruzione del Giappone. Questi due momenti benefici sono connessi all’esposizione delle Charity Box, il progetto de L’Isola della Speranza Associazione No profit fondata dai giapponesi residenti a Milano a sostegno delle vittime del terremoto e dello tuznami a cui hanno partecipato oltre cinquanta designer di paesi differenti con opere firmate tra gli altri da Naoto Fukasawa, Kaori Shiina, Kazuyo Komoda. Le box create per l’occasione diventano dei veri e propri salvadanai in cui i visitatori, se vogliono, possono inserire la loro donazione.


Shepard Fairey in gattabuia mentre P183 e Escif si scagliano contro il sistema

Escif

Il nostro spumeggiante mondo della street art è sempre in movimento e come da copione spuntano puntualmente fatti assai bizzarri che non possiamo far a meno di rigirarvi. Partiamo quindi con Shepard Fairey, sarebbe a dire lo street artist più fake della scena internazionale, ha finalmente ammesso di aver scopiazzato a man bassa il suo poster Hope (quello che ha praticamente fatto da icona guida alla campagna per le presidenziali di Obama nel 2008) da un’immagine di proprietà dell’Associated Press.

Adesso il nostro rischia fino una multa da 5000 dollari e fino a sei mesi di reclusione, potrebbe essere la volta buona per togliercelo di mezzo per un poco di tempo. Nel frattempo a Mosca impazzano i murales del Banksy russo. Parliamo di P183, street artist moscovita che solitamente crea opere a carattere politico ed in russia questo tipo di street art non ha certo vita facile.

Quella brutta abitudine dei consigli per gli acquisti

 

Comprate questo, anzi no, comprate quest’altro. Ultimamente la stampa di settore (e non) sembra esser divenuta un gigantesco contenitore di consigli per gli acquisti. Dal curatore rampante, passando per il gallerista storico ed il collezionista-mecenate sino a giungere al’esperto giornalista, ognuno ha il suo artista da proporre all’ignaro lettore ed ognuno è convinto di puntare su di un cavallo vincente. Gli artisti sono sempre diversi in base alla cordata di appartenenza e quasi sempre giovani.

All’estero si sono visti di rado ma, non si sa per quale bizzarra formula di mercato, sono loro quelli da comprare. Fuori dai nostri confini, dicevamo, nessuno di loro ha mai partecipato ad un’asta ed a cercar i loro nomi all’interno dei roster delle più blasonate gallerie internazionali si perde tempo e null’altro. Non vengono mai nominati dai magazines stranieri, non fanno mostre nei musei oltreconfine e non partecipano a grandi manifestazioni come Documenta o quanto altro.

Giuseppe Pietroniro e Marco Raparelli al Museo Hendrik Christian Andersen di Roma


Il progetto a quattro mani di Giuseppe Pietroniro e Marco Raparelli “ Né qui né altrove” in visione al Museo Hendrik Christian Andersen , ha per oggetto il museo: non solo l’istituzione storico – culturale, ma il museo quale è oggi, al tempo della crisi.

Concettualmente il lavoro proposto si fonda sul tema dello spazio e sull’alterazione della sua funzionalità e percezione: un intervento che propone una reinterpretazione della collezione permanente dell’Andersen, e dei suoi spazi espositivi, attraverso la firma di due artisti contemporanei: un’installazione mossa dall’idea di addizione e sottrazione, realizzata con tecnica grafica, fotografica e uso di materiali eterogenei. 

John Locke e la biblioteca in cabina

Nel precedente articolo abbiamo parlato, tra l’altro, della disastrosa condizione in cui versano le nostre biblioteche. Si faceva appunto riferimento alla mancanza di personale, di tomi e di spazio. Se in Italia le biblioteche pubbliche non vanno affatto bene, in Inghilterra queste preziose istituzioni hanno subito una sostanziale trasformazione con gli Idea Stores. Si tratta di biblioteche organizzate come strutture commerciali dove vengono offerti servizi più attraenti e contemporanei come learning centers, caffè, connessione internet e soprattutto una ricca scelta di libri nuovi di zecca.

Un’altra proposta per svecchiare un servizio ormai poco appetibile dalla popolazione locale, arriva dagli Stati Uniti e più precisamente da Los Angeles, dove l’artista John Locke ha deciso di rimodernare sia il concetto di biblioteca che quello di servizio pubblico, praticamente come prender due piccioni con una fava.

Lo stato della cultura in Italia? Peggio di un film horror.

La scorsa domenica, seguendo l’abituale puntata di Presadiretta su raitre, non ho potuto fare a meno di provare un grande senso di compassione per lo stato in cui versa la nostra cultura. La puntata, intitolata appunto Cultura a Fondo, ha analizzato con perizia alcuni casi singoli, fra cui quello della Pinacoteca di Brera, i quali illustrano al meglio gli sprechi ed i tagli che in questi ultimi tempi hanno serrato la gola dei nostri tesori culturali.

Logico, non ci voleva la televisione per ricordarci che i nostri musei non hanno fondi per esporre e restaurare capolavori d’arte di inestimabile valore. Eppure la vista di quell’orrore non può lasciare lo spettatore indenne.

Quadratonomade al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Quadratonomade è un progetto che prevede la costituzione di una esposizione itinerante di circa duecento opere d’arte in scatole di cartone all’interno delle quali artisti attivi nel panorama contemporaneo nazionale e internazionale hanno realizzato il proprio intervento creativo. Le scatole d’artista saranno esposte il 29 febbraio 2012 al Palazzo delle Esposizioni e viaggeranno nei prossimi tre anni raggiungendo diversi luoghi in Italia e all’estero.

Quadratonomade è un’azione di democratizzazione dell’arte, volta alla rottura di meccanismi e ruoli convenzionali al fine di diffondere la cultura in modo attivo con l’uso di linguaggi interdisciplinari e alternativi. L’intento è quello di creare una rete di collaborazioni a favore di un approccio trasversale, concepito fin dall’inizio come un’azione artistica complessa sul tema di “arte, società e memoria”.

La mia nuova opera? Me la finanzia la rete con il crowdfunding

Finanziare il proprio progetto artistico è un’impresa assai ardua. L’era dei mecenati sembra essere tramontata da un bel pezzo ed affidarsi alle istituzioni pubbliche è un mero sogno. Le gallerie private fanno quello che possono per sostenere la produzione creativa dei propri artisti ma è logico che coloro i quali non posseggono una galleria di riferimento sono costretti a procacciarsi sponsors sempre più difficili da trovare.

Ecco quindi che l’urgenza della sovvenzione privata ha dato vita alle piattaforme di crowdfunding, vale a dire dei siti internet dove è possibile illustrare il proprio progetto che verrà in seguito realizzato grazie a piccole o grandi donazioni da parte del popolo della rete. Grazie a websites com IndieGogo e Kickstarter, l’artista squattrinato può presentare un suo progetto e farsi aiutare dagli utenti per la realizzazione dello stesso.

Se l’opera d’arte rimane dentro al computer

 L’ingresso degli home computers, per usare un’espressione vagamente nostalgica, all’interno del mondo dell’arte contemporanea ha senz’altro aperto nuove prospettive agli artisti e ridefinito il concetto stesso di produzione dell’opera. Software altamente sofisticati come Final Cut e Avid hanno velocizzato il processo di montaggio video, riducendo drammaticamente l’ingombro dei macchinari e la complessità di tale operazione. Per quanto riguarda la fotografia, i programmi di fotoelaborazione come Photoshop hanno dato vita ad una nuova era creativa, rilanciando il concetto di manipolazione dell’immagine.

Anche le tecniche installative hanno subito un radicale cambiamento, tutto questo grazie a piattaforme come AutoCad che permettono la realizzazione tridimensionale del progetto ideato, rendendo così possibile la visione anticipata di architetture complesse all’interno dello spazio. La tecnologia, oltre alle nuove possibilità ed alla riduzione di tempi e costi ha inoltre avvicinato l’artista a determinate pratiche che fino a poco tempo fa erano appannaggio esclusivo dei tecnici e dei laboratori altamente specializzati.