Dopo molti problemi Over The River si farà

Torniamo nuovamente a parlare di Over The River, maestoso progetto che Christo aveva iniziato a progettare circa 18 anni or sono assieme alla sua amata Jeanne-Claude. L’impacchettamento del fiume Arkansas in Colorado, che prevede la sospensione di pannelli di tela traslucida ad alcuni metri dal duo letto è stato fissato per il 2014 ma fino ad oggi diversi problemi hanno rallentato il suo naturale sviluppo.

Molte associazioni di ambientalisti, tra cui la ROAR (rags over the Arkansas river), si sono fermamente opposte al progetto. Secondo alcuni l’installazione dell’opera potrebbe causare un sovraccarico della Route 50, una strada relativamente stretta, con possibili incidenti automobilistici. Poi ci sono poi i danni alla vegetazione, alla qualità dell’aria e dell’acqua e quelli alla salute pubblica. Di tutte queste problematiche si è occupato il Bureau of Land Management del Colorado che ha iniziato un’attenta valutazione sui rischi ambientali e non del progetto.

Il manifesto della nuova arte cinese esisteva già nel 1985, l’aveva scritto Ai Weiwei

Anche se in questi giorni le notizie riguardanti Ai Weiwei sono soprattutto legate alla sua prigionia ed ai soprusi subiti dalle autorità cinesi, la scoperta di un importante documento ha spostato l’attenzione sul fenomeno dell’arte contemporanea made in China. Nel 1985 Weiwei scrisse un manifesto con punti ben delineati che in sostanza ha anticipato l’ondata delle nuove generazioni artistiche cinesi, anzi per meglio dire ha aperto la strada a tali nuove leve.

Il documento è stato pubblicato recentemente dal noto magazine artistico Artinfo. Vediamo quindi cosa c’è scritto in questo storico manifesto intitolato Chinese United Overseas Artists : “Siamo artisti cinesi. Abbiamo notato la grande influenza che l’arte classica cinese ha esercitato in tutto il mondo. Abbiamo anche preso coscienza del rapido sviluppo dell’arte moderna occidentale nello scorso secolo. Quello che ci sta a cuore è però l’attuale stato dell’arte cinese ed il suo futuro. Siamo molto felici dei cambiamenti verificatisi in Cina negli ultimi anni. 

Tim Burton e Art in The Streets, due blockbusters a confronto

Alle volte anche il mondo della critica d’arte si concede qualche piccolo divertissement, delle piccole chicche intrise da un sottile velo di ironia che fanno riflettere sulle bizzarrie di un sistema dell’arte contemporanea che spesso e volentieri genera mostri. Il caso del giorno è quello del L.A. Times che ha portato a termine uno speciale confronto tra due mostre blockbuster attualmente in visione a Los Angeles. Le mostre in questione sono ovviamente Art In The Streets, visitabile fino all’8 agosto al MOCA e Tim Burton, ospitata fino al 31 ottobre al LACMA, Los Angeles County Museum of Art.

Inutile aggiungere che i due eventi hanno già attirato migliaia di visitatori, l’evento dedicato a Tim Burton poi aveva già spopolato a New York. Il problema è che la mostra Tim Burton è stata già nominata evento più brutto del 2010 mentre Art in The Streets si avvia a conquistare la palma di evento più brutto del 2011. Divagazioni a parte, vediamo quindi i confronti eseguiti dal L.A. Times:

James Franco e le lezioni al MoMA

Chi ha ancora voglia di ascoltare qualche barzelletta su James Franco ed il mondo dell’arte contemporanea? Ovviamente noi non raccontiamo storielle e sinceramente pensiamo che questa storia dei divi di Hollywood e delle popstars i quali cercano ostinatamente di entrare nel mondo dell’arte visiva, abbia un poco passato la misura. Eppure loro, gli attori ed i grandi cantanti, non hanno intenzione di limitarsi al loro campo d’azione ma tentano ogni giorno di irrompere in ciò che non gli compete.

Ecco quindi che Sylvester Stallone inizia a dipingere, Lou Reed a Fotografare, David Byrne a creare installazioni e la peperina Lady Gaga a spacciare i suoi concerti in vere e proprie performance. Ma noi eravamo fermi al nostro James Franco.

Lady Gaga e Terry Richardson, un team da urlo per un nuovo libro fotografico

Terry Richardson non ha certo bisogno di presentazioni e noi abbiamo più volte dedicato articoli al suo stile fotografico decisamente controverso. Anche Lady Gaga da par suo non è certo una sconosciuta ed anche la reginetta del pop non ha niente da invidiare al celebre fotografo quando si parla di trasgressioni e numeri sopra le righe. Viene da pensare che ad unire questo piccante duo di provocateurs potrebbe succedere il finimondo.

Ed allora allacciate le cinture perché questo mix mortale ci sarà, e la data del suo manifestarsi è fissata per il prossimo 22 novembre. La Grand Central Publishing ha infatti annunciato l’imminente uscita di “Lady Gaga” un libro che svela immagini dell’eroina del pop mai viste prima d’ora, fotografie ovviamente scattate dall’altro fenomeno del pop/porno Mr. Richardson.

Il nostro cuore palpita quando ammiriamo l’arte


Entrare in un prestigioso museo internazionale, ammirare i capolavori in mostra e lasciarsi catturare dalle meraviglie dell’arte. Si tratta di un’esperienza vissuta ogni da milioni di persone, un’esperienza che spesso e volentieri alimenta emozioni e sensazioni fortissime. A volte, come ben sappiamo, la maestosità dell’arte può portare alla Sindrome di Stendhal, patologia battezzata dal celebre scrittore che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e persino allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza.

Ma se in pochi al mondo hanno sofferto di questa malattia, quasi tutti i visitatori non restano di certo indifferenti alla visione di un capolavoro d’arte. A riprova di ciò, alcuni studiosi dell’Università di Berna in Svizzera hanno da poco pubblicato i risultati di una ricerca sugli effetti psicologici correlati alla percezione estetica delle opere d’arte all’interno dei musei.

Se il MoMa diventa un locale per singles

Il MoMa di New York è senz’altro uno dei poli culturali più importanti di tutto il mondo ed al suo interno vengono sviluppate mostre ed altri eventi di alto livello. Ma come si sa, agli americani non piace prendersi troppo sul serio, ed allora può capitare che di quando in quando (soprattutto in estate) il prestigioso museo presenti un programma lontano dagli ingessati vernissage d’alto bordo.

Certo non è detto che eventi come quello attualmente in visione al MoMa siano il massimo in fatto di sperimentazione artistica ed anche se possono servire a muover un poco le acque, a tener in vita il museo anche durante la lunga stagione estiva ed a non perdere il contatto con il pubblico giovane, c’è il rischio di trasformare un’istituzione museale in una discoteca o peggio ancora in un centro vacanze dove operano animatori di infimo ordine. Le nostre accuse si riferiscono alla famigerata Singles Night, vale a dire notte dei singles, una performance artistica collettiva tenutasi lo scorso venerdì nell’atrio del museo.

Shepard Fairey torna in strada dopo la brutta figura

Poche settimane fa, durante una video intervista comparsa su un’emittente americana e successivamente rimbalzata su Youtube, Shepard Fairey aveva avuto un acceso diverbio con sua moglie. A noi questo potrebbe anche non interessare se non per il fatto che la litigata è scaturita da una risposta della moglie del celebre street artist che aveva anticipato quella del marito. “Vai ancora in strada a compiere personalmente le tue azioni?” aveva chiesto l’intervistatore a Fairey, ma la moglie aveva risposto con un divertito: “Era tanto tempo fa, ora no!”.

Ovviamente si tratta del segreto di pulcinella, tutti gli appassionati di Street Art sanno benissimo che dopo i primi grandi successi, Fairey ha totalmente smesso di “sporcarsi le mani” ed ha messo in piedi uno studio con tanto di assistenti che provvedono ad attaccare i suoi posters, quando non espone in gallerie e musei.

Non solo Weiwei, anche il leader dei Voina torna nuovamente in prigione

I Voina sono senza ombra di dubbio l’artistic group più chiacchierato degli ultimi anni e certamente si guadagneranno un posto d’onore all’interno della storia dell’arte contemporanea. Lo scorso febbraio avevamo già parlato di loro per quanto riguarda la scarcerazione degli artisti Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov, che erano stati incarcerati alcuni mesi prima per aver rovesciato alcune auto della polizia durante una consueta performance-anarchica del gruppo.

Successivamente, nello scorso aprile, i Voina avevano vinto un premio in denaro di 14.000 con l’opera Dick In FSB Captivity, un fallo gigantesco, dipinto su un ponte mobile posto di fronte al quartier generale del KGB. In questi giorni il gruppo aveva ricevuto la chiamata alle armi da parte del curatore Nato Thompson per il Creative Time Summit, prestigiosa manifestazione con artisti socialmente impegnati provenienti da ogni parte del mondo. I Voina avrebbero dovuto figurare accanto a blasonati nomi dell’artworld come Laurie Anderson e Jeremy Deller ma nel frattempo è successa una vicenda alquanto spiacevole che potrebbe compromettere la presenza al Summit di New York, previsto per il prossimo 23 settembre.

David LaChapelle denuncia Rihanna, processo per plagio ad agosto

La notizia era trapelata lo scorso febbraio, quando anche Globartmag notò delle strane somiglianze estetiche tra un video della popstar Rihanna ed alcuni servizi fotografici prodotti da David LaChapelle. Nello specifico il ciclone delle Barbados si era affidata alla celebre regista di videoclip Melina Matsoukas, la quale per girare il video della track S&M, aveva rubacchiato alcune scene da diversi scatti dell’estroso fotografo comparsi su Vogue dal 1995 al 2002.

Oggi però LaChapelle ha deciso di fare sul serio e si è deciso a sporgere denuncia contro il famigerato duo, l’udienza preliminare si terrà il prossimo 10 agosto, una data che ha già rovinato le ferie alla peperina Rihanna. Le accuse mosse dal fotografo sono le seguenti: “Rihanna ha preso notevoli spunti da 8 mie foto, copiando la composizione, il concept, il tono, il tema, i costumi, le decorazioni, l’ambientazione, i colori, le luci, il vestiario ed il mood delle mie opere”, praticamente la cantante e la regista avrebbero scopiazzato tutto, sempre secondo quanto affermato da LaChapelle. Certo ad un primo colpo d’occhio le somiglianze ci sono ed anche noi le avevamo messe in risalto nel nostro precedente articolo.

Ai Weiwei chiude Twitter ma rispunta su Google Plus

Anche se siamo alla vigilia delle ferie estive, noi di Globartmag non vogliamo mollare la presa sulle vicende legate al coraggioso artista Ai Weiwei. L’artista (assieme ad alcuni suoi collaboratori) è stato recentemente liberato, ma come tutti sanno non è rientrato nel pieno possesso dei suoi diritti. Unica nota positiva è il permesso di poter tornare al lavoro nel suo FAKE studio, ma per quanto riguarda spostamenti fuori dal territorio cinese e attività su internet le cose sono ancora assai complicate.

Fra l’altro, il governo cinese ha praticamente bloccato il suo account di Twitter, una pagina visitata da oltre 92.000 utenti che puntualmente potevano tenersi informati sull’attivismo politico-sociale dell’artista, sulla sua produzione artistica e sui suoi proverbiali scherzi. Di fatto le autorità non hanno oscurato l’account Twitter di Weiwei, la cosa sarebbe stata troppo “sporca” agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. L’account è stato semplicemente lasciato in stato di totale abbandono ma dato che molte delle battaglie di Weiwei sono partite proprio da Twitter è logico pensare ad un accordo per il rilascio a patto di “chiudere” ogni comunicazione sul social network.

Los Angeles rilancia, maxi retata contro l’ASC crew

Dopo New York, anche Los Angeles ha deciso di attuare una vera e propria rappresaglia contro la street art. La mostra Art in the Streets, fortemente voluta da Jeffrey Deitch nel suo MOCA, è divenuta quindi la causa scatenante di una guerra che le autorità pubbliche hanno scatenato contro gli street artists locali, invogliati dalla grande mostra a compiere numerose azioni.

Dopo una serie di fermi siamo quindi arrivati agli arresti celebri. La scorsa settimana infatti la polizia di Los Angeles ha fatto scattare le manette ai polsi della ASC (Art Sex Crime), una crew ritenuta responsabile dell’esecuzione di oltre 1.600 graffiti nella contea di Los Angeles. Otto persone più un minorenne sono ora accusati di atti di vandalismo ai danni di proprietà pubbliche e private come scuole, autobus ed abitazioni, per un totale di oltre 100.000 dollari di danni. L’ASC è una delle crew più importanti della zona e vanta ben otto anni di attività assidua, si pensa che i membri di questa grande famiglia siano almeno 15, data la loro operosità in moltissime aree della città.

James Franco vende l’aria, Mark di Suvero modifica la sua altalena e Basquiat canta al New Museum

Il pazzo mondo dell’arte contemporanea ha sempre una notizia pronta per stupire il pubblico o confermare la sua sempre più imperante bizzarria. Il nostro prezzemolino James Franco, dopo aver minacciato di prender d’assalto la Biennale di Venezia ha ultimamente lanciato una nuova provocazione. Franco ha infatti istituito il Museum of Non-visible Art, praticamente un museo dove le opere d’arte sono invisibili. Un gesto a metà fra Duchamp e De Dominicis che arriva con diversi decenni di ritardo ma che non ha di certo scoraggiato i curiosi.

Come dice quel vecchio adagio: “Qualsiasi scempiaggine trova sempre qualcuno disposto a seguirla” e così anche questo museo dell’arte invisibile ha subito trovato un bel finanziatore. Secondo quanto apparso recentemente sulle pagine dell’Huffington Post, la giovane attrice, modella ed artista Aimee Davison si sarebbe aggiudicata la più costosa opera presente in questo insolito museo. Parliamo dell’opera invisibile intitolata Conceptual Fresh Air, ossia aria fresca concettuale ed il valore dell’opera è di circa 10.000 dollari.

E’ un MONA…da record

L’abbiamo preso in giro, l’abbiamo per così dire sottovalutato e deriso per il suo nome che ha una vaga assonanza con una volgare espressione dialettale italiana in voga nel Triveneto ed invece ecco che l’outsider riesce in qualche modo a far parlare positivamente di sé. Stiamo ovviamente parlando del celeberrimo MONA il nuovissimo Museum of Old and New Art, costruito in Tasmania dal tycoon e giocatore d’azzardo David Walsh.

Il museo, costato la bellezza di 100 milioni di dollari e dotato di un bel bancone bar all’ingresso al posto della biglietteria, è partito subito alla grande con una mostra abbastanza provocatoria dal titolo Monanism. A questo punto molti detrattori si aspettavano il successivo tracollo di questa Disneyland dell’arte contemporanea ed invece il pubblico ha decretato il trionfo del museo, confermando il buon fiuto per gli affari di Walsh, che in fatto di scommesse non è secondo a nessuno.