William Kentridge & Milano. Arte, musica, teatro

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE presentano a Palazzo Reale, dal 16 marzo al 3 aprile 2011, William Kentridge & Milano. Arte, musica, teatro a cura di Francesca Pasini e, per il Teatro del Buratto, Giordano Sangiovanni. Il Comune di Milano rende così omaggio all’artista sudafricano con due eventi eccezionali: una mostra e una nuova performance a Palazzo Reale e lo spettacolo Wojzeck sull’Highveld al Teatro Verdi, in scena il 20 e 21 aprile.

«Con una geniale mescolanza dei generi e delle forme espressive prendono corpo l’opera e la poetica di uno dei più significativi protagonisti dell’attuale scena internazionale» ha detto l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory «Ma di cosa si tratta? Perle della stessa collana il cui filo è l’arte». Nella Sala delle Otto Colonne a Palazzo Reale, dal 16 marzo al 3 aprile 2011, saranno proiettati e visibili al pubblico i film Breathe, Dissolve, Return, realizzati nel 2008 per l’installazione (Repeat) From the Beginning/Da capo presso il Teatro La Fenice di Venezia, il cui tema è il rapporto tra il teatro e la musica. Per la prima volta, per creare l’animazione, Kentridge usa delle sculture disaggregate – composte di frammenti (pezzetti di carta, fili, etc.) – e poste su un piedistallo girevole. Ruotando le sculture davanti alla macchina da presa i frammenti si sovrappongono fino a creare le figure di una cantante, di un direttore d’orchestra, di un personaggio con i baffi, di una danzatrice, di un naso, di un cavallo.

Il Sacrilegio di Francesco “Vezzo” Vezzoli si trasforma in noia

L’Huffington Post la mette giù dura riguardo a Sacrilegio, la nuova mostra personale di Francesco Vezzoli ospitata da Gagosian New York fino al prossimo 12 marzo 2011.

Come già visto nel binomio Bill Viola-Pontormo, Vezzoli si affida questa volta ai maestri del passato e reinterpreta il modello di Madonna del 15esimo e 16esimo secolo e con essa i capolavori di Giovanni Bellini, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli eccetera eccetera. Le madonne di Vezzoli sono però interpretate da supermodels come Claudia Schiffer, Tatjana Patitz, Linda Evangelista, Stephanie Seymour e Kim Alexis.

Roma: “ci sono spazi per l’arte, basta farne richiesta”. Sarà vero?

L’ultimo appuntamento del progetto Reload Roma alle ex officine automobilistiche di viale Arcangelo Ghisleri lo scorso 10 marzo 2011, ha avuto per me un’importanza fondamentale che potrebbe dar vita a dei risvolti interessanti sul fronte arte emergente. Chi scrive ha infatti presentato alle istituzioni, in tempi non sospetti, varie richieste per la concessione di spazi temporaneamente vuoti per sviluppare eventi di arte emergente in tutto il territorio romano. Il più delle volte quei progetti e quelle richieste sono cadute nel vuoto e nell’indifferenza generale.

A Reload è stata quindi presentata una tavola rotonda sulle potenzialità culturali, economiche e di ricaduta sul territorio di una pratica come l’utilizzo a fini culturali di spazi temporaneamente vuoti. Sono intervenuti, fra gli altri, il direttore del MACRO Luca Massimo Barbero,  il direttore del MAXXI Anna Mattirolo, l’assessore della Provincia di Roma Cecilia D’Elia e l’assessore di Roma Capitale Dino Gasperini.

Robert Barry – Golden words

Evento
 a
 Roma:
 Robert
 BARRY ritorna
 anche
 fisicamente
 dopo
 più
 di
 dieci
 anni
 nella
 Capitale
 con
 la
 personale
 Golden
 Words alla
 galleria
 Giacomo
 Guidi
 &
 MG
 art (dal
 25
 marzo).
 L’artista
 statunitense, 
anticipatore 
e 
principale 
esponente 
dell’Arte 
Concettuale 
insieme 
ai
 suoi
 compagni
di
 percorso 
Joseph 
Kosuth,
 Lawrence
 Weiner
e
 Sol
 LeWitt,
 propone
 una
 serie
 di
 iscrizioni
 parietali
 che
 invadono
 l’intero
 ambiente
 espositivo:
 parole,
 concetti
 ed
 espressioni
 di
 color
 oro
 che
 si
 relazionano
 al
 vuoto
 e
 allo
 spazio
 che
 li
 circonda.

L’interesse 
di 
Barry
 è 
incentrato 
alla
 “spazializzazione” 
delle 
parole. I 
termini
 utilizzati
 sono
 ricavati
 da
 una 
lista
 di
 circa
 200
 vocaboli 
a
 cui
 l’artista
 fa 
continuamente 
riferimento,
 ma
 che 
tra 
loro
 non
 hanno
 nessun 
legame 
sintattico e 
non
 lasciano trapelare
 nessun 
tipo
 di
 significato.
 Le 
parole 
dorate 
sono
 semplici
 segni
 visivi
 che 
irrompono
 in
 questo
 caso, 
tra 
le
 candide
 pareti della
 GUIDI
 &
 MG
 ART.
 Quasi
 in
 contemporanea
 (dal
 22
 marzo)
 Barry
 ripropone 
un 
intervento
 parallelo 
alla
 galleria
 Artiaco di 
Napoli
 con 
la
 mostra
 Troublesome,
 dove
 le
 parole
 saranno
 color
 argento.
 Da
 ricordare
 il
 suo
 intervento
 del
 2006
 a
 Napoli
 dove
 ha 
realizzato 
la 
stazione 
della 
circumvesuviana 
di 
Acerra.

FERNANDA VERON – A dream of the Unknown

Giovedì 31 marzo 2011, dalle ore 19:00 la Galleria Overfoto di Napoli inaugura la mostra A Dream of the Unknown, personale di Fernanda Veron a cura di Micol Di Veroli.

Il sogno è una condizione pura, una commistione di simboli e segni non contaminati dalla razionalità quotidiana che genera una folta schiera di immagini altrimenti invisibili. Mediante l’azione onirica si manifestano visioni ultraterrene, scenari fantastici od orrorifici, forme di pensiero che non appartengono alla realtà. In questo universo ancora inesplorato sembra quasi di udire la parola rivelata del divino od il nero richiamo delle forze occulte, tutto questo all’interno di un’ambivalente danza crepuscolare dove ogni percezione viene amplificata ed ogni misteriosa figura si trasforma in presagio.

FUORI! ARTE E SPAZIO URBANO 1968-1976

Apre il 14 aprile 2011 la mostra che inaugura lo spazio espositivo temporaneo del Museo del Novecento di Milano, situato al piano terra della manica lunga dell’Arengario. Da qui le ampie vetrate permetteranno di cogliere frammenti della mostra anche da “fuori”, dalla via che costeggia il Museo. Realizzata dal Comune di Milano in collaborazione con la casa editrice Mondadori Electa, e resa possibile grazie al contributo di Bank of America, FUORI! ARTE E SPAZIO URBANO 1968-1976, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, presenta i momenti emblematici del rapporto tra arte e spazio urbano in Italia tra 1968 e 1976.

La mostra è una riflessione sugli effetti dei profondi cambiamenti sociali e culturali italiani degli anni Sessanta sulle arti visive. Sono gli anni in cui gli artisti scendono in strada, “fuori” dal museo e dalle gallerie, per confrontarsi con il mondo reale e coinvolgere un pubblico più ampio, attraverso performance, azioni, animazioni, installazioni, sculture. Mossi da numerose questioni politiche, sociali e ideologiche, si trovano a dover ridefinire il loro linguaggio per una “riappropriazione creativa del tessuto urbano”. La loro arte non è più creata soltanto per il museo o per il mercato, ma mira alla sollecitazione estetica e ludica dello spettatore.

General Idea, storia di un virus artistico nel mondo reale

Conoscete il trio creativo General Idea? beh forse se non ne avete mai sentito parlare dovreste documentarvi o quantomeno andare a visitare la retrospettiva Haute Culture: General Idea, A Retrospective, 1969–1994, attualmente ospitata dal  Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris fino al prossimo 30 aprile. Difficile riassumere in poche righe la potenza di General Idea, nata per volere di tre grandi artisti Felix Partz, Jorge Zontal e AA Bronson in quel di Toronto sul finire degli anni ’60.

I tre hanno sovvertito ogni forma di cultura popolare e massmediatica, utilizzando mezzi artistici non convenzionali come cartoline, carte da parati, palloncini, spillette e soprattutto molti posters. Nell’arco della loro storia creativa i General Idea hanno trattato l’immagine come un virus capace di infiltrarsi in ogni aspetto del mondo reale.

Nicolàs Pallavicini – Praxis–Mimesis

La Galleria Tiziana Di Caro di Salerno inaugura oggi la seconda mostra personale di Nicolàs Pallavicini, intitolata Praxis – Mimesis. La mostra include una serie nuova di quadri, di diverse dimensioni, tutti risalenti al periodo tra il 2010 e 2011, in cui il pittore argentino si è dedicato ad una riflessione filosofica che elude l’esperienza teorica pura e assoluta, per riversarsi su quella tecnica e formale.

Il confronto con il tema del paesaggio che aveva caratterizzato la sua produzione, per quanto formalmente eterogenea, dal 2005 al 2009, adesso si cela per fare posto ad una totale de-strutturazione della forma, una frammentazione dell’idea, che si sviluppa in campiture solenni, ma apparentemente disorganiche, al contempo solide ma solo accennate, che riprendono una rottura, che si era già verificata all’interno del progetto Reverse, che lo aveva visto protagonista nella sua prima mostra in galleria nel 2009, ma che qui sembra volersi consolidare.

Crosscurrents, per la prima volta insieme artisti italiani e artisti nigeriani

Crosscurrents è  il titolo scelto per una mostra in Nigeria che coniuga per la prima volta insieme artisti italiani e artisti nigeriani. Il progetto nasce dalla volontà di realizzare un evento che vuole mettere in risalto l’importanza dell’arte contemporanea come recettore di interesse del grande pubblico, come fondamentale strumento di crescita culturale e come importante veicolo di incontro tra le diverse culture.

La mostra, curata da Marta Boeri e Marinù Paduano per la parte italiana e da Oliver Enwonwa e Bethabel Soetan per la parte nigeriana, intende dunque proporre un dialogo tra due diverse “correnti” artistiche contemporanee, tra due diverse culture e, attraverso il linguaggio universale delle arti visive, tra due Paesi. Il progetto ha l’ambizione di mettere in luce – attraverso l’esposizione delle opere dei vari artisti, provenienti da culture e imprinting artistici diversi – come l’identità di un Paese possa esser “trovata” mediante la ricerca dell’identità di ogni artista.

Adalberto Abbate – Tutto da rifare

Un nuovo appuntamento con gli artisti di S.A.C.S., l’archivio creato da Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, per valorizzare gli artisti siciliani. Venerdì 11 marzo alle 18 nella sede catanese della Galleria S.A.C.S., presso la Fondazione Brodbeck, si inaugura infatti “Tutto da rifare”, personale di Adalberto Abbate che raccoglie foto, sculture e installazioni dalla forte connotazione politica.

“Tutto da rifare” (2011) testimonia proprio lo stato cronico di immobilità per il quale ognuno di noi preferisce rifugiarsi nel proprio mondo interiore piuttosto che imbattersi nelle complesse questioni collettive. Fisiologico sviluppo del precedente “Rivolta” (2010), anche questo nuovo progetto si rivolge cinicamente alle coscienze assopite, partendo dalla disamina di un quotidiano sempre più avvilente.

Il MADRE, la Biennale e la sindrome del rifiuto


C’è stato un tempo, politicizzato almeno quanto questo, in cui era d’obbligo la corsa all’istituzione. Tutti gli artisti ambivano ad entrare in Biennale come tutti avrebbero fatto carte false per piazzare un’opera all’interno di un museo qualunque, foss’anco ubicato in una miserrima cittadina di provincia. Oggi le cose non stanno più così e la moda del momento sembra anzi esser quella della retromarcia. Dalle pagine del la Repubblica di Napoli apprendiamo infatti che su 104 opere in esposizione permanente al MADRE, 86 sono state chieste indietro dai loro rispettivi creatori e collezionisti, stiamo parlando di artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini e Jeff Koons.

Tutto questo accade dopo le dimissioni del cda, vicepresidente Achille Bonito Oliva compreso, per ovvie ragioni di coerenza e dignità di ruolo. La decisione è infatti scaturita dopo l’ipotesi di far entrare galleristi privati nella stanza dei bottoni dell’istituzione, scelta  poco etica ed in pieno conflitto di interessi. C’è inoltre da aggiungere che in questi giorni il MADRE morente è aperto per sole quattro ore al giorno e senza alcuna manutenzione. Sul fronte Biennale va invece sottolineato il sonoro dietrofront di moltissimi giovani artisti che in questi giorni vorrebbero essere chiamati all’interno di un minestrone senza precedenti, cucinato da Vittorio Sgarbi assieme ad Arthemisia Group.

Roman Ondak: quando l’attitudine diventa forma

La processualità non è certo una caratteristica nuova all’interno del panorama artistico contemporaneo. Sin dagli anni sessanta certe pratiche si sono dispiegate come mezzo linguistico capace di ridefinire l’esperienza pur partendo da essa e riproducendone le “attitudini”. Autori fondamentali del novecento quali Wittgenstein avevano posto l’accento sull’importanza dell’etica nella definizione linguistica, la possibilità di fare esperienza dell’altrove pur restando ancorati al proprio epicentro e anzi affermandone che questa è l’unica condizione possibile per il dispiegamento del senso.

Nell’ambito di tali scoperte non ci sorprende che un’artista dotato come lo sloveno Roman Ondak focalizzi il suo lavoro proprio su questo aspetto, riproducendo negli spazi espositi situazioni tratte da eventi significativi, non esclusivamente ripercorrendone la succesione storica, ma situandosi piuttosto negli interspazi, analizzando reazioni, movimenti psichici, significanze. Il Museo d’arte moderna di Oxford decide di celebrale il suo lavoro in una personale intitolata Time Capsule, la prima dell’artista sul territorio inglese, che si svolgerà tra il 12 marzo e il 20 maggio.

MATTEO RUBBI – Bounty nello spazio

Dal 23 marzo al 15 maggio 2011, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la prima personale in un’istituzione pubblica italiana di Matteo Rubbi (Bergamo, 1980) giovane artista, tra più interessanti del panorama nazionale, recente vincitore dell’edizione 2011 del Premio Furla.

L’esposizione, dal titolo Bounty nello spazio, curata da Alessandro Rabottini, è parte del programma espositivo Eldorado, che la GAMeC dedica alle personalità emergenti più interessanti sulla scena internazionale, invitati a concepire un progetto inedito per gli spazi del museo. Per l’occasione, Matteo Rubbi svilupperà dei progetti inediti fortemente legati contesto locale, sia dal punto umano e sociale che storico.

Maurizio Mochetti – Divertissement

Venerdì 11 marzo alle 18.30, si inaugura a Roma, in via Reggio Emilia 24, presso la galleria OREDARIA “Divertissement” mostra personale di Maurizio Mochetti. La mostra sarà articolata in una composizione leggera e giocosa che nasce come ‘divertimento’ dell’artista, senza alcun intento retrospettivo. Cinetismo, luce, dinamismo, energie elettromagnetiche e laser saranno il materiale creativo con cui Mochetti affronterà lo spazio pensandolo come ‘luogo’ senza limiti fisici, vibrante e immateriale.

Il linguaggio artistico di Mochetti è il risultato di un processo nel quale l’arte è più fatta dall’idea che dalla prassi e l’opera è l’inevitabile traccia di un’idea. L’uso quasi esasperato della tecnologia non è un’esaltazione della stessa, ma un mezzo nuovo con cui la creatività si può manifestare. Le opere di Mochetti si impossesseranno di tutte le dimensioni, di tutti i sensi in un’atmosfera di velocità/immobilità.