Decimo anno per l’Independent Film Show

Quest’anno, la E-M ARTS celebra i dieci anni dell’Independent Film Show: un’avventura sviluppata a Napoli, unica nel suo genere, raffinata, laboriosissima. E soprattutto attenta nel saldare rigore progettuale e attitudine didattico-spettacolare. Oggi è più che mai necessario in Italia, a Napoli, un evento dedicato al Cinema Indipendente, che non lascia nulla al caso, che chiarisce malintesi e compone una mappa orientativa a riguardo.

I progetti proposti vanno al di là di una semplice lettura legata agli aneddoti sull’opera, alle vicende del suo autore, ai luoghi comuni dell’epoca in cui viene eseguita. Privilegiano, piuttosto, l’esame dell’atteggiamento estetico, che è mobile, ed inoltre quello di ricerca, di esplorazione, di creazione e ri-modellazione. L’Independent Film Show, muovendosi nel segno di questa convinzione – dando voce ai film-maker e ai curatori delle sezioni che ordinano le cinque serate – suggerisce il modo per avvicinarsi alle singole performance.

Il MoCa dedica una grande installazione ai Devo

Conoscete i Devo? molti dei nostri fan li conosceranno sicuramente anche perchè stiamo parlando di una band che ha praticamente cambiato la storia della musica rock. Formatisi nel 1972 ad Akron negli Stati per volontà dei tre cantanti-chitarristi Mark e Robert Mothersbaugh e Gerald Casale, i Devo lanciarono in tutto il mondo la teoria della de-evoluzione, secondo la quale proponevano l’evoluzione a rovescio della specie umana a causa del progresso tecnologico.

La de-evoluzione è quindi la sottrazione delle emozioni ed il trionfo della mediocrità uniformata. Autori di una perfetta fusione tra rock e melodie sintetizzate, precursori di stili e stilemi grazie al look, straniante e post atomico,  i Devo hanno scardinato i limiti della musica contemporanea con ogni mezzo possibile.

Nicoletta Ceccoli – Incubi Celesti

La Dorothy Circus Gallery di Roma, in occasione del suo quarto compleanno il 29 ottobre, riporta sulle scene dell’arte contemporanea italiana Nicoletta Ceccoli, con una mostra personale dal titolo “Incubi Celesti”, un omaggio all’Alice di Lewis Carroll. Al tema dell’infanzia che svanirà senza lasciare traccia, a quel passaggio che porta il bambino nel mondo degli adulti e al sogno, l’artista Nicoletta Ceccoli dedica la sua mostra.

Alice diventa allegoria degli incubi celesti dei bambini, popolati da mostri, avventure straordinarie, la curiosità morbosa per l’eccitante paura e l’angoscia prima del risveglio liberatorio. Una bambina dai grandi occhi grigi, con il volto di porcellana tiene in braccio tante bambole con le sue sembianze, tanti frammenti di una se stessa che non c’è più. I colori diafani si stagliano su uno sfondo nero che racconta sapientemente l’immenso vuoto della solitudine incombente sulle anime, al quale si cerca di rimediare colmandolo con degli oggetti, abitanti di una realtà parallela riflessa. La fanciulla impone un senso di silenzio cinematografico come se volesse condividere un misterioso segreto con chi le sta di fronte. Un coniglietto addolorato, nocchiero dell’Ade dell’infanzia, traghetta l’antica compagna di giochi presso l’altra sponda, solcando le acque tristi in cui galleggiano pezzi di lego e altri giocattoli al fine di raggiungere l’età adulta: atmosfere sospese, rarefatte, da sogno.

Thomas Bayrle – Documentation of Rubbertree 1993

BASE/Progetti per l’arte inaugura il 27 ottobre la mostra di Thomas Bayrle dal titolo Documentation of Rubbertree 1993 pensata appositamente per lo spazio di Firenze per riflettere sull’atto creativo, sulla condivisione di un’idea e sulla sopravvivenza della stessa con il passare del tempo.

La mostra è costituita da due video, uno visibile come videoproiezione e uno su monitor, che documentano e condividono con il pubblico i gesti ed i movimenti agiti intorno ad una pianta di gomma. Con quest’opera l’artista utilizza la sua riflessione sui patterns pittorici di origine geometrica stratificati alle immagini popolari non per dare vita ad una nuova icona da osservare, ma per mettere in scena il processo stesso con cui analizza i modi di relazionarsi a queste nell’era della società di massa.

Biennale di Venezia 2011: Le ILLUMInazioni di Bice Curiger

Mentre tutta Italia si sta ancora chiedendo quali saranno le scelte di Vittorio Sgarbi per il padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011 ( e noi cominciamo a fiutare una sorta di depistaggio nei continui cambi del Vittorione Nazionale) la curatrice Bice Curiger ha rivelato alla stampa il titolo della sua mostra. La scelta è ricaduta su un anonimo quanto scontato “ILLUMInazioni – ILLUMInations”, illuminare e nazioni, capito? un gioco di parole che dovrebbe sottolineare l’importanza degli sviluppi dell’arte internazionale in un mondo globalizzato.

Se siete rimasti stupiti dall’illuminante titolo noi possiamo soltanto aggiungere che una bella mostra sull’arte ai tempi della globalizzazione non era mai stata pensata sino ad ora. La parola globalizzazione è infatti talmente inflazionata tanto da far pensare che tale processo non esista affatto ma sia solamente l’ennesimo prodotto della società dello spettacolo che tenta di rendere oggettivo lo spettacolo stesso. 

Si apre con Carsten Nicolai il progetto espositivo “Da Hendrik”

Il 29 ottobre con una mostra personale dedicata a Carsten Nicolai un nuovo progetto espositivo prende avvio presso il Museo Hendrik Christian Andersen di Roma. Il progetto, intitolato Da Hendrik, è volto a riflettere sul rapporto tra protagonisti dell’arte contemporanea internazionale e l’Italia e offre al pubblico l’opportunità, in alcuni casi la prima volta, di apprezzare la produzione di esponenti particolarmente rappresentativi della creatività odierna ma scarsamente presenti, se non del tutto assenti, nella scena espositiva pubblica italiana.

Ancora oggi molti artisti stranieri, così come al principio del XX secolo Hendrik Christian Andersen (1872-1940), nato in Norvegia, naturalizzato statunitense, romano di adozione, si confrontano con il contesto storico e culturale italiano, rinnovando un’antica tradizione e reinterpretandone canoni e modalità esecutive. Ciascun autore è chiamato a realizzare un intervento originale concepito espressamente per le sale al piano terra del museo, in stretta relazione alle loro caratteristiche storiche e strutturali. Il primo piano dell’edificio ospita, invece, un nucleo di opere storiche e recenti dell’artista, individuate tra quelle in grado di documentare i suddetti legami culturali.

Quando l’arte contemporanea uccide

Visto che la recente installazione di Ai Weiwei in mostra alla Turbine Hall di Londra è stata praticamente chiusa al pubblico per non provocare danni alla salute, qui di seguito troverete alcuni allarmanti casi in cui l’arte contemporanea ha fatto più danni di un attacco terroristico. Dopotutto la polvere di Weiwei è nulla di fronte a questi incredibili accadimenti.

Nel 1971 la Tate Gallery ospitò la mostra Bodyspacemotionthings di Robert Morris. Le installazioni presenti all’evento formavano una sorta di parco giochi, con enormi dischi di legno dentro ai quali rotolare o scivoli ed altre strutture, la mostra fu in seguito chiusa e a causa di infortuni. Bodyspacemotionthings fu ripetuta nel 2009 sempre al Tate. Bollettino medico 23 feriti.

Nel 2007 Doris Salcedo eseguì l’installazione Shibboleth alla Turbine Hall del Tate di Londra. L’opera era in realtà una grande fessura nel pavimento di 167 metri  di lunghezza. In alcuni punti la fessura era talmente grande che un bambino poteva caderci dentro. Bollettino medico: 15 feriti nel primo mese della mostra.

Straziami, ma di baci saziami – Franko B al Pac

In questa società  dove pullman di turisti vanno in pellegrinaggio ad Avetrana non capisco proprio chi punta il dito contro Franko B tacciandolo di sadomasochismo. La violenza è capace di forme così diverse che il vero problema è, come sempre, non avere i termini linguistici adatti a descriverle. E così se la violenza è un fatto lontano, che fondamentalmente non ci riguarda, allora si può sovraesporre, si può parlarne al bar, diventa di interesse pubblico.

Quando invece qualcuno, putacaso un artista, mette in mostra la violenza insita in ognuno di noi, quell’ombra che nessuno può scrollarsi di dosso, allora è meglio censurare, meglio nascondere. Al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano va in mostra qualcosa che non interessa a Vespa, ma dovrebbe interessare ognuno di noi: la violenza vera è quella dell’amore. Quelle forme di sofferenza a cui nessuno ci educa, ma che sono vitali. Oggi nessuno ne parla, la dignità dei sentimenti si è mischiata con le immagini patinate e le vicende umane da reality.

IILA e Fondazione Volume presentano il Señales Rojas 2010

L’IILA, Istituto Italo-Latino Americano e la Fondazione Volume! presentano Señales Rojas 2010, secondo appuntamento del ciclo espositivo ideato e curato da Patricia Rivadeneira, Segretario culturale dell’IILA, e dedicato alla indagine del concetto di emergenza. Dopo l’edizione scorsa nella Galleria IILA, quest’anno la mostra si trasforma in una più grande manifestazione con la collaborazione della Fondazione Volume! e il coinvolgimento di molte gallerie e spazi culturali romani che – l’ 11 novembre – intervengono con mostre, performance nella costruzione di una serata collettiva.

Nucleo centrale della manifestazione è la Galleria IILA che fino all’11 dicembre propone la mostra collettiva “Señales Rojas” a cura di Patricia Rivadeneira con Jota Castro (Perù), Regina Galindo (Guatemala), Alejandro Gómez de Tuddo (Messico), María Rosa Jijón (Ecuador), Emilio Leofreddi (Italia), Jorge Pineda (Repubblica Dominicana), Manuela Viera-Gallo (Cile), Camilo Yáñez (Cile). La mostra, con approccio trasversale al concetto di allarme sociale, si concentra in particolare sulla prospettiva del debole, costretto a divincolarsi tra oppressione, pregiudizio, aggressione fisica e giochi di potere.

Annika Larsson – DRUNK

Mercoledì 27 ottobre 2010 Velan di Torino ha il piacere di inaugurare DRUNK, una personale dell’artista svedese Annika Larsson (Stoccolma, 1972) a cura di Francesca Referza. DRUNK – spiega l’artista che vive e lavora a Berlino da due anni – è un video quasi completamente silenzioso (il livello sonoro è regolato in modo da risultare quasi non udibile). Le azioni dell’ubriaco vengono compiute praticamente nel vuoto e solo l’acustica della stanza e la presenza degli spettatori generano il suono. DRUNK non aveva script, solo un insieme di regole, ed è stato girato nel mio studio con un giovane attore che beveva e gradualmente perdeva il controllo davanti alla macchina da presa.

L’idea di DRUNK (2010) è nata da una ricerca fatta dall’artista su internet, ambiente virtuale in cui sono facilmente rintracciabili immagini reali dello status di ubriaco. Annika Larsson ha selezionato ed archiviato una serie di still da video, pubblicati da diversi utenti su YouTube, che documentano la casistica tragicomica degli effetti che l’alcool ha sulle persone. Quello che viene fuori da questa serie di immagini recuperate dalla rete è un universo allo stesso tempo attraente e respingente. DRUNK, presentato per la prima volta in Italia da Velan a Torino in occasione di ARTISSIMA 17, è una versione sublimata, attraverso l’estetica della Larsson, dell’iperrealtà della rete.

MACROFall 2010

Lunedì 25 ottobre al Macro di Roma si inaugura MACROFall 2010. Dieci Mostre Antony Gormley / Nicola Carrino / 6Artista: Riccardo Benassi – Tomaso De Luca / Jamie Shovlin / L’Attico di Fabio Sargentini 1966-1978 / Laboratorio Schifano / Nunzio / I documentari di Franco Simongini / Nico Vascellari / Carola Bonfili e Luana Perilli

Antony Gormley – Drawing Space, a cura di Luca Massimo Barbero e Anna Moszynska. La prima esposizione in un museo italiano dedicata ai disegni dell’artista inglese Antony Gormley, tra i piu’ stimati scultori del panorama artistico contemporaneo.  Un racconto di immagini che attraverso piu’ di 80 disegni si sofferma sulle fasi cruciali della ricerca dell’artista dal 1981 a oggi. La mostra raccoglie lavori provenienti dalla collezione dell’artista, in molti casi inediti, e alcuni importanti prestiti ricevuti da importanti istituzioni quali il British Museum di Londra. A fare da contrappunto alle opere grafiche saranno 4 sculture, che aiuteranno il visitatore a comporre le linee di una ricerca contraddistinta da una forte coerenza, da una straordinaria intensità e da una costante tensione tra controllo e figurazione libera.

Le realtà differenti di Bertozzi & Casoni e Bernardi Roig

Sabato 23 ottobre la Galleria Cardi di Pietrasanta inaugura la mostra Bertozzi & Casoni – Bernardi Roig dal titolo Different Realities. E’ un confronto tra due modi differenti di interpretare la rappresentazione, Bertozzi & Casoni e Bernardi Roig hanno costruito attraverso le loro opere un sistema antitetico nella riproduzione meticolosa della scena dove la ricerca della verosimiglianza diventa un mezzo per indurre uno spaesamento nell’osservatore.

Accomunati dall’estrema ricerca nella fisicizzazione del soggetto, seppure distanti per formazione e cultura, B&C e Roig costruiscono delle immagini dove l’imperfezione del corpo insieme con le implicazioni del consumo nelle forme piu’ basse (come tutto cio’ che e’ rifiuto e decomposizione) concorrono all’estetica dell’opera, in taluni casi, diventandone il simbolo di un messaggio mai interamente reso esplicito. Il soggetto viene raccontato nella sua interezza. La cura minuziosa dei particolari, anche quelli trascurabili, diventa un sistema per caricare l’immagine di informazioni in modo tale che non esista un’univocità di interpretazione veicolata dall’artista che, anzi, in questo modo, si autoesclude dal processo di interpretazione per concentrarsi solo sul realismo formale della scena. Paradossalmente, la completezza dell’immagine ne rende impossibile una decifrazione completa, lasciando aperte un’infinità di possibilità di letture differenti.

Stefano Arienti e Massimo Bartolini ripensano la collezione di Museion

L’operazione e’ imponente: saranno piu’ di 1300 le opere dalla collezione di Museion –molte mai esposte prima –per la mostra che si inaugura oggi e chiude la stagione espositiva 2010 del museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano. “-2+3 …”: il titolo sembra evocare operazioni algebriche, e’ in realtà una sintesi della complessa azione di spostamento delle opere dai depositi del piano interrato (-2) agli spazi espositivi del terzo piano. Registi dell’operazione gli artisti Stefano Arienti e Massimo Bartolini, che Museion ha invitato a confrontarsi in veste di curatori con la propria collezione e la sua storia.

Parte della collezione di Museion, cosi’ come si trova all’interno dei depositi, trova quindi spazio sui piani espositivi, pur mantenendo la sua attività interna: le opere infatti possono essere normalmente richieste in prestito o ritornare dalle mostre a cui sono state prestate. Il visitatore ha quindi l’occasione di partecipare alla normale attività del museo sulla collezione, cosi come alle modalità di conservazione e di archiviazione.

Liu Bolin, l’artista camaleonte

Mediante la pratica artistica l’uomo tenta di imitare la natura, di riprodurre le cose che vede e che sente, filtrandole attraverso la propria intimità. Questo affermazione risulta ancor più ficcante se si prendono in esame le sbalorditive creazioni di Liu Bolin, giovane artista cinese che oltre ad imitare le cose che lo circondano mira ad assumerne la stessa forma, come una sorta di camaleonte umano. L’artista è nato nel 1973 e lavora a Pechino, nella sua serie di opere denominate Camouflage Bolin dipinge interamente il suo corpo fino a fargli assumere l’estetica di ciò che lo circonda.

Il procedimento che genera questa sorta di body art performance è estremamente laborioso e per portare a termine ogni opera l’artista impiega più di 10 ore. Le opere sono in seguito documentate da una serie di fotografie decisamente affascinanti. Il gesto di Bolin scaturisce dalla voglia di non adattarsi alla società contemporanea, in special modo a quella cinese che molto spesso compie atti di repressione contro gli artisti.