Il collettivo Rotor alla Fondazione Prada di Milano

Ex limbo, il progetto che Rotor presenta presso la Fondazione Prada di Milano (dal 13 aprile al 5 giugno 2011), è una riflessione sugli elementi architettonici e scenografici che hanno costituito i set delle sfilate creati da Prada e OMA per più di un decennio e, dopo l’uso, sono ritornati ad essere materiali grezzi, conservati in vari depositi. Il punto di partenza della mostra è stata la curiosità per i materiali che sono stati impiegati, per le motivazioni che hanno portato alla loro conservazione e per la modalità pratica con cui si è affrontato questo aspetto.

Il lavoro di Rotor consiste infatti nel mettere in evidenza il “resto”: un mondo di elementi e di tracce che, dopo lo splendore funzionale, smontato e posto in un limbo, può tornare in vita sotto altre forme. Un labirinto di materiali che non sono semplici scarti, ma sono i portatori della memoria e dello straordinario lavoro che c’è dietro e intorno ad ogni precedente uso e costruzione: ex limbo.

Che fine ha fatto il Rinascimento Contemporaneo romano?

Dal 5 all’8 maggio 2011 torna a Roma The Road To Contemporary , evento fieristico giunto ormai alla sua quarta edizione. Leggendo il comunicato stampa emesso dalla prestigiosa manifestazione e ripensando all’edizione dello scorso anno sono stata colta da una strana di malinconia, vorrei quindi offrirvi uno stralcio di tale comunicato per aiutarvi a comprendere meglio i miei sentimenti: “Lo scorso anno il pubblico ha partecipato ad una grande festa dell’arte contemporanea grazie anche alle straordinarie inaugurazioni dei musei MAXXI e MACRO, alle aperture di nuove Fondazioni private, alla partecipazione delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri presenti in città. Un vero e proprio Rinascimento Contemporaneo di cui Roma è protagonista e che la pone ogni giorno di più al centro dell’interesse internazionale…”.

Ebbene queste affermazioni mi arrivano oggi come lontani canti, portati via dal vento. Quel Rinascimento Contemporaneo che tanto sospiravamo giusto dodici mesi fa si è inesorabilmente inceppato, come gli ingranaggi del nostro attuale governo. Cosa è successo a Roma in questi famigerati dodici mesi? Ben poco, verrebbe da dire. Il MAXXI ha proposto solamente due medio/buoni eventi di arte contemporanea (Gino De Dominicis e Michelangelo Pistoletto), per il resto solo qualche “mezza figura” costituita da piccoli eventi legati all’architettura.

Still Life alla Lismore Castle Arts

L’immagine come oggetto pregno di senso, luogo in cui si innestano dinamiche sensibili e assiomi culturali. Una tematica che appare inesauribile nella società contemporanea dove il sistema capitalistico ha fatto proprie tali strutture. E una mostra, un’altra mostra che affronta questa problematica critica attraverso metodologie varie: appropriazione, ripetizione, serializzazione.

La mostra in questione è Still Life presso l’irlandese Lismore Castle Arts, è stata inaugurata lo scorso 9 aprire e sarà visitabile fino al 30 di settembre 2011. L’evento, curato da Polly Staple, accoglie le esperienze artistiche di Gillian Carnegie, Anne Collier, Mark Leckey, Sherrie Levine, Seth Price e Richard Wright. Tutti gli artisti in questione lavorano analizzando il lato manifesto del dato, se Gillian Carnegie esplora ossessivamente l’immagine pittorica “di genere”, Anne Collier si appropria di immagini fotografiche connotate da un forte impatto mediale, Marilyn Monroe su tutte.

Shozo Shimamoto alla Fondazione Morra di Napoli

Dopo il successo bolognese Shozo Shimamoto approda a Napoli con il suo “Volo radente”. L’esposizione sarà inaugurata in occasione del convegno di martedì 12 aprile alle ore 19:30, negli spazi della Fondazione Morra di piazza Dante 89, con l’introduzione di Giuseppe Morra e Romano Gasparotti e l’intervento di Lorenzo Mango. La mostra napoletana riproporrà le opere dell’artista nipponico già esposte a Bologna nella cornice della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, in occasione di Artefiera Off.

La straordinaria affluenza di visitatori all’evento bolognese a cura di Achille Bonito Oliva e organizzato dall’associazione Shozo Shimamoto, in collaborazione con la Fondazione Morra e Archivio Pari&Dispari, trova riscontro nella carica emozionale che le opere di Shimamoto, con la loro irruenza cromatica riescono a trasmettere. L’esposizione napoletana si colloca in continuità con l’iniziativa bolognese, con la proiezione dei video di alcune delle ultime performances italiane del maestro ottantatreenne, con la regia di Mario Franco.

Rolf Julius – Gray Music #1

Dieci anni dopo la prima, nel 2001, a cui seguirono quelle nel 2005 e nel 2007, per la quarta volta una mostra personale di Rolf Julius viene allestita a Torino per e/static. “Gray Music #1” è stata fortemente voluta dall’artista tedesco, purtroppo scomparso il 21 gennaio scorso, e la sua preparazione venne intrapresa già a partire dai primi mesi del 2010.

Ne faranno parte diverse opere, fra cui alcune, molto preziose, risalenti ai primi anni ’80: quella che da il titolo a tutta la mostra, 24 fotografie in bianco e nero giustapposte alla composizione sonora omonima (opera presentata in questa forma nel 1980 a Bremen per Pro Musica Nova), due serie di disegni, a inchiostro nero e a tempera ocra, realizzati nel 1983, nel periodo in cui Julius risiedette al PS1 di New York, e il celebre Music for the eyes del 1982, il lavoro forse più noto fra quelli realizzati dall’artista nella sua carriera.

Talia Keinan – Leave the little light on when I’m coming back home at night

La Galleria Riccardo Crespi di Milano presenta la prima personale in Italia dell’artista israeliana Talia Keinan a cura di Gabi Scardi. Il titolo, Leave the little light on when I’m coming back home at night (una breve canzonetta scritta dall’artista), evoca con levità l’ingresso in un immaginario di natura magico – evocativa.

Il percorso espositivo si snoda in un flusso organico sui tre livelli della galleria
. Tutti i sensi ne vengono sollecitati: la vista in primis che è chiamata a soffermarsi sugli enigmatici disegni e collage al primo piano (eseguiti con diversi materiali: olio, grafite, sabbia, gesso, china..). Il segno grafico di Keinan sgorga spontaneo in qualche angolo del foglio senza conoscere dove andrà a finire, affiora dalle viscere, scevro da ogni progettualità. Il limite tra realtà e illusione latita tra la semplicità dei soggetti rappresentati (uccellini che compongono l’anamorfosi di corolla di un fiore, una figura femminile sdraiata che si sdoppia come un battito d’ali di farfalla) e l’evocazione di un mondo extra-ordinario, misterioso. Una scultura-giradischi, The black river (2010), suona, con lo scorrere dell’acqua, una musica oscura, alleggerita solo dalla presenza di una piuma.

L’artista come il Rishi, una mostra sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea

Frutto della sinergia tra il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Sala 1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Bibliothè – Bhagavat Atheneum e l’associazione ASIA, la mostra L’artista come Rishi che inaugura il 5 maggio a Roma si interroga sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea, indagando relazioni e compatibilità tra esperienza artistica e conoscenza ultrasensibile; convergenza tra pensiero occidentale e orientale alla luce di una “metafisica unitaria”, ora di matrice laica ora religiosa, che come una corrente invisibile attraversando ogni civiltà e a distanza di molti secoli, ancora oggi ispira l’uomo nel suo desiderio di evoluzione.

L’artista come il Rishi, il veggente della tradizione vedica, può accedere a un mondo non confinato nei limiti percettivi dei sensi e della mente, ma quale gradazione ininterrotta di “piani segreti”: dall’Uno al Tutto, dalle tenebre alla luce, dal microcosmo al macrocosmo.

Christian Boltanski è “senza fine”…

La Fondazione VOLUME! di Roma inaugura il 6 maggio la mostra SANS FIN di Christian Boltanski.  Un mese prima della Biennale di Venezia 2011 dove rappresenterà la Francia, l’artista realizza un intervento inedito che imprime allo spazio un movimento continuo, e come un vortice meccanico, espone tracce di memorie universali ed echi di dimensioni collettive e  storie personali.

“In questo momento rifletto molto sulle cose che continuano: oggi c’è un popolazione e tra vent’anni ce ne sarà un’altra. La vita riprende sempre”. La casualità della nascita e del tempo storico dell’esistenza conferiscono fragilità e allo stesso tempo mistero alle singole identità le cui piccole memorie sono al centro dell’interesse di Christian Boltanski. Gli archivi, le fotografie, gli abiti, il battito del cuore, negli anni hanno rappresentato il tentativo di ricordare, di sfuggire all’hasard della morte ma anche di interrogare la casualità della nascita. Perché io e non tu, perché ora e non dopo… domande che testimoniano il desiderio di salvare il ricordo, conservare la vita e muovono tentativi destinati a fermarsi davanti al tempo della Storia. Un’arte, tuttavia, che solo apparentemente riflette la sconfitta perché, aldilà delle singole storie, la vita riprende sempre.

100 di 50, una grande manifestazione incentrata su performance sia storiche che contemporanee

Visto il successo riportato lo scorso anno da Festa Grande come prima collaborazione tra MiArt e NABA, le due istituzioni milanesi continuano a cooperare con un nuovo e più ambizioso progetto all’insegna dell’arte e del design. Giacinto Di Pietrantonio e Marco Scotini stanno mettendo in cantiere per questa occasione una grande manifestazione incentrata su performance sia storiche che contemporanee. L’evento intitolato “100 di 50” si concentra sulla riproposizione dal vivo di varie performance dagli anni Sessanta ad oggi. Quando questo non sarà possibile verranno presentati video, foto e documentazioni.

Proprio per la complessità e ambizione del progetto questa edizione prevede, oltre alla collaborazione delle due istituzioni MiArt e NABA, la partecipazione attiva di artisti, gallerie, collezionisti, imprenditori, riviste: una procedura, questa, che costituisce la novità del progetto. Con “100 di 50” si intende la messa in scena delle 100 performance più significative che hanno contribuito a fare la storia dell’arte contemporanea degli ultimi 50 anni; si vuole mostrare come un’arte che vive di una temporalità definita sia riuscita a fare dell’effimero un elemento di lunga durata. La performance è infatti una delle massime espressioni del nostro tempo liquido (Bauman), flessibile (Sennett), precario (Virno), imprevisto.

“Simultaneità degli opposti” con Mauro Di Silvestre e il collettivo Foschini/Iacomelli

Il 15 aprile 2011 alle ore 18:30 inaugura alla galleria Bianca Arte Contemporanea di Palermo la doppia personale dal titolo “Simultaneità degli opposti” con Mauro Di Silvestre e il collettivo Foschini/Iacomelli. Un appuntamento dedicato interamente alla pittura, una ricognizione sulla migliore e giovane figurazione contemporanea del centro Italia. Fino al 18 giugno 2011.

Simultaneità degli opposti è il titolo illuminante di un’opera scritta da Bruno Munari nel 1950. Una riconsiderazione della forma astratta, per spiegarla con le parole dell’artista “i segni sono delle forme appoggiate sul fondo, dove il valore è dato dall’energia, dal colore materico, dalle dimensioni, dai collegamenti, dagli spazi vuoti”, una descrizione che ben definisce i virtuosismi segnici di Di Silvestre e le figure fluttuanti di Foschini/Iacomelli. Una relazione puntuale dei rapporti formali che caratterizzano i due differenti approcci pittorici, fatti comunemente di vuoti e pieni, astrazioni tangibili che si riallacciano alla memoria e alle energie vitali di ricordi recenti.

Il MiBAC apre gratuitamente, per nove giorni, tutti i luoghi statali dell’arte

L’evento culturale piu’ atteso dell’anno: la XIII Settimana della Cultura. Il MiBAC apre gratuitamente, per nove giorni, tutti i luoghi statali dell’arte: monumenti, musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche con dei grandi eventi diffusi su tutto il territorio.

Appuntamenti per tutti i gusti: mostre, convegni, aperture straordinarie, laboratori didattici, visite guidate e concerti che renderanno ancora più speciale l’esperienza di tutti i visitatori. Un’occasione imperdibile per avvicinarsi alla più grande ricchezza del nostro Paese: il nostro patrimonio artistico e culturale.

Robert Longo alla Galerie Thaddaeus Ropac di Parigi

Tanti anni fa mi capitò di ammirare da una cospicua distanza alcune opere di Robert Longo. “Niente di speciale, in fondo si tratta di banalissime fotografie. Si sono scatti ben curati, ma di fotografie del genere se ne vedono su tutti i rotocalchi”, pensai. Chissà quanta altra gente, scorgendo rapidamente le opere di questo protagonista della Pictures Generation, avrà pensato le medesime cose.

Ed invece in quel frangente fu il mio stesso occhio ad ingannarmi, ciò che sembrava fotografia era invece disegno puro, un fitto intreccio di ricami che di fatto oltrepassava i limiti del medium. Mi trovavo di fronte alla serie Men in the cities e davanti al mio cospetto si contorcevano figure umane, simboli malati dell’ansia contemporanea avvolti da un tormento senza tempo. In quel frangente fui sopraffatta dalle linee e dalle cesellature che donavano ai disegni di Longo un’insperata quanto meravigliosa tridimensionalità.

UNIVERSO RIETVELD. Architettura e design per la vita moderna

Il MAXXI di Roma inaugura il 13 aprile a mostra UNIVERSO RIETVELD. Architettura e design per la vita moderna, coprodotta con il Central Museum di Utrecht, analizza l’opera del progettista olandese Gerrit Thomas Rietveld (1888-1964) a confronto con il suo tempo, i suoi colleghi e contemporanei, i luoghi e il milieu artistico del suo paese e oltre.

Rietveld ha vissuto nell’epoca delle rivoluzioni politiche e culturali del Novecento: ha attraversato due guerre mondiali, gli anni della Guerra Fredda e quelli del post-colonialismo. È stato testimone diretto di eventi epocali: la crisi economica del ‘29, la disastrosa inondazione che nel 1953 colpì l’Olanda, le difficoltà della ricostruzione post-bellica. Soprattutto ha partecipato intensamente e da protagonista ai fermenti delle avanguardie artistiche, destinate a lasciare una delle tracce più persistenti nel campo dell’architettura e del design del XX secolo.

Peter Zumthor ed il suo Pavilion per la Serpentine Gallery

Torna l’outsider, l’architetto che per anni ha lavorato in silenzio, lontano dalle luci della ribalta dell’architettura internazionale. Torna Peter Zumthor, il vincitore del prestigioso Pritzker Prize 2009, il creatore delle Terme di Vals in Svizzera ed altri fantastici edifici pensati per entrare in totale contatto con la natura e l’ambiente circostante.

Zumthor è infatti il prossimo designer chiamato a progettare il prossimo Pavilion della Serpentine Gallery, installazione temporanea che verrà svelata al pubblico londinese il prossimo luglio e rimarrà in piedi fino a settembre 2011. Fino a ieri i piani di Zumthor sono stati coperti da una sorta di segreto di stato ma ora finalmente l’architetto ha illustrato ai quotidiani inglesi i suoi piani per il futuro padiglione. Il prossimo Serpentine Pavilion nasconderà al suo interno una sorta di giardino contemplativo creato dal designer olandese Piet Oudolf.