Dante Gabriel Rossetti – Edward Burne Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna annuncia una importante mostra dedicata al rapporto di fascinazione fra l’arte inglese del XIX secolo e la cultura artistica italiana, dal “gusto dei primitivi” al pieno Cinquecento, partendo dai paesaggi di ispirazione italiana di William Turner, attraverso gli studi di John Ruskin su cicli pittorici, monumenti e architetture. A distanza di 25 anni dalla fortunata retrospettiva dedicata a Burne-Jones, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna torna il 23 febbraio con una grande mostra sull’arte inglese del secondo Ottocento in cui sono esposte più di 100 opere, provenienti da prestatori privati e musei internazionali, molte delle quali per la prima volta in Italia.

Il nucleo principale della rassegna comprende i preraffaelliti Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, William Morris e indaga la particolare declinazione del classicismo nell’ambito della Royal Academy operata da artisti come Frederic Leighton e da rappresentanti della cultura estetica e simbolista come Albert Moore, George F. Watts e John William Waterhouse.

Jota Castro – Memento Mori

La Galleria Umberto Di Marino inaugura il 24 febbraio la nuova personale di Jota Castro dal titolo memento mori. Riprendendo il discorso ironicamente interrotto con la precedente mostra del 2006, conclusasi con un volo azzardato nel vuoto, preso a metafora dell’atteggiamento suicida di un’Europa che non affronta apertamente i suoi reali problemi, questa volta le opere esposte lanciano un nuovo monito.

L’artista, attento alle dinamiche socio-economiche del Vecchio Continente, analizza i fallimenti del sistema ed i disturbi di percezione che ne derivano, per mostrarne i limiti e rivelare quanto questi siano questioni strutturali che minacciano la sussistenza stessa dell’identità e dell’economia europea.
Panem et Circenses è, infatti, un lavoro composto da piccole tavole marmoree, su cui sono scolpiti quelli che l’artista considera i principali problemi, le emergenze che pesano sulle direttive politiche ed economiche. A sorreggerle è un metro, che per contrasto simboleggia la razionalità su cui si fondavano le premesse iniziali di questa comunità.

Moira Ricci / Amir Yatziv

Sabato 26 febbraio 2011 LAVERONICA arte contemporanea di Modica presenta Moira Ricci / Amir Yatziv, una doppia personale a cura di Gabi Scardi.La ricerca dei due artisti si svolge nello stesso territorio di confine che separa il reale dal verosimile. Entrambi alimentano il dubbio della visione presentando fatti veri ma ambigui al fianco di situazioni fittizie ma apparentemente autentiche.

Il lavoro di Moira Ricci si distingue per un approccio intimistico al dato biografico. In 20.12.53-10.08.04 (2004–in progress) l’artista ripercorre il proprio vissuto familiare aprendo considerazioni universali sul piano degli affetti e del quotidiano. Concepita e realizzata dopo la scomparsa improvvisa della madre, le cui date di nascita e morte danno il titolo all’opera, la serie segue il percorso di un’elaborazione, il tentativo di riscrivere la relazione intima e privata tra madre e figlia.

Silvano Tessarollo a Venezia

Inaugura oggi la mostra di Silvano Tessarollo per gli spazi dell’antico palazzo nobiliare Palumbo Fossati, sede della galleria veneziana, dove vengono presentati contemporaneamente la serie completa degli Interni e alcune installazioni che appartengono alla ricerca recente dall’artista.

Le quattro installazioni racchiuse nel ciclo Interni vanno dal 2009 al 2010 e sono delle vere e proprie sculture ambientali. Rappresentano appunto delle sequenze di oggetti domestici, oggetti comuni, banali, divani, lavandini, vasche da bagno ma costituiscono per la loro greve materialità delle forme di sedimentazione del tempo. Non sono oggetti nuovi, ma il colore, i sedimenti, le opacizzazioni vogliono trasmettere il senso della dimenticanza, dell’abbandono.

Carsten Nicolai – Unitxt Mirrored

La Galleria Lorcan O’Neill di Roma inaugura oggi Unitxt Mirrored, un’installazione audio-visiva specialmente creata da Carsten Nicolai per lo spazio di via della Lungara. Si tratta del primo progetto che l’artista tedesco ha sviluppato in collaborazione con la Galleria Lorcan O’Neill Roma. L’installazione occupa l’intero spazio espositivo ed è pensata per essere vista dall’esterno. Parte sonora e parte visiva possono essere fruite solo ponendosi di fronte alla vetrina che come una scatola magica dischiude la scena per lo spettatore attraverso un punto di vista definito.

Il progetto riprende il linguaggio audio-video codificato in UniTxt, lavoro discografico che Carsten Nicolai, sotto lo pseudonimo di Alva Noto, ha prodotto per l’etichetta raster-noton nel 2008. Il titolo Unitxt può essere letto come “unit extended” e si riferisce a un’unità di una griglia ritmica, oppure simultaneamente potrebbe significare “universal text”, e cioè riferisi a un linguaggio universale, come per esempio la matematica (le unità, le costanti, le misure), che viene rappresentato con la parola o con i codici nel suono stesso. L’aspetto visivo consiste nella proiezione di linee orizzontali colorate sempre in movimento e occupa tutta la parete dello spazio; esso è basato sulla manipolazione e modulazione di pattern generati da hardware e software da parte del segnale sonoro.

Quando le maschere mascherano la mancanza di idee

Sarà che siamo in periodo carnevalesco o sarà che di maschere se ne vedono troppe in giro, sta di fatto che oggi parliamo proprio di questa forma di travestimento legata al buon vecchio mondo dell’arte contemporanea. Artefatto, feticcio, ossessione, la maschera, dai tempi dell’antica Grecia passando per la commedia dell’arte ed appunto la farsa carnevalesca rappresenta il sogno di cambiare aspetto, di occultare i propri sentimenti, di incutere timore all’avversario o semplicemente di provocare una sonora risata.

Sin dai suoi primi bagliori, la scintilla della creatività umana ha preso in prestito la maschera per molteplici scopi artistici. Dobbiamo a questo punto dichiarare che a noi l’utilizzo della maschera piace ed anche parecchio, basti citare The Residents, George Condo, Sparklehorse e David Lynch, solo per fare alcuni nomi operanti in diverse discipline che hanno fatto largo uso della maschera. Ultimamente però il gioco si è fatto alquanto banale visto che sempre più giovani artisti decidono di utilizzare la maschera per rendere misterioso ciò che invece è alquanto vuoto e tedioso. Ecco quindi che spuntano come funghi fotografie e video dove i personaggi principali, vestiti in maniera impeccabile, indossano maschere di animali.

E anche a Londra si manifesta contro i tagli alla cultura

Forse Andy Warhol, professando i suoi ormai celebri 15 minuti di fama per tutti, non avrebbe mai immaginato una reazione simile. Eppure proprio ad una sua asta organizzata da Sotheby’s nel West End di Londra lo scorso 16 febbraio, alcuni facinorosi sono riusciti a guadagnarsi i loro bei minuti di celebrità.

Tutto è successo in pochi istanti, all’asta era presente una prestigiosa opera della famosa serie Nine Multicolored Marilyns, quella dove la Monroe appare reiterata in colori diversi per intenderci. All’improvviso alcune persone (circa dodici stando alle dichiarazioni della stampa internazionale) si sono introdotte nella sede dell’asta ed hanno cominciato a lanciare al pubblico alcuni biglietti falsi da 50 sterline. In un secondo momento i manifestanti hanno esposto un grande striscione rosso con su scritto: “Orgy of the rich” l’orgia dei ricchi.

Il saluto infinito di Mariana Ferratto

Dal 25 febbraio The Gallery Apart ospiterà la mostra “Ciao”, la nuova personale di Mariana Ferratto. Si tratta dell’ultimo progetto dell’artista, elaborato, sviluppato e realizzato a Parigi nel corso del periodo di residenza dell’artista presso la Cité Internationale des Arts, dove è stata ospite per otto mesi nell’atelier messole a disposizione da Incontri internazionali d’arte, l’Associazione fondata e diretta con grande passione da Graziella Lonardi Buontempo.

Il progetto si sviluppa in due direzioni, un lavoro video e una serie fotografica composta da foto di scena. Il video propone una scena che si ripete milioni di volte in tutte le stazioni ferroviarie del mondo: una donna scende dal treno e si dirige verso un uomo che l’attende. Camminano uno in direzione dell’altra, sorridendo ed affrettandosi sempre più per abbreviare il tempo della promessa dell’incontro, finché si abbracciano felici.

The Art of Video Games, i videogiochi vanno al museo

Dopo aver riempito pagine e pagine dei magazine e dei blog d’arte di tutto il mondo con lo scandalo della censura al video A Fire in My Belly, opera del compianto David Wojnarowicz, lo Smithsonian National Portrait gallery di Washington DC torna a far parlare di se ma questa volta per un’affascinante mostra.  Il titolo dell’evento è The Art of Video Games e sarà ospitata presso la chiacchieratissima istituzione dal 16 marzo 2012 fino al 30 settembre dello stesso anno.

Si avete capito bene, la mostra si terrà tra circa un anno. Ma perchè? la ragione è presto detta, l’evento sarà interamente dedicato ai videogiochi e partirà dagli albori del divertimento elettronico rappresentati da Pac-Man e Pitfall! sino a giungere alle meraviglie tridimensionali dei nostri giorni come Super Mario Galaxy 2.

British Art Show 7, la noia è servita

Matthew Darbyshire

Dal momento della sua nascita nel 1979 il British Art Show, anche noto come BAS, ha contribuito all’escalation della Union Jack, contribuendo inoltre a lanciare in tutto il mondo il fenomeno della generazione Young British Artists (YBA). Va detto infatti che questa piattaforma quinquennale ed itinerante (la mostra infatti va in tour nelle più importanti città del Regno Unito) nata con l’obiettivo di scoprire i nuovi talenti dell’arte contemporanea britannica, ha presentato al grande pubblico, nel 1984,  gente come Paula Rego, Barry Flanagan, Tony Cragg, Antony Gormley.

L ‘edizione del 1990 è stata invece impreziosita dalla presenza di nomi quali Rachel Witheread, Fiona Rae, Mona Hatoum, Julian Opie e Gary Hume. E questo è niente in confronto alla storica edizione del 1995 con i talenti YBA del calibro di Sam Taylor-Wood, Damien Hirst, Douglas Gordon, Chris Ofili e Tacita Dean.  Insomma non è peccato affermare che il BAS ha letteralmente scritto un capitolo dell’arte contemporanea internazionale.

Giovedì Difesa: qualunquemente…

Qualunquemente, film diretto da Giulio Manfredonia è un film incentrato sulle vicende del protagonista, Cetto La Qualunque, candidato a sindaco, interpretato dal comico Antonio Albanese. Personalmente l’ho trovato di buon livello, anche se l’impressione è che la generazione più recente di comici, con qualche eccezione, più che prodotti filmici realmente narrativi e strutturati realizzi una sorta di gag lunghe, di estensione delle strisce televisive.

La caricatura tuttavia prende grande forza dalla paradossale situazione, diciamo “politica” attuale, che, quella si, forse lo renderebbe film commedia da esportare all’estero: manuale di italianità paradossale, di situazioni capovolte cui abbiamo fatto l’abitudine. La follia dei commenti e della sceneggiatura svela infatti la follia di un italia che si esplicita rendendo modus operandi quello che tutti sappiamo dovrebbe rimanere nascosto, un mondo capovolto.

Google e Red Bull rilanciano con lo Street Art View

Troppa grazia digitale ci verrebbe da dire pensando a questo nuovo lieto evento scaturito dal sempre più effervescente mondo dell’arte in versione internet. Alcuni giorni fa avevamo salutato con grande meraviglia la nascita del Google Art Project, piattaforma lanciata dal colosso di Mountain View che permette di osservare da vicino i più grandi capolavori dell’arte oltre che i più prestigiosi musei del globo, il tutto in versione street view. Ebbene a distanza di pochissimo tempo ecco che Google ci stupisce ancora per un progetto legato all’arte.

Questa volta una collaborazione con Red Bull ha dato inizio a Red Bull Street Art View, nuova piattaforma digitale tutta dedicata alla Street Art. L’impresa è quantomai ardua ma decisamente affascinante: raccogliere tutte le opere di street art sparse per il mondo, le quali verranno inserite nel sito di continuo ed anche il pubblico di internet potrà partecipare alla caccia al murale. Street Art View è ovviamente supportato dallo stesso motore di Street View ma l’attenzione è tutta per le opere create in strada.

La mappa “affettiva” di Palermo di Bianco e Valente

Artisti, architetti, critici, scrittori, musicisti per costruire una mappa urbana “affettiva” di Palermo.. Ventotto nomi in tutto, e tutti protagonisti di un unico evento, ospitato nella project room di Riso, Museo d’arte contemporanea della Sicilia. L’occasione è data del quinto appuntamento con “PPS//Meetings”, il ciclo di personali ed eventi speciali, a cura di Helga Marsala, a corredo della collettiva “PPS – paesaggio e popolo della Sicilia”, curata da Giovanni Iovane.
Il 17 febbraio, alle 19, l’installazione del celebre duo di artisti italiani Bianco-Valente. A seguire, negli spazi del secondo piano, un nuovo concerto della rassegna musicale “Bound”, a cura di Federico Lupo. Il musicista palermitano Hatori Yumi proporrà un live set di elettronica minimale e glitch, accompagnato da un set video con forme astratte e geometriche.

Damon Winter, un iPhone nel mondo della fotografia Fine Art

Tutti i fotografi professionisti e gli artisti che lavorano con questa meravigliosa tecnica sono anche dei profondi conoscitori del mezzo. Tra obiettivi, filtri, luci e diverse tipologie di pellicola (ancora per poco visto il ritiro dal mercato della mitica emulsione Kodachrome), ci si trova sempre più indaffarati, alla ricerca di una meta ambita, vale a dire un meraviglioso scatto capace di raggiungere la perfezione. Ed eccolo lì, il sudato esempio di Fine Art Photography, soggetto attentamente studiato, luce perfetta, ottimo contrasto ed una giusta profondità di campo.

Dopo lo scatto bisogna poi andarci giù duro con Photoshop, regolare i toni e quanto altro per far risaltare al meglio il lavoro svolto.  Va da sé che tutte queste attrezzature costano tanti bei soldini ed i trucchi imparati durante anni ed anni di pratica difficilmente vengono svelati ad altri fotografi. E se un giorno tutta questa sapienza (che poi era doppia ai tempi della camera oscura e degli anni d’oro della pellicola) venisse riassunta da un piccolo aggeggio in grado di riassumere tutto in poco tempo e con poca fatica? andreste su tutte le furie, ne siamo certi. Stessa cosa è accaduta ai colleghi di Damon Winter, vincitore del terzo posto al prestigioso Picture Of The Year International con la sua serie fotografica A Grunt’s Life.