L’epopea di Achille Bonito Oliva nudo su Frigidaire di Marzo 2011

Ma voi ve lo ricordate Achille Bonito Oliva nudo su Frigidaire? molti di voi all’epoca erano troppo piccoli, altri non erano nemmeno nati, altri ancora hanno sicuramente ben impressa nella mente quella ormai mitologica immagine. Noi di Globartmag avevamo profeticamente rammentato al pubblico le gesta di Achille su Frigidaire in un articolo apparso lo scorso anno sulla nostra piattaforma.

Ora però c’è dell’altro, già perché Achille ha deciso di compiere nuovamente lo spogliarello per Frigidaire numero 232, in edicola da oggi 8 marzo 2011, alla modica cifra di 3 euro. All’interno del magazine troverete una foto/poster di ABO nudo sul divano di casa ed un’intervista sull’arte del 2000. Siamo quindi al terzo spogliarello dopo quelli del 1981 e del 1989. Stavolta ABO ha molte ragioni per mettersi a nudo, in questi ultimi tempi infatti la sua ferma opposizione al regime dell’arte politicizzata si è fatta ancor più solida.

Michael Bevilaqua – Catastrophe Ballet featuring Dean Sameshima “In Passing”

Torna alla galleria The Flat di Massimo Carasi, dopo il successo dei precedenti appuntamenti, Michael Bevilacqua con la personale Catastrophe Ballet, che comprende inoltre una collaborazione inedita con l’artista californiano Dean Sameshima. Il titolo con cui l’artista americano sceglie di chiamare la propria mostra milanese è lo stesso del capolavoro, datato 1984, della band gothic californiana Christian Death. Alle atmosfere cupe e nervose di questo disco si ispirano, infatti, i nuovi dipinti, percorsi dalla solita carica iper-pop venata però da una malinconia che sa farsi anche, a tratti, minacciosa.

L’immaginario culturale contemporaneo viene gestito e manipolato sapientemente, sia come repertorio sia come tavolozza stilistica: serigrafie dal sapore punk, inserti di vernice spray, citazioni (X-Men, Yr Mangled Heart , dal singolo dei Gossip, i Ministry che a loro volta dètournano i Pink Floyd in Dark Side of the Spoon, ecc.) e frammenti testuali compongono una stratigrafia della cultura visiva più familiare. E al tempo stesso più straniante. Le pareti della galleria ospitano ampi dipinti – alcuni in scala quasi monumentale – che riuniscono e fondono la sostanza di cui sono fatti i sogni, e gli incubi, del mondo occidentale all’alba del XXI secolo. Un’apocalisse gioiosa e gloriosa.

Verge e il caos delle fiere dell’arte emergente

Si parla tanto di fiere dell’arte italiane mal organizzate e si decantano le imprese delle altre manifestazioni all’estero, con la certezza di trovare oltre confine professionisti più preparati, strutture più agibili e stand pieni di opere seminali. Questa volta però da Artinfo ci giunge notizia di una fiera all’estero che ha lasciato vagamente confusi non pochi addetti del settore. Stiamo parlando di Verge Art Brooklyn, manifestazione di mercato tenutasi dal 3 al 6 marzo in quel di New York.

Verge è una fiera dedicata all’arte emergente, anzi l’unica piattaforma di mercato newyorchese dedita ai nuovi talenti. Dette così le cose sembrano alquanto interessanti ma le news ci parlano di un mezzo disastro. La pianta della fiera ad esempio è apparsa caotica e dispersiva con molti stand assenti dalla lista ed eventi collaterali passati in cavalleria: “Ci sono stati parecchi problemi di organizzazione” ha dichiarato in merito Ryan Thomas della galleria Cue Art Foundation.

Maurizio Mochetti – Divertissement

Venerdì 11 marzo alle 18.30, si inaugura a Roma, in via Reggio Emilia 24, presso la galleria OREDARIA “Divertissement” mostra personale di Maurizio Mochetti. La mostra sarà articolata in una composizione leggera e giocosa che nasce come ‘divertimento’ dell’artista, senza alcun intento retrospettivo. Cinetismo, luce, dinamismo, energie elettromagnetiche e laser saranno il materiale creativo con cui Mochetti affronterà lo spazio pensandolo come ‘luogo’ senza limiti fisici, vibrante e immateriale.

Il linguaggio artistico di Mochetti è il risultato di un processo nel quale l’arte è più fatta dall’idea che dalla prassi e l’opera è l’inevitabile traccia di un’idea. L’uso quasi esasperato della tecnologia non è un’esaltazione della stessa, ma un mezzo nuovo con cui la creatività si può manifestare. Le opere di Mochetti si impossesseranno di tutte le dimensioni, di tutti i sensi in un’atmosfera di velocità/immobilità.

Perchè la Biennale di Sgarbi è una guerra persa in partenza

La Bunga Biennale sta entrando nel vivo ed in molti hanno preso le giuste posizioni per opporsi alla totalitaria offensiva lanciata da Vittorio Sgarbi. Tra artisti che rifiutano di partecipare e curatori che già proclamano il fallimento di un Padiglione Italia allargato, c’è anche chi difende l’operato del Vittorione Nazionale® e forse costoro avranno le loro buone ragioni. In questa ressa si rischia però di tralasciare un fattore assai importante che in sostanza ha già minato le fondamenta di questa Biennale.

Andiamo per gradi, sappiamo tutti che Vittorione ha intenzione di esporre un ricco drappello di giovani artisti provenienti da ogni regione d’Italia, i quali verranno collocati in sedi prestigiose eccetera eccetera. Ad affiancare Sgarbi in questo duro lavoro son presenti alcuni curatori, giornalisti ed altri addetti del settore, come anticipato da Exibart. Va detto però che queste personalità non sono le uniche a collaborare con Sgarbi, visto che anche Arthemisia Group in questi giorni sta contattando moltissime gallerie private di tutta Italia, a caccia di artisti da sottoporre all’attenzione del celebre storico. Tutto questo meccanismo a me sembra un poco bizzarro e confusionario ma non è questo il punto.

Le previsioni per i prossimi venti anni

Come si evolverà l’arte contemporanea nei prossimi venti anni? sembrerebbe la domanda del secolo ma è sicuro che in molti vorrebbero avere la risposta giusta per imbrigliare il mercato o semplicemente per scrivere un illuminante trattato. Ovviamente l’arte cammina di pari passo con la tecnologia ed è innegabile che le nuove scoperte nel campo dell’elettronica potrebbero dar vita a nuove metodologie e nuove estetiche che noi neanche immaginiamo, non si parla di digital art ma di qualcosa di molto più articolato.

Possiamo però tirare alcune somme in base ai trend di questi ultimi anni e stilare un’ipotetica lista delle caratteristiche salienti dell’arte del futuro. La pittura figurativa ad esempio è in grande difficoltà, non è escluso quindi un sostanziale ritorno all’astratto da cui potrebbe partire in seguito una corrente, in netta contrapposizione, qualcosa che in sostanza miri a minare il concetto stesso di immagine. La struttura della galleria d’arte privata potrebbe ricalcare quella del franchising, come già lascia intendere l’invasione a tutto tondo dei grandi brands come Gagosian.

Danilo Bucchi al Mlac di Roma

Il segno, ossessione avanguardista, torna a popolare gli spazi del contemporaneo nella mostra personale di Danilo Bucchi al MLAC – Museo laboratorio di arte contemporanea di Roma a cura di Domenico Scudero e Giorgia Calò. L’esposizione, per l’appunto intitolata S I G N S. The Black Line, sarà inaugurata il 10 marzo e sarà visibile fino a fine mese.

Articolata in due sezioni: nella prima, quella che riguarda il piano superiore del museo, sarà possibile visionare gli ultimi lavori dell’artista connotati da una ricerca ossessiva sul segno in cui è possibile intravedere morfologie note, care alle esperienze di artisti quali Paul Klee. E a ben pensarci, Klee era stato un grande semiotico dell’arte visiva evidenziandone appunto la natura psichica, le sue opere, come quelle di Bucchi, erano denotate da segni semplici, ridotte all’essenziale, situate in quella zona franca dell’esperienza in cui la forma non è che un filtro attraverso cui rendere la natura sensibile.

Roberto Pugliese – Soniche Vibrazioni Computazionali

Sabato 19 marzo alle ore 19:00 Studio La Città di Verona (Lungadige Galtarossa, 21) inaugua la mostra Soniche Vibrazioni Computazionali, personale del giovane artista napoletano Roberto Pugliese a cura di Valentina Tanni.

Siamo abituati a vedere la tecnologia come il mezzo per raggiungere un fine. Tuttavia, se da un lato la consideriamo un semplice dispositivo per risolvere problemi, allo stesso tempo la carichiamo di simbologie, aspettative e paure. Ma mentre eravamo impegnati a cercare di definirla, è successo qualcosa che ha cambiato le carte in tavola, modificando per sempre lo scenario: tecnologie ed esseri umani sono diventati intimi. Con l’avvento dei personal computer, e poi con la miniaturizzazione dei circuiti elettronici – per non parlare di protesi e biotecnologie – abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con le macchine a un livello diretto ed empatico: sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana, modificando i pensieri, i gesti, le abitudini, mediando i rapporti interpersonali.

Rebecca Agnes – Urania

Il ciclo espositivo Lithium 1 (Napoli) prosegue l’11 marzo con l’inaugurazione della personale di Rebecca Agnes (Pavia,1978; vive e lavora a Berlino). L’universo visuale dell’artista si è formato sulla letteratura fantascientifica “classica” che visualizza l’alieno come qualcosa di vegetale. Dall’invasione degli ultracorpi ai pomodori assassini il genere è sempre stato ricco di esseri ispirati al mondo vegetale. Questa influenza ha fatto sì che gli esseri umani, nei suoi lavori, sono un’assenza, l’unica traccia che ne rimane sono architetture fantastiche e protagonisti sono baccelli (pod), funghi, fagioli e organismi monocellulari.

In Urania, video del 2009 che dà il titolo alla mostra , tutti questi esseri sono minuscoli o invasivi, lenti nei loro movimenti oppure velocissimi nell’apparire e scomparire chissà dove. La loro vitalità richiama la nostra attenzione, un invito a considerare in modo differente il reale di cui abbiamo esperienza. La natura, che ci sembra tanto vicina, è un universo impenetrabile al nostro sguardo. Come noi stessi siamo “universi” indipendenti l’uno dall’altro, coerenti con le nostre regole interne, ma non necessariamente aperti verso l’altro o capaci di comunicare con esso.

Come verrà distrutta Roma…

Sabato 12 marzo alle ore 18 sarà inaugurato il nuovo progetto editoriale ed espositivo della galleria romana CO2. L’intero progetto, ideato da Giorgio Galotti, Gianni Garrera, Giuseppe Garrera e Francesco Napolitano, possiede nel suo genere l’unicità di servirsi di contenuti e materiali selezionati su un tema dato per la composizione di una rivista che sia interamente e in modo pregnante di razza visuale. Il manifesto del progetto, riportato sulla copertina di ogni singola copia, serve a regolare e avviare un processo nuovo di creazione per l’artista, coinvolgendolo in un esercizio obbligato di elaborazione del tema proposto.

I contributi selezionati per la rivista, reperiti da fonti storiche ricontestualizzate, convivono e sono messi in relazione con gli interventi sviluppati dagli artisti coinvolti. Il corpus che si viene a formare tende a scandire un dettato visivo che opera dalla prima all’ultima pagina. Durante il periodo espositivo tutti i contributi originali, rigorosamente realizzati o selezionati entro il formato massimo della rivista, ovvero 28×22 cm, saranno visionabili a parete.

A Genova l’arte da Taiwan

Il museo d’arte contemporanea di Villa Croce di Genova inaugura martedì 8 marzo la mostra Arte da Taiwan. La nuova generazione, realizzata in partnership con il Taiwan Cultural Center of the National Council for Cultural Affaire di Parigi e il Kaohsiung City Museum of Fine Arts.

La mostra, a cura di Chen Chih-Cheng, direttore del Taiwan Cultural Center, si propone di analizzare, attraverso la ricerca e le opere di 14 artisti della nuova generazione – la maggior parte al di sotto dei 30 anni – l’evoluzione dell’arte taiwanese. Facendo seguito a Taiwanpic.doc-art contemporain taiwanais, anche questa progettata e curata dal Taiwan Cultural Center e tenutasi all’École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi nel 2009 – una sorta di archivio della ricerca artistica taiwanese – e a Taiwan Calling, conclusasi recentemente al Műcsarnok – Kunsthalle di Budapest, Arte da Taiwan. La nuova generazione è stata concepita come un’occasione per scoprire e avvicinarsi al panorama della creatività contemporanea di Taiwan, per comprendere come, a poco a poco, si è costituita l’identità dell’isola e si sono delineate le sue principali tendenze.
Tutti i 14 artisti che occuperanno le sale del piano nobile e del piano mansarda della villa appartengono alla nuova generazione degli anni ’80, e cinque di loro sono stati invitati a Genova per allestire direttamente i loro lavori in rapporto agli spazi del museo.

Carloaberto Treccani – In google we trust

La galleria Fabio Paris Art Gallery di Brescia inaugura oggi la mosta In Google We Trust, la prima personale dell’artista italiano Carloalberto Treccani (Brescia 1984), a cura di Domenico Quaranta. La mostra raccoglie gli esiti recenti di due progetti distinti, ma accomunati da un’analoga riflessione su come i mezzi di comunicazione stiano cambiando in maniera irreversibile la nostra percezione del territorio e della sua rappresentazione simbolica.

La “democratizzazione” della visione satellitare, fino a pochi anni fa privilegio di enti e autorità politiche, attraverso servizi come Google Earth, non ha solo normalizzato la rappresentazione simbolica – sovrapponendo perfettamente mappa e territorio – e tolto al nostro pianeta ogni aura di mistero; ha anche offerto a chiunque un punto di vista nuovo sul mondo e sulla realtà. Il ciclo “Alfabeto per l’edilizia” (2006 – in corso), rappresentato in mostra da tre lavori, raccoglie i frutti di una paziente esplorazione di Google Earth alla ricerca di edifici che, osservati dal satellite, rivelino analogie con le lettere dell’alfabeto. Questa pratica, ormai condivisa da un ampio numero di persone, serve a Treccani per mettere a punto un linguaggio poi utilizzato per comporre frasi che sono, di volta in volta, delle ambigue allusioni al proprio lavoro di esplorazione, scoperta e di composizione (come In Google We Trust, 2010 o Inaspettatamente. Omaggio a Boetti, 2010) o delle tautologiche descrizioni dello spazio reale in cui questo spazio simbolico si ricompone (come Travel Around the World in 324 Centimeters, 2011).

Giuseppe Penone: nuova opera per la GAM

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Fondazione De Fornaris ha commissionato a Giuseppe Penone, artista torinese affermato nel mondo,  un’opera monumentale che sorgerà davanti alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in corso Galileo Ferraris angolo via Magenta, a futura memoria dell’evento. Sarà inaugurata il prossimo 18 marzo.

Proprio in questi giorni sono iniziati i lavori di scavo che permetteranno l’installazione dell’opera, nel luogo oggi occupato da aiuole che lasceranno il posto alla scultura. Questa – una sorta di “portale” formato da una struttura orizzontale con un tronco fuso in bronzo e da una base in marmo, mentre il terzo elemento sarà costituito da un albero vero e proprio – fungerà simbolicamente da nuovo ingresso al museo.

Secondo dialogo sul sistema dell’arte con Luca Rossi

Luca Rossi: Recentemente ho letto un tuo articolo relativo alla situazione del sistema italiano dell’arte contemporanea. Parlo di sistema per identificare: istituzioni, artisti, riviste, nuove riviste, gallerie giovani international, gallerie italiane, gallerie che ci provano, gallerie storiche, musei, fondazioni, artisti che inviano application, artisti che girano per mercatini alla ricerca di libri e foto usate, opening con apertitivi e relazioni tra l’amichevole e l’interessato, associazioni no profit, spazi no profit, tanti spazi, tante opere, tanti progetti, assegnazione di studi d’artista, scuole d’arte, istituti d’arte, accademie con vecchi programmi, programmi di formazione, collegamenti tra curatori italiani e curatori esteri, acquisizioni di opere che sono passate in biennale, premi, premi ogni giorno, residenze all’estero, residenza in italia, workshop e mostre collettive, assenza di un pubblico vero, critici poco critici ma molto artisti, fanzine giovanilistiche come Mousse e Kaleidoscope che sono più che altro progetti artistici più attenti al contenitore che al contenuto, Flash Art, Exibart, i commenti di Exibart, collegamenti tra scuole e istituzioni.

Tutto questo pensando che il giovane operatore di oggi sarà l’operatore professionista di domani. Tutto questo avendo ben chiaro che l’italia ha un ruolo marginale rispetto al sistema internazionale, ma che può essere considerata una caso di studio unico al mondo per via di alcune congiunture e specificità culturali, politiche e sociali. “Toccare il fondo” potrebbe e dovrebbe essere propulsivo per la definizione di giovane artista che ci piace di più. Non godere di economie forti rispetto Inghilterra, Germania, Svizzera o Stati Uniti può diventare un elemento propulsivo sul piano del linguaggio. Esattamente come potrebbe essere utile non avere istituzioni troppo strutturate e rigide, sempre rispetto la definizione che ci piace di più di arte contemporanea. In fondo quest’ Italia costringe ad una messa in discussione quotidiana, e questo può essere utile per tutti; anzi forse dovrebbe essere una principio cardine del contemporaneo. Io credo che in questa fase storica l’Italia sia, nel bene e nel male, estremamente contemporanea. Cosa ne pensi?